Pavullo, La donna leopardo al Mac Mazzieri. Dieci biglietti per voi

PAVULLO Dalla scena del salotto romano alle rive estreme dell’Africa, dove il gioco di specchi dell’amore coniugale si fa definitivo e accecante come la luce dei tropici. Con La donna leopardo dall’omonimo romanzo postumo di Alberto Moravia adattato drammaturgicamente da Michela Cescon e Lorenzo Pavolini con la regia di Michela Cescon prosegue martedì prossimo 25 febbraio 2020 alle ore 21.00 la Stagione Teatrale 2019/2020 del Cinema Teatro Walter Mac Mazzieri di Pavullo nel Frignano, curata per il quinto anno consecutivo da ATER FONDAZIONE, Circuito Regionale Multidisciplinare.

Lo spettacolo è interpretato da Valentina Banci, Olivia Magnani, Daniele Natali e Paolo Sassanelli; impianto scenico, video e luci sono di Diego Labonia, Simone Palma e Claudio Petrucci; la stylist è Grazia Materia, le musiche sono di Andrea Farri, la cura del movimento è di Chiara Frigo, assistente alla regia è Elvira Berarducci.

Sono 10  I BIGLIETTI omaggio a vostra disposizione. Prenotarli è molto semplice. Basta  essere iscritti alla nostra comunità Noi Gazzetta e prenotare il vostro biglietto nella sezione eventi, dove sono riportati tutti gli appuntamenti a voi riservati. Riceverete via mail un tagliando da stampare e consegnare alla cassa del teatro, dove vi verrà assegnato il posto in sala

LA TRAMA

Quattro personaggi: un giornalista-Lorenzo – Colli, il suo editore e le rispettive mogli Nora, creatura inquieta e affascinante e Ada innamorata e tradita, che si trovano ad affrontare un viaggio in Africa, nel Gabon.

Dalle atmosfere borghesi di una Roma conosciuta e notturna - dove le relazioni sono più nascoste e trattenute - all’Africa, che come dice Moravia è «il più nobile monumento che la natura abbia mai eretto a sé stessa», dove tutto diventa vero, senza struttura, esplode: l’uomo tende a dominare, la donna a sottrarsi, il possesso definitivo è impossibile e l’amore, come la vita, è uno stato d’allarme continuo.

I quattro attori/personaggi si muovono in uno spazio grande e libero, senza confini e strutture teatrali che lo delimitano. Non ci sono mura, non ci sono soffitti. Non ci sono oggetti, non si sfiora mai il teatro borghese: gli unici strumenti di rappresentazione sono il corpo e la voce degli attori, impegnati in una performance fisica, che hanno a che fare con strutture modulari, con un grande cubo mobile, fondali illuminati, luci, ombre, fotografie, video e una forte drammaturgia sonora.

Uno spazio difficile, scomodo, a tratti claustrofobico come i serrati dialoghi di Moravia come le relazioni in cui i personaggi sono inesorabilmente avvitati.