Modena. «Sarò “Tosca” nella terra di Mirella e Luciano Un onore che non dimenticherò mai più»

La soprano Ainhoa Arteta questa sera al “Pavarotti” protagonista del dramma pucciniano diretto da Matteo Beltrami



MODENA. «A volte mi dico: ma ti rendi conto Ainhoa che sei a Modena, la culla dei più grandi cantanti come Freni, Pavarotti e Kabaivanska e respiri l’atmosfera di questa città dove loro hanno passeggiato, vissuto e cantato? Non so cosa mi capiterà ancora nella mia carriera, ma questo è un momento che ricorderò per sempre». È emozionata e felice la soprano Ainhoa Arteta che stasera, alle 20, sarà “Tosca” al Comunale nella nuova coproduzione dell’opera pucciniana di Regio di Parma, Municipale di Piacenza e Comunale di Modena, con allestimento scenico firmato nel 2009 dal regista Joseph Franconi Lee da un’idea di Alberto Fassini, scene e costumi di William Orlandi. La direzione musicale sarà affidata a Matteo Beltrami. Con lei nei ruoli principali di Mario Cavaradossi e del Barone Scarpia rispettivamente Luciano Ganci e Dario Solari e il coro della voci bianche del teatro in collaborazione con l’istituto “La Carovana”.


Chi è Tosca per Ainhoa?

«Tosca è il personaggio che più si avvicina alla vita reale di noi artisti che spesso non riusciamo a distinguere il confine tra finzione scenica e realtà. Tra divismo e vita normale. Tosca recita nella sua vita come se fosse su un palcoscenico e questo succede anche a me. A volte a casa mi capita che mi dicano: “Mamma basta fare Tosca e rispondimi da mamma!”. Ma è anche questo il fascino di Tosca, no?».

Cos’ha Tosca di diverso rispetto alle altre eroine pucciniane?

«Non ho ucciso nessun uomo, ma Tosca è quella che posso capire meglio. Mi rispecchio molto in lei, nella quotidianità mi capitano cose che spesso riporto nell’inscenare i miei personaggi. Credo che Tosca non avrebbe potuto avere un atteggiamento così forte con Scarpia, se non avesse vissuto questo transfert tra vita reale e finzione. Riesce a comportarsi così perché è una grande performer. Non è facile recitare Tosca, anche se possiamo capirla bene, ma se segui Puccini scrupolosamente (siamo super fortunati perché nelle partiture scriveva tutto nei minimi dettagli) non puoi sbagliare. Ovviamente le difficoltà liriche sono molteplici, con cambiamenti istrionici nella vocalità che riesci a fare solamente se hai una maturità tecnica e vocale avanzata».

Ha cantato nei teatri più importanti del mondo, essere qui a Modena che emozioni le dà?

«Devo partire dalla mia infanzia, quando a sei anni mio padre mi regalò un vinile della Carmen interpretata da Maria Callas e io iniziai a cantare con quel disco. Papà ascoltandomi, si stupì. A 12 anni ho iniziato a far parte di un coro, cantavo sempre. Usavo la mia paghetta per comprarmi altri dischi e così scoprii la Tebaldi, Pavarotti, Mirella Freni, la mia icona indiscussa. A 18 anni andai a Mantova per fare un’audizione con il maestro Campogalliani, che tra i suoi allievi aveva appunto la signora Freni e Pavarotti, che mi consigliò di intraprendere la carriera operistica. Ho studiato con lui per 5 anni imparando come interpretare l’opera con lo stile italiano. A piccoli passi, con lentezza, da soprano leggero sono passata a soprano lirico e poi a soprano drammatico e mai avrei immaginato di interpretare Tosca qui a Modena».

Ha conosciuto Mirella Freni e Luciano Pavarotti?

«Con Pavarotti ho cantato ad un gala in cui lui duettava con Daniela Dessì in Rodolfo e Mimì e io interpretavo Musetta. Ho preparato una Tosca anche con Raina che è stata una grandiosa interprete di questo personaggio. Con Mirella Freni ho cantato al Metropolitan a New York, dove sono stata “resident” per 11 anni. L’ultima cosa che abbiamo fatto assieme è stata “Fedora” interpretata da Mirella mentre io ero Olga. Per me lei è stata sempre una donna meravigliosa e conservo ancora un regalo che mi fece in occasione della prima dello spettacolo: un piccolo portafoto da camerino per portare sempre con me i miei cari. La sua dote più grande è stata quella di avere un’umiltà straordinaria nonostante la sua fama e il suo talento. Sono molto, molto emozionata di cantare nella sua città e vorrei davvero darle un grosso abbraccio prima di partire». —