Modena, «Un giallo sulle stanze del potere ci ha fatto indovini della politica»

Cazzullo e Roncone presentano “Peccati Immortali” thriller ambientato nel futuro prossimo italiano

MODENA. Leggendo “Peccati Immortali”, il giallo scritto a quattro mani da Aldo Cazzullo e Fabrizio Roncone, due delle più prestigiose firme del Corriere della Sera, che ha già venduto quasi un milione di copie, la prima cosa che viene in mente è che i due autori abbiano doti divinatorie. Ambientato nei corridoi di Montecitorio e nelle navate del Vaticano, il libro, porta il lettore nelle stanze segrete del potere e spiega i meccanismi di certi colpi di scena della politica, che poi tanto sorpendenti non sono. Cazzullo e Roncone lo hanno presentato al Bper Forum Monzani e nel frattempo scherzano sui loro poteri di veggenti: «Ci siamo immaginati uno scenario ipotetico per il 2020, 2022. I fatti estivi hanno accelerato il nostro avvicinarci alla realtà. Avevamo immaginato una serie di avvenimenti basandoci sul nostro intuito e un po’ sulle informazioni di cui eravamo in possesso - racconta Roncone - Abbiamo azzeccato la caduta di Salvini, la fusione al governo del M5s (che nel libro è il Popolo dell’Onestà) e il Pd, l’uscita di Renzi dal Pd e perfino il cambio di capitano della Roma, da Florenzi a Pellegrini. Una sola previsione non si è verificata: l’alleanza tra Matteo Renzi e Matteo Salvini. La cosa che sorprende anche noi è che cenni d’intesa tra i due ora ci sono».

«E speriamo non succeda mai che un ministro degli Interni trami per realizzare un attentato in Vaticano» aggiunge Canzullo. . Il romanzo si apre con il Pd e il Popolo dell'Onestà al governo. Ma il premier è debole, e il nuovo ministro dell'Interno prepara un piano per prendere il potere. Su questo scenario, il cardinale Michelangelo Aldrovandi, l’unico a essersi conquistato la fiducia del Papa, viene trovato morto dopo un’orgia. Lo scandalo è messo a tacere. Ma Remedios, la suora che lo accudiva, trova un telefonino con quattro foto, che compromettono anche il leader del Popolo dell’Onestà. Il telefonino, poco dopo, le viene rubato. Così iniziano a cercarlo in molti: per quelle foto si uccide. Quando tutti i nodi sembrano sciogliersi, ecco che si profila una minaccia che incombe sulla cristianità.



«Ciò che vorremmo che il lettore capisse è che nel libro ci sono tutte cose vere raccontate attraverso l'espediente del verosimile - spiega Roncone - Abbiamo diviso i personaggi in due categorie: veri e verosimili. E l’avvicinarsi della realtà, che noi avevamo immaginato tra tre quattro anni, ha fatto partire il gioco del “Chi è chi?” che tiene agganciato il lettore alla trama. Chi è il ministro protagonista dell’orgia? Chi è il cardinale?».

Modena, Cazzullo e Roncone con il loro "giallo sulle stanze del potere"

I due ammettono di essersi divertiti molto nello scrivere il libro insieme: «Sì c'è stato il divertimento - dice Roncone - ma non abbiamo dimenticato il nostro ruolo di giornalisti, la nostra rotta, le nostre responsabilità etiche e morali rispetto alla narrazione politica che facciamo quotidianamente. Speriamo che il lettore, quando arriva all’ultima pagina, prima di tutto si sia divertito perché è un giallo ben strutturato, dove si ama, si uccide, ci si uccide, c’è la lotta per il potere … ma che gli rimangano degli strumenti in più per capire la politica italiana. Cioè: in molti brani del libro, spieghiamo quali siano i passaggi che regolano la vita quotidiana della politica, che a volte ha risvolti e colpi di scena apparentemente inspiegabili e che, invece, sono spiegabilissimi se letti con le lenti che noi consegniamo al lettore. Lenti che poi dovrà indossare ogni volta che legge un giornale o che guarda un talkshow».


Anche perché il ritratto che viene tracciato del nostro Paese e di Roma in particolare non è affatto positivo. «Ciò che raccontiamo è tutto vero - continua Roncone - Ne esce male Roma e ne esce male il Paese intero, perché non succede nulla in Italia che non passi da Roma. Certamente la lettura del libro, da questo punto di vista, è scoraggiante, ma pensiamo che proprio dall’indignazione possa accendersi la miccia della rinascita. Credo che il lettore, chiuso il libro, dica: “Va be’ ma se davvero è tutto vero, ed è vero, non possiamo andare avanti così”. L’indignazione è l’unica speranza che abbiamo per uscire da questa situazione».

«Abbiamo una visione molto critica dell’Italia di oggi, con una classe politica di livello molto basso - aggiunge Cazzullo - senza avere rimpianti per la Prima Repubblica, che nel libro è incarnata dal senatore Giulio Nardi, ex andreottiano, ex berlusconiano, omosessuale, grande cultore dell’arte, grande custode dei segreti del potere: Ma almeno quel tipo di politici sapeva come agire, avevano il “know how”. La politica è sempre servita per fare i soldi, e fare i soldi serve per fare politica. Per avere il potere sui corpi e sulle anime. La politica in Italia è come una partita a scacchi durante la quale devi essere disposto a sacrificare molti dei tuoi pedoni per arrivare ad avere lo scacco al re. Il leader da noi non è sostenuto o accantonato. Viene brandito o abbattuto: pensiamo a Mussolini, Mattei, Moro, Craxi, Andreotti, tutti hanno fatto una brutta fine, tranne Berlusconi perché, come dice Nardi nel libro, non si è messo contro gli americani, come invece hanno fatto, chi per un motivo, chi per l’altro, tutti gli altri. Il potere è in primo piano. Il potere che qualche volta si avvale di criminali. Perché non è che la criminalità comanda e la politica segue, la politica comanda e la criminalità si presta».

Ma uno scenario così dà poche speranze di salvezza. «Invece no - continua Cazzullo - perché resiste sempre il senso dell’umorismo tipico dei romani. Per esempio il cardinale Achille Tarchiani, che sembra cattivissimo, quasi satanista, poi in realtà è molto saggio e dice: “il segreto della longevità della chiesa cattolica è che noi abbiamo capito che l’uomo non è un angelo, ma è fatto di carne e sangue. Non desidera, brama, non mangia, si abbuffa, non beve, tracanna, non ama, scopa e alla fine Dio perdona e dà una possibilità di redenzione”. Però, come ammonisce il vangelo di San Marco: ci sono dei peccati che non possono essere perdonati, i peccati immortali, giusto appunto. Anche se, citando Renato Zero, tutto si stempera: “il sole muore già e di noi questa notte avrà pietà”». —