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Modena, il rompiballe e il killer: una miscela esplosiva di equivoci esilaranti

Nicola Pistoia e Paolo Triestino da domani sera a giovedì in scena con una commedia del francese Francis Veber

MODENA. Non avrà raggiunto la fama del suo testo più celebre, l'irresistibile “La cena dei cretini”, ma anche “Il rompiballe” è un eccellente frutto del talento comico dell'autore francese Francis Veber e sarà in scena da domani a giovedì, alle 21, al Teatro Michelangelo. Sessanta nostri lettori (venti per ogni sera) avranno l'opportunità di assistere allo spettacolo con un biglietto ridotto a 12 euro. Tutte le info sono online sulla sezione Eventi del nostro giornale. I protagonisti (e registi) sono Nicola Pistoia e Paolo Triestino, affiancati da Antonio Conte, Loredana Piedimonte, Matteo Montaperto e Alessio Sardelli. Il protagonista ha le stesse caratteristiche di quello della sua commedia più nota, nonché lo stesso nome, François Pignon. Stavolta nei panni di un agente immobiliare di scarso successo professionale, ma ancor meno nelle relazioni, per via della sua tendenza ingenua, ma insopportabile, ad attaccarsi ai suoi interlocutori.

Lasciato dalla moglie per un altro uomo, un blasonato psichiatra, Pignon si reca in un albergo con l'intenzione di suicidarsi, gettandosi dal balcone. Il caso vuole, però, che proprio nella stanza a fianco alla sua soggiorni un killer della mafia russa, che ha ricevuto l'incarico di uccidere un pentito sparandogli proprio dalla finestra dell'albergo. Come è facile intuire, l'ultima cosa che il sicario desidera è attirare l'attenzione della polizia e questo lo porta a salvare involontariamente la vita di Pignon. Si rivelerà l'errore più grave che potesse commettere. Comincerà un turbine di malintesi e di colpi di scena sempre più improbabili ed esilaranti, fino al finale a sorpresa.


«Dopo “La cena dei cretini”, eccoci ancora alle prese con un testo creato dalla fantasia di François Veber: “Il Rompiballe” – spiegano Nicola Pistoia e Paolo Triestino - François Pignon, la “maschera” ideata dal genio francese, parla al cuore di ciascuno di noi. Quel cuore che una volta pulsava per le piccole cose, per i nostri sogni più ingenui, per le grandi aspettative e che oggi invece batte sempre più flebile, perché sommerso da mille rumori: la fretta, l’arroganza, la volgarità, l’egoismo, la rabbia e la crisi profonda di tutto ciò che si può definire “bellezza”».

Il tema in fondo è lo stesso: l’arroganza contro il candore.

«Il tutto, ovviamente, tra una risata e l’altra. Veber ha il dono dell’apparente leggerezza che, con mano sapiente, tratteggia l’umanità variegata che ci circonda e la rende affettuosamente risibile».

Insomma, una commedia divertente e mai banale.

«In realtà è così nel senso che vi sono solo un paio di parolacce ma necessarie. Nella trama succede sempre qualcosa e poi c'è un finale assolutamente clamoroso. Vi sono due o tre colpi di scena che spiazzeranno il pubblico».

Avete un bel feeling con la nostra città...

«Godiamo dell'affetto del direttore del Michelangelo Berto Gavioli, e quando veniamo notiamo che il pubblico di vuole bene. Modena è l'unica piazza, oltre a Roma, dove sentiamo affetto vero e sincero». —