Modena. Con le Nozze prova d'esordio alla regia superata per Lino Guanciale

Non è un testo facile da portare sulla scena, prova ne sia che è stato pochissime volte allestito, ed è stato un vero atto di coraggio per Lino Guanciale sceglierlo per il proprio esordio registico. Guanciale ha superato la prova da navigato interprete del ruolo, riuscendo a dettare tempi complicatissimi e a guidare un’interpretazione sostanzialmente antinaturalistica con convincente efficacia. 

MODENA  “Nozze” è il lavoro teatrale scritto da un Elias Canetti ventisettenne nello stesso periodo in cui stava concependo “Autodafé”. Non è un testo facile da portare sulla scena, prova ne sia che è stato pochissime volte allestito, ed è stato un vero atto di coraggio per Lino Guanciale sceglierlo per il proprio esordio registico. In scena fino a domenica 15 al Teatro delle Passioni, ove ha esordito lo scorso 7 dicembre, completa un dittico dedicato da Ert allo scrittore Premio Nobel 1981, dopo “La commedia della vanità”proposta da Claudio Longhi a fine novembre.

Entrambi i lavori sono opere corali, entrambi si propongono come una lucida, allucinante parodia della situazione sociale su cui è lievitato il fenomeno nazista: “La commedia della vanità” è una sorta di apologo sulle dinamiche psicosociali sottese all’avvento del totalitarismo, “”Nozze” invece è una più diretta illustrazione dei vizi e dell’ipocrisia che sono la vera linfa di un mondo borghese piccolo piccolo, incapace di liberarsi di alcune infime ossessioni che condizionano la sua esistenza.

Gli interpreti di questo spettacolo sono giovani diplomati della Scuola di teatro di Ert “Iolanda Gazzerro”, e questo poteva essere uno scoglio ulteriore da superare per un esordio registico, ma Guanciale ha superato la prova da navigato interprete del ruolo, riuscendo a dettare tempi complicatissimi e a guidare un’interpretazione sostanzialmente antinaturalistica con convincente efficacia.

Lo spettacolo è come diviso in tre parti, ancorché privo di separazioni formali. Nella prima veniamo introdotti alla vita di un comunissimo condominio, ove sta per festeggiarsi un matrimonio, entrandovi attraverso l’abitazione - invero modesta – dell’anziana padrona del palazzo.

Qui cominciano a prendere forma le fisionomie dei diversi protagonisti, che si definiranno più compiutamente durante il festino che si svolge al piano di sopra e che prende la maggior parte dello spettacolo, che si chiuderà in una sorta di scena apocalittica che funge da metafora di un destino divenuto ineluttabile. Alla fin fine non è che succeda granché, più che altro si assiste all’ostentazione dei difetti caratteriali di un’umanità schiava del desiderio di possesso e di affermazione, che ha sostituito l’amore col sesso ed in verità è soprattutto priva di fondamenti etici e di slanci intellettuali.

Canetti è convinto che si tratti dell’ambiente perfetto per far crescere il consenso verso lo squadrismo hitleriano, riproponendo a suo modo le narrazioni satiriche dei racconti grafici degli interpreti della “Nuova oggettività”, come Otto Dix, Kathe Kollwitz, George Grosz. Uomini e donne che si accoppiano furiosamente ancorché clandestinamente un po’ per vincere la noia un po’ per vincere il terrore di una vacuità esistenziale entrano ed escono dalla scena come in un grottesco vaudeville, e qui la regia di Guanciale produce il meglio di sé in una prova tutt’altro che semplice da direttore d’orchestra, benché nel finale si faccia un po’ prendere la mano e stiracchi a dismisura la conclusione apocalittica, ove la casa finirà per crollare su sé stessa, come in certi film Nouvelle Vague.

Il testo, detto francamente, non pare un capolavoro, per quanto ricco di interessanti riferimenti, pregnanti considerazioni, ritratti folgoranti di un’epoca angosciante e con una ragguardevole vena profetica, tuttavia lo spettacolo nel suo insieme può dirsi riuscito giacché alla fine lascia addosso un umore tra il divertito e il disagiato che ti costringe a tornarci sopra per riflettere sui contenuti e sull’origine di tali sensazioni. Che sarebbe poi una delle funzioni essenziali del teatro.