Modena. Cybei, storia di un maestro del marmo e della statua sfrattata dai napoleonici

Esposti due busti e il bozzetto di un gigantesco Francesco III a cavallo posto in piazza S. Agostino e poi rimosso nel 1796



. È un episodio della storia dell’arte modenese pressoché dimenticato, ricordato solo da alcune stampe e documenti. Fino all’arrivo a Modena dei napoleonici, nel 1796, al centro di piazza Sant’Agostino troneggiava una gigantesca statua del duca Francesco III d’Este, alta 9 metri. La volle il Comune per celebrare il regnante e l’incarico venne affidato a un artista oggi conosciuto solo dagli specialisti, Giovanni Antonio Cybei (1706-1784). Su questo scultore carrarese, attivo in città dal 1772 al 1774 per questa celebre commissione, bene ha fatto dunque la Galleria Estense a organizzare la rassegna-dossier “Cybei. Un grande scultore per Modena” curata da Martina Bagnoli (confermata a capo delle Gallerie Estensi per altri quattro anni) e Federico Fischetti.


La qualità delle poche opere esposte risulta elevatissima, a partire dal bozzetto della statua citata conservata al Museo Civico di Modena e soprattutto dai magnifici busti in marmo di Carrara raffiguranti Carlo Sigonio e Ludovico Antonio Muratori, provenienti dalla Galleria Estense ma dati in deposito alla Accademia Militare. Tutti capolavori; del resto la “mano” di questo scultore fu celebrata già in vita, tanto che l’artista ottenne molti crediti professionali tra cui la nomina a primo direttore dell’Accademia Belle arti di Carrara. Giovanni Antonio Cybei, raccontano i documenti, fu a Modena per due anni senz’altro, tra il 1772 e il 1774: le fonti infatti spiegano come il 24 aprile 1774 ci fu una grande festa e una “mascherata” con cui venne inaugurata la scultura del duca Francesco III a cavallo, un “gigante” alto nove metri posizionato sulla piazza, tra quelli che un tempo erano il “Grande ospedale degli infermi” e “l’Albergo dei poveri”. «Questa abitudine di posizionare i regnanti a cavallo - spiegano la direttrice Bagnoli e Fischetti - era tipica delle capitali del tempo: a Parigi c’era infatti una statua equestre del re Luigi XV e a San Pietroburgo quella dedicata allo zar Pietro il Grande». La monumentalità del duca a cavallo è evidente anche nel bozzetto - esposto al fianco dell’unico frammento superstite della statua - dove è evidente l’idealizzazione del “mestiere” del regnante. Qui Francesco III è pressoché immobile mentre il cavallo è un bellissimo “pezzo” barocco imbizzarrito e pare pronto allo scatto. «La commissione della statua distrutta - continuano i curatori - permise a Cybei di elaborare idee maturate anche in gioventù quando, assistente dello scultore Agostino Cornacchini, partecipò alla realizzazione del monumento equestre di Carlo Magno per la Basilica di San Pietro a Roma. Il colosso per Modena, diviso in tre parti, fu spedito per nave e dopo un lungo viaggio intorno alla penisola arrivò a Venezia, finché risalendo il Po e quindi il Panaro raggiunse i canali modenesi fino alla darsena ducale presso l’attuale corso Vittorio Emanuele. Nel frattempo era stata scelta la sua sede definitiva in piazza Sant’Agostino, dove fu messo in opera e rifinito dallo stesso Cybei e dai suoi collaboratori sopra un basamento ornato da epigrafi composte dal bibliotecario Girolamo Tiraboschi, che celebravano le imprese e le riforme del duca Francesco III». La mostra è visibile lungo il percorso della Galleria Estense fino al 15 marzo 2020, dal martedì alla domenica, biglietto a 6 euro. —