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Modena 1970/2. Dario Fo annulla “Mistero buffo”: c’è la polizia in sala 

Lo spettacolo sostituito da un dibattito sulla libertà di cultura Rapine in banca e un colpo milionario alla gioielleria “Blondi”

Ancora una rapina in banca! Questa volta a Fiorano, al Banco San Geminiano e San Prospero. Due banditi mascherati e armati scendono da un’auto, entrano, e senza sparare nemmeno un colpo rapinano quattro milioni (non una gran cifra!). È successo il 12 febbraio. E il 20 a Casinalbo nuova rapina, questa volta alla Banca Popolare (tre milioni).

I rapinatori avevano il viso coperto da una calza di nylon. Escono i dati sugli incidenti in città. Nel centro urbano i morti sono stati 24, una cifra enorme, oltre a numerosissimi feriti. E pensare che non si dovrebbero superare i 50 chilometri all’ora! La più pericolosa è la Via Emilia che attraversa la città. Non ha arrecato sollievo neppure l’apertura dell’Autostrada, perché l’incremento del traffico ne ha annullato i benefici.

Il mondo sta cambiando. A Carpi la Polizia scopre un traffico di pellicole “porno”, e non è la prima volta. E a Milano viene arrestato e rinchiuso a San Vittore il batterista della “Equipe 84” Alfio Cantarella, trovato in possesso di 600 grammi di hascisc. E gli studenti tornano in piazza a protestare: vogliono il “6” in tutte le materie, come scrive la “Gazzetta”. A Carpi Dario Fo deve recitare “Mistero buffo”.

E chiede che in sala non siano presenti agenti di Pubblica Sicurezza in divisa. Giungono sul luogo il Vice questore di Modena e un dirigente di P. S. Niente da fare. Dario Fo annulla la recita, sostituita da un dibattito sulla libertà di cultura. A Gargallo di Carpi un uomo uccide in pieno giorno la moglie con un coltello e poi si suicida.
Vivevano separati da più di un anno e la moglie, magliaia, manteneva i tre figli nati dal matrimonio.

In pieno giorno, nell’ora di chiusura, la “banda del buco” svaligia la gioielleria “Blondi” in Via Emilia, di fronte al Portico del Collegio. Sono entrati con una chiave falsa in un ufficio in Via Campanella, collocato sopra la gioielleria. Hanno praticato un foro nel pavimento, e uno “smilzo” si è calato facendo man bassa di orologi di marca e di gioielli. Nove milioni di danni. Per fortuna il negozio era assicurato (due settimane prima, con la stessa tecnica, avevano svaligiato una tabaccheria proprio sotto il Portico del Collegio).

Il Comune organizza un “referendum” tra gli esercenti di negozi che vendono prodotti non alimentari: “È opportuno chiudere i negozi il giovedì pomeriggio?”. I commercianti sono tra il “nì” e il “no”. Il problema è: “E i grandi magazzini cosa faranno?”.



E il Sindaco presenta il bilancio di previsione del Comune. Il disavanzo previsto sarà di 2 miliardi e mezzo. Ma gli investimenti più significativi riguarderanno le scuole materne, elementari e medie (una nuova sede per il Liceo “Muratori”), la chiusura dei canali e la costruzione di un inceneritore per i rifiuti.

Ancora un grave incidente sul lavoro. A Ponte Fossa di Fiorano crolla un capannone di una ceramica in costruzione. Travolge cinque operai. Due muoiono sul colpo, uno muore in ambulanza, il quarto è gravissimo. Uno solo si salva.

E in Viale dell’Indipendenza, a Modena Est, alle 7 del mattino si incendia la tintoria “Fratelli De Marchi”, che si occupa della colorazione di filati sintetici, un tempo in Via Pelusia, all’incrocio con Via San Giovanni Bosco. Debbono intervenire per domare l’immenso rogo anche i Vigili del Fuoco di Reggio e Bologna.

Due ragazzi, uno di 17 anni e uno di 18, iscritti alla “Giovane Italia”, un'associazione studentesca legata al Movimento Sociale Italiano, costituita nel 1954 e confluita nel 1971 nel “Fronte della Gioventù”, imbrattano la lapide partigiana collocata davanti al Palazzo dello Sport, accompagnati lì in macchina da un adulto. Sono figli di stimati professionisti. Qualcuno li scorge e la Polizia li arresta.

E in alcune scuole di Modena arrivano i pidocchi. Non è la prima volta (e non sarà neppure l’ultima!). Un genitore non porta più il figlio a scuola, sostenendo che i pidocchi sono frutto dell’arrivo di immigrati dal Meridione.

Ma nelle scuole accadono cose molto più tragiche. Il 4 maggio alla Kent State University in Ohio gli studenti manifestano contro la decisione di Richard Nixon di invadere militarmente la Cambogia, in quanto alleata dei comunisti del Vietnam del Nord. Dopo giorni di tafferugli il governatore dell’Ohio, William Rhodes, vieta il raduno, ma non dichiara lo stato d’emergenza, che lo renderebbe, di fatto, illegale, e infatti la manifestazione si tiene ugualmente alle 12 del 4 maggio. La protesta viene repressa con violenza e 4 ragazzi di vent’anni cadono sotto i colpi di fucile della Guardia Nazionale in assetto antisommossa. Altri 9 vengono feriti.

Ma passiamo a un pezzo importante della nostra storia sportiva, il calcio.

Il Cagliari vince l’unico scudetto della sua storia. Nel mitico stadio dell’Amsicora, guidata da Manlio Scopigno detto il filosofo, la squadra fece un’impresa incredibile e irripetibile. Una vittoria che assunse anche altri significati oltre a quello prettamente sportivo. Scopigno costruì una squadra con Albertosi, Cera, Domenghini, Nenè, Greatti, Gori e il grandissimo Riva.

Nel giugno del 1970 si giocò il Campionato del mondo di calcio in Messico. L’Italia, campione d’Europa in carica, vinse senza entusiasmare il suo girone sconfiggendo la Svezia, con un gol di Domenghini, e pareggiando a reti inviolate contro Uruguay e Israele. Nella fase successiva, ad eliminazione diretta, Riva segnò due gol e il risultato finale fu di 4-1 contro i padroni di casa del Messico. La Germania Ovest vinse il proprio girone, anche grazie ai gol di Gerd Müller, e ai quarti di finale trovò l’Inghilterra. I tedeschi s’imposero dopo i tempi supplementari per 3-2, e si presero la rivincita contro gli inglesi che quattro anni prima avevano vinto la finale del Mondiale proprio contro i tedeschi.

Il 17 giugno davanti a 102 mila spettatori Italia e Germania s’incrociarono in semifinale. Gli azzurri andarono subito in gol con Boninsegna, e impostarono la partita difendendosi e ripartendo in contropiede. Nel secondo tempo ci fu la solita stucchevole staffetta Mazzola-Rivera. La Germania, sebbene pressasse continuamente, non impensierì molto la nostra difesa, ma il finale divenne tambureggiante, e in pieno recupero Schnellinger (che giocava nel Milan) raccolse un cross di Grabowski e in spaccata mise la palla in rete battendo Albertosi. Si dovette fare ricorso ai supplementari. Qui praticamente iniziò un’altra partita, quella che mise a dura prova le coronarie di parecchi tifosi, italiani e tedeschi. Valcareggi tolse Rosato, in non perfette condizioni fisiche, e lo sostituì con Poletti. Beckenbauer strinse i denti e giocò con una vistosa fasciatura per contenere una lussazione alla spalla. La Germania andò subito in gol al 5° ad opera del solito Müller che approfittò di un malinteso fra Albertosi e Poletti. L’Italia, visibilmente sotto shock, sembrò non avere la forza per reagire, ma una punizione dalla tre quarti di Rivera, apparentemente innocua, si trasformò, per un errore della difesa tedesca, in un assist per Burgnich che fece gol. Mancava un minuto alla fine del primo tempo supplementare; Domenghini ricevette la palla da Rivera e involandosi sulla fascia sinistra servì Riva, che addomesticò la sfera con il suo magico sinistro, si allargò e fece partire una rasoiata a filo d’erba, non potente ma chirurgicamente precisa, che superò Maier alla sinistra depositandosi in fondo alla rete. Nel secondo tempo supplementare, il caldo torrido e la stanchezza incominciarono a farsi sentire nelle gambe dei giocatori. I tedeschi riuscirono a trovare il pareggio, ancora al fatale 5° minuto, con il solito Müller che di testa trovò uno spiraglio tra il palo e Rivera che si trovava sulla linea di porta. Si ripartì dal 3 a 3, ma neanche il tempo di rimettere la palla da centrocampo che Facchetti fece un lancio a Boninsegna sulla sinistra, che resistette alla carica di Schulz e appena entrato in area mise la palla al centro dove Rivera si fece trovare pronto e con un piatto destro prese in controtempo Sepp Maier e depositò la palla in rete per il definitivo 4 a 3. Quattro giorni dopo si giocò la finale contro il fortissimo Brasile di Pelè. Dopo un primo tempo equilibrato finito 1 a 1 con i gol di “O Rei” e Boninsegna, nel secondo tempo il Brasile dimostrò di essere più forte e il 4 a 1 finale lo sta a testimoniare.

Rolando Bussi