E ora l’imperatore Vespasiano ritorna in vita con un’app modenese

Pikkart ha lavorato al Museo virtuale di Ercolano “resuscitando” un narratore d’eccezione

Stefano Luppi

Se il duca del ’600 Francesco I d’Este, come per magia, uscisse dal marmo in cui l’ha eternato il Bernini e prendesse vita? Se iniziasse a raccontare la Modena del suo tempo o la vita a Palazzo Ducale aprendo la porta della collezione estense?


Il “miracolo” è possibile già oggi con la realtà aumentata, la tecnologia che presto potrebbe arrivare sugli smartphone di tutti, arricchendo non solo la nostra vita ma anche le visite a musei, acetaie, caseifici, miti dell’auto della Motor Valley, rivoluzionando il settore del marketing turistico e museale. A dimostrarlo è Pikkart, azienda modenese, da tempo in prima linea.

Di recente un’applicazione ideata dai suoi tecnici è stata utilizzata agli Scavi di Ercolano per creare un “Mav”, Museo archeologico virtuale, nella cittadina che al pari di Pompei venne rasa al suolo dalla eruzione del Vesuvio del 79 d.C. «In questo caso - spiega Vincenzo Madonna, uno dei responsabili commerciali di Pikkart - diamo modo ai visitatori del sito di conoscere la storia del luogo attraverso un narratore d’eccezione: mostriamo l’imperatore Vespasiano che prende vita e racconta com’era la vita di Ercolano e nelle sue domus. Entriamo perfino in una biblioteca dell’epoca dove due affreschi si animano e danno informazioni a chi guarda».

È la potenza della realtà aumentata. «A chi ce lo chiede, dai musei alle realtà imprenditoriali dotate di archivio aziendale, applichiamo il nostro software di realtà aumentata, collaborando con altre imprese che predispongono i contenuti culturali. Sostanzialmente - aggiunge Madonna - noi siamo un gestore di contenuti e il nostro strumento è un contenitore dove si possono caricare infinite informazioni, oltre a prevedere la creazione di vere e proprie scene».

Il potenziale diventa infinito, fatta salva ovviamente l’importanza dell’oggetto reale, quadro, scultura, monumento che sia. E anche gli accademici iniziano a rendersi conto di quante potenzialità ci siano nella realtà aumentata, tanto che una docente modenese di storia dell’arte si starebbe accordando per ricreare la Galleria Estense che tutta Europa veniva ad ammirare. Le opere oggi conservate alle Gallerie Estensi, infatti, sono solo una parte delle meraviglie che gli Este dispersero con la Vendita di Dresda del 1746. «Teoricamente - continua Madonna - possiamo ricreare e arricchire ogni museo. Per fortuna molte realtà già da tempo hanno attivato contenuti che noi di Pikkart acquisiamo con la nostra applicazione. Per semplificare al massimo realizziamo una sorta di “mattoncino” di informazioni e, come noi, operano in questa maniera una dozzina di imprese nel mondo. Tra loro veri e propri colossi come Google ed Apple».

Il dirigente ricorda che la nostra città due anni fa fu testimone di un importante esempio in ambito culturale. «In quella occasione - continua Madonna - presentammo la possibilità di visitare in realtà aumentata alcune parti del Duomo, che è sito Unesco, nonché i vicini musei, piazza Sant’Agostino, il teatro Storchi, l’Istituto San Filippo Neri, la biblioteca Delfini, la Pedra Ringadora e l’ufficio informazioni di piazza Grande. Nel caso della cattedrale fornivamo un piccolo gadget spiegando come puntare il cellulare utilizzando i totem che avevamo posizionato. Abbiamo anche lavorato con il Museo di Storia naturale di Genova che ha creato un “Museo Segreto” ricco di contenuti. In una casa-museo spagnola invece abbiamo dato la possibilità al pittore di animarsi e di raccontare la sua produzione. In ambito culturale oggi sono molto diffuse le audioguide che arricchiscono le visite, ma la realtà aumentata permette l’uso del multimediale attraverso il proprio telefonino e una applicazione che l’attivi».

Ovviamente tutto ciò ha un costo: «Stiamo lavorando per abbatterlo. Ma comunque quel costo non è altissimo, se si parte già da una base di dati che anche molti luoghi culturali cominciano ad avere» conclude Madonna. —