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Modena. La specchiera e il quadro: due perle donate dal Rotary ai Musei Civici

MODENA. Sembra di parlare di oggi, invece son passati quasi due secoli.

Nell’Ottocento anche a Modena si tentava di aiutare i giovani artisti a farsi strada in un settore - e accade tutt’oggi - complicato come quello culturale: lo si faceva attraverso la “Società di incoraggiamento per gli artisti degli Stati estensi”, un ente con duecento soci governati dal presidente, il ministro di pubblica istruzione del ducato di Modena.

Modena, il rotary di Modena dona due opere ai Musei Civici



Di questo ente, fondato nel 1845, si è discusso ai Musei Civici in occasione della donazione, da parte da Rotary Club Modena - Distretto 2072, di una ampia specchiera di metà ’800 e un dipinto legato all’antico teatro della città oggi scomparso.

«Il piccolo dipinto - spiega Lorenzo Lorenzini, conservatore del Museo Civico d’arte - è in stretta relazione con il sipario del teatro Vecchio della città. Una parte del tessuto, una volta distrutto quel teatro, è stata conservata ed è oggi al Comunale Pavarotti. Il quadro donato è un bozzetto ed è importante perché richiama quel sipario realizzato da Geminiano Vincenzi nel 1817. Il nostro olio su tela, che per alcuni mesi esponiamo in sala Campori con la specchiera che entra nel patrimonio pubblico, raffigura Orfeo ed Euridice, non a caso il medesimo soggetto del sipario. Occorrerà però fare delle ricerche per poter dire si tratti dello stesso autore, certo le opere sono in relazione».

Ma il pezzo più evidente donato dal Rotary è una grande specchiera, con aquila estense a dominare la parte alta che lo stesso Lorenzini ha individuato mesi fa in una abitazione privata di Modena.

Lo storico dell’arte, insieme all’antiquario Pietro Cantore e alla esperta Lidia Righi Guerzoni, l’ha attribuito al modenese Giovan Battista Bellucci.

«Ho dovuto compiere molte ricerche - spiega Lidia Righi - soprattutto tra le carte della allora Società di incoraggiamento di Modena nata nel 1845 per volere dell’allora principe ereditario Francesco V d’Austria Este, l’ultimo a regnare prima che Modena entrasse nel Regno d’Italia. La specchiera da camino è intarsiata in legno di cirmolo scolpito e patinato ed è di mano del Bellucci che lavorò molti anni a contatto con la Società di incoraggiamento. Essa era composta da 200 soci che si incaricavano di commissionare lavori ai giovani artisti e il caso è anche quello della cornice odierna realizzata su disegno di Ferdinando Manzini. Bellucci morì giovanissimo, nel 1855 ad appena 38 anni probabilmente a causa del colera».

La direttrice dei Civici, Francesca Piccinini, ricorda che «questa cornice è rimasta dalla commissione al 2019 nella stessa famiglia Stuffler e ora la esporremo nella sala Campori per alcuni mesi in modo che il pubblica la possa ammirare. Una lunga ricerca storica sarà a breve pubblicata sulla rivista scientifica dei musei di Modena e Reggio».

Il presidente del Rotary modenese Andrea Pini Bentivoglio e Paolo Vasco Ferrari donando gli oggetti ai Musei, hanno anche ricordato un loro compagno di viaggio, Carlo Sernicoli, scomparso alcuni anni fa: «Andavamo - spiegano - insieme a raccogliere oggetti d’arte e Sernicoli era davvero un appassionato. Al momento della morte chiese che le sue preziose collezioni di argenti, dipinti antichi e moderni entrassero al Museo Civico che poi ha istituito la sala a lui intitolata. Noi continuiamo l’opera di donazione di opere importanti per il patrimonio cittadino». —