Modena. La storia di Faust e della sua sete di sapere e potere non “invecchia”

Sandro Lombardi: «Il personaggio di Goëthe è non solo ancora attuale, ma affascinante»

Maria Vittoria Melchioni
MODENA. Da stasera a domenica arriva al Teatro Storchi “Scene da Faust”, con la regia e drammaturgia di Federico Tiezzi che affronta, attraverso l’opera di Johann Wolfgang Goëthe, il grande mito di Faust.
Il racconto di un sapiente studioso di teologia, filosofia e scienze naturali che, per ottenere conoscenze ancora più vaste, potere e giovinezza, vende la propria anima a Mefistofele mediante un contratto firmato con il sangue. Nei panni di questo demonio troviamo Sandro Lombardi.

Lo spettacolo che vedremo è la classica vicenda di Faust?
«Sì, nella modernità della sua classicità portiamo in scena la storia di Faust come la concepì Goëthe. Non siamo in costume, pero».
Nonostante siano passati quasi 200 anni dalla sua edizione, cosa rende il Faust così attuale?
«I tormenti. Il tormento culturale, intellettuale, sentimentale dell’uomo e il desiderio di sapere, il desiderio dell’uomo occidentale moderno di sfondare quella parete invisibile ma infrangibile che separa l’io, la coscienza e il mistero dell’indicibile. Il male».
Il male è qualcosa che è dentro di noi o è qualcosa che ci tenta dall’esterno?
«Il mistero dell’erotismo. Il rapporto con il mondo. La necessità di avere qualcuno che ascolti ciò che diciamo: Faust è un dottore, insegna, ha degli studenti, degli allievi che però imbroglia dato che tutto il sapere che lui ha accumulato non gli basta. Come vediamo non sono affatto pochi i punti che fanno sì che questo testo non sia solo ancora attuale, ma direi proprio, ancora affascinante».
A proposito di fascino, cos’è il fascino del male in questa pièce?
«Più che di fascino, parlerei di quanto la figura di Mefistofele sia l’alter ego di Faust, l’altra parte dello specchio, il suo inconscio inteso in termini freudiani. Goethe ha impiegato più di sessant’anni per scrivere questo testo, dai primi appunti alla pubblicazione, noi facciamo riferimento alla prima parte del testo (abbiamo selezionato 14 scene e un prologo) e in questa parte troviamo una scena in prosa in cui Faust, ormai resosi conto del baratro di perdizione in cui l’ha trascinato Mefistofele e della rovina in cui ha trascinato Margherita, aggredisce il demonio insultandolo e Mefistofele gli risponde: “Siamo stati noi a cercarti?”. Implicitamente Faust è stato attratto dal voler sapere, conoscere tutto e non essendo umanamente possibile, ecco il ricorso alle forze oscure».
Nel 2020 fa ancora paura scendere a patti con il diavolo?
«A me spaventano molto sia questa dimestichezza di parlare di Satana nella società moderna, che il non avere scrupoli pur di arrivare. Faust ha una sua catarsi, oggi pare molto difficile averne una».
Sabato, sempre al Teatro Storchi alle 17, la compagnia si mette a disposizione del pubblico per un approfondimento sullo spettacolo. Un'occasione per dialogare con gli artisti, in un'atmosfera informale e di prossimità. Per condividere punti di vista, raccogliere spunti e impressioni, mettere in comune le domande che sorgono prima e al termine dello spettacolo, con la complicità di un ospite. Conduce Marzio Badalì. —