Bortolamasi: «Piano in tre fasi per far ripartire la Cultura a Modena»

«Con fondazioni, enti e associazioni cerchiamo di creare faticosamente una programmazione. Sosterremo tutti, nessuno resterà indietro»

MODENA 

«Puntiamo sul calendario estivo degli eventi in città e stiamo lavorando a quello per la ripartenza del settore cultura, dopo il lockdown. Però servono in fretta finanziamenti dal governo Conte», anticipa l’assessore alla cultura Andrea Bortolamasi.
 
Il calendario dell’Estate Modenese, in qualunque forma “fisica” si potrà realizzare, sarà il momento della ripartenza per la Modena culturale. Un settore, quello legato a musica, teatri, musei, mostre, cinema, eventi dalle forti e radicate tradizioni cittadine. Un settore che nella nostra provincia impiega centinaia di persone e che come avviene nell’intera Italia soffre come pochi altri. L’assessore Bortolamasi in queste settimane sta lavorando per gli eventi digitali di ogni struttura culturale, per quella che lui chiama «la Fase 1 caratterizzata da continue riunioni con l’assessore regionale alla cultura Mauro Felicori e gli altri colleghi dei comuni capoluogo». A ciò, appunto, seguirà la ripartenza.
 
Assessore, come sarà la ricostruzione del settore nel post-pandemia?
«Manteniamo rapporti molto stretti con tutti i soggetti, dalle associazioni, Arci, enti comunali e partecipati come Fmav e Festivalfilosofia nonché i teatri. Il settore cultura, dagli uffici di via Galaverna dove il lavoro non si è mai interrotto essendo in sicurezza, sta dando ottima prova di sé. Faticosamente affrontiamo la fase di programmazione, senza scordare gli aspetti economici già presenti nel settore prima del Covid. Ci muoviamo per fasi».
 
In che senso?
«Siamo nella Fase 1, quella della fruizione digitale: per fortuna sta funzionando, pensi solo che su Lepida tv della Regione siamo tra i protagonisti. Abbiamo tantissima produzione digitale, le iniziative delle biblioteche, le pillole dell’Unesco, le mostre dei Civici, le produzioni del Teatro dei Venti e di Ert, il Centro Musica, tutto quello legato al decennale dalla morte di Edmondo Berselli».
 
Seguirà il ritorno al “consumo” reale di cultura? 
«Assolutamente, altrimenti sarà il deserto, visto che il settore è stato il primo a chiudere e sarà l’ultimo a riaprire insieme a bar, ristoranti, stadi e palestre. Modena lega gli aspetti sociali, molto avanzati, della sua comunità alle iniziative culturali. Ma prima della ripartenza c’è la fase economica».
 
Cosa pensa? 
«Abbiamo l’impegno di tutelare e dare una prima risposta all’universo associativo e non solo. Noi come ente locale facciamo il possibile perché ogni teatro, ogni cinema che rischia di chiudere è un depauperamento»
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Soldi ce ne sono? 
«Come Comune cerchiamo di mettere liquidità anche minima e per questo abbiamo modificato il bando delle associazioni consentendo maggiori tempi di rendicontazione e iniziative non completamente in linea. Ma deve essere chiaro che il governo deve finanziare».
 
Ci sono risorse comunali e quanto servirebbe dallo Stato? 
«Non abbiamo pensato a strumenti eccezionali perché la cultura si “tiene” con il turismo, il commercio, lo sport. Parliamo quindi di un pacchetto Covid-19 che l’associazione dei Comuni Anci sta discutendo con il governo. Come bilancio comunale, che per il settore cultura è di circa 7-8 milioni di euro, vedremo con la variazione di bilancio. Noi vorremmo dare prime risposte alle associazioni: abbiamo a disposizione nel bilancio 480mila euro per contributi ed iniziative che vorremo utilizzare per rispondere alle loro necessità di liquidità. Poi per maggio-giugno ne sapremo di più a livello nazionale, spero».
Nel frattempo la ripartenza dai “Giardini estivi”. 
 
«È la terza fase e ancora non sappiamo come sarà, stiamo pensando a scenari diversi. Vedremo se potremo fare qualcosa ai Giardini Ducali, un mese o anche un solo giorno di eventi, oppure se organizzeremo in qualche piazza oppure se andremo in singoli cortili di condominio per non fare morire la cultura. Serve sicurezza, ma non possiamo smettere di vivere prima del tempo per questo punto all’estate a cui aggiungo subito dopo la riapertura dei musei».
 
È ottimista?
«Tra gli scenari quello difficile, molto ottimistico, aveva come data il 25 aprile e in ogni caso io andrò il 22 aprile (data della Liberazione di Modena, ndr.) ai cippi dei caduti con l’Anpi. C’era poi la Notte europea dei musei di maggio spostata a novembre e il 20-21 giugno la Notte europea della musica. Quest’ultima data penso appunto possa essere il nostro orizzonte per la ripartenza».
 
Governo e Regione hanno task force per la riapertura, serve per la cultura? 
«Abbiamo un filo diretto, come dicevo, con tutti gli attori in campo e non credo serva uno strumento speciale».
Che ruolo possono avere privati e enti come Fondazione Cassa? 
«Con loro abbiamo un colloquio quotidiano e stanno facendo la loro parte. Vedremo se decideranno per una cifra a fondo perduto, per un prestito, per un anticipo sui progetti. Non è semplice nemmeno per le fondazioni questo periodo e quella di Modena ha sempre avuto molta attenzione per la cultura. Loro non sono né supplenti né bancomat come vedo accade altrove. Voglio anche ricordare che già da tempo abbiamo un rapporto con il settore extra pubblico, indispensabile. Capisco però che oggi gli imprenditori hanno tanti problemi».
 
Pare di capire che volete salvare tutti, “piccoli” e “grandi”? 
«Sì, la priorità è tutelare tutti quelli che con la cultura ci mangiano per dirla con uno slogan. Puntiamo sull’associazionismo e ovviamente i grandi eventi come Festivalfilosofia. Soffrono cinema e teatri e nei giorni scorsi un esercente mi ha chiamato in lacrime, per loro è durissima. Per questo sono indispensabili risorse aggiuntive, anche a fondo perduto».
 
Avremmo quindi un autunno culturale abbastanza “normale”?
«Al momento stiamo riprogrammando tutto fino a fine anno perché c’è una dimensione di socialità, di welfare culturale molto forte a Modena. Il virtuale è utilissimo, in ogni caso e registriamo numeri in forte crescita per l’archivio di lettura MediaLibraryOnLine e per il Dondolo, nonché per la tavola rotonda in memoria di Berselli. Ma c’è un indotto che il digitale non può fornire e io spero, anzi credo, che la gente voglia ritornare a riunirsi anche se in sicurezza».
 
Lei come sta vivendo la pandemia?
«Sono privilegiato, lavoro e sto più a casa con la famiglia. Ma se lo dico rischio di cadere in un discorso classista, perché c’è tanta gente che non ha gli stessi strumenti e le stesse possibilità». —