La Bonissima batte Camus e Spillover Il thriller di Baraldi il più letto in biblioteca

Il libro in testa alla classifica dei libri digitali Mlol: «Il mistero alla modenese piace, e c’è chi mi dice che ora vuole visitare la città»



In Piazza Grande, arroccata in uno spigolo del Palazzo Comunale, la misteriosa Bonissima osserva da una posizione privilegiata chi mette piede nel cuore della città. E’ proprio all’ombra di quella statua, diventata uno dei simboli di Modena, che la scrittrice emiliana Barbara Baraldi ha narrato un thriller psicologico che piace in tutta Italia e, come la Bonissima, guarda dall’alto la classifica dei titoli più scaricati della casa editrice digitale “Il Dondolo”. Il suo “La sconosciuta” in queste settimane non solo ha superato i 10mila click, ma è risultato il più letto nel circuito delle biblioteche digitali Mlol, battendo testi come il celebre La Peste di Camus o il quotatissimo, quanto attuale, Spillover di Quammen.


“La sconosciuta” non piace solo ai modenesi per naturale senso di appartenenza ma lo stanno apprezzando in tutta Italia. Si aspettava questo successo?

«Sono felice che sia piaciuto così tanto perché sono molto legata al mio territorio e tutte le mie storie sono ambientate in zona. La mia serie thriller con protagonista Aurora Scalviati, ad esempio, si svolge nella bassa emiliana, dove vivo, con un’incursione a Bologna. Mi piace provare a regalare sempre uno sguardo diverso su quello che noi emiliani siamo talmente abituati a vedere ogni giorno da non riuscire, spesso, a cogliere che un monumento o, perché no, uno scorcio, possono nascondere un mistero, far riflettere. E sono proprio quelle storie che uno scrittore tenta di narrare. Nel caso di “La sconosciuta” la storia, già dalle prime righe, riguarda la Bonissima, che sembra osservare dall’alto la gente che cammina. Vede tutto, ma non può dire nulla perché cristallizzata nella pietra».

Dunque un mistero che si nasconde dietro uno statua altrettanto enigmatica…

«Esatto, noi modenesi sappiamo che sono moltissime le leggende legate alla Bonissima. C’è chi la vuole simbolo dell’onestà del commercio, chi pensa rappresenti Matilde di Canossa e chi una donna misteriosa della Modena medievale nota come Gundeberga, la cui tomba si trova nella cripta del Duomo, dove le donne non potevano assolutamente venire sepolte. Altri credono che sia una nobile che in tempo di carestia uscì incappucciata per sfamare i modenesi. Ad ogni modo per Greta, la studentessa di storia dell’arte protagonista della storia, la Bonissima è stata capace di lasciare un segno, quello che lei non riuscirà mai a fare. E da lì parte il thriller. Tutto il mistero avviene nella sua mente, chi legge attraversa i suoi pensieri per tutto lo svolgimento della narrazione, che si conclude con un finale inaspettato».

Che feedback ha avuto dai lettori? Cosa li ha colpiti?

«Il mistero che si respira e l’ambientazione modenese. Molte persone mi hanno scritto che da quando hanno letto il mio racconto hanno voglia di visitare Modena e che, per prima cosa, andranno a vedere bonissima. In quello che scrivo mi piace inserire il territorio che amo e che mi ha ispirata. E allo stesso tempo è bello sapere che riesce ad affascinare i lettori tanto da spingerli a voler conoscere di persona i posti che hanno amato nelle mie storie».

In un altro suo romanzo, “Osservatore oscuro”, parla di “un alter ego negativo che ci portiamo dentro, quello che ci dice che non ce la faremo, quello che alimenta le nostre paranoie, gli incubi peggiori”. Non si può non pensare al Coronavirus…

«Ogni periodo storico è costellato di paure e le persone sensibili le sentono come una voce interna che può essere soprannominata 'osservatore oscuro.' Tutto quello che sta accadendo ora può assolutamente essere visto come una metafora. Succede spesso che uno scrittore di thriller in qualche modo anticipi qualcosa. Pensi che nel 2012 ho scritto un racconto di fantascienza, “Paziente 99”, con protagonista una scienziata che cerca di scoprire l’origine e il modo di colpire di un virus che si è diffuso tra gli abitanti di un mondo futuro».

In questo periodo ha trovato ispirazione per nuove storie?

«Sì, la scrittura per me è terapeutica. Ho appena consegnato una storia per Dylan Dog Old Boy, di cui sono sceneggiatrice, sul tema dell’incubo, del mistero, della paura. Poi sto lavorando a un nuovo thriller che, come la trilogia “Aurora Scalviati – profiler del buio”, uscirà per Giunti Editori, ma questa volta con un nuovo protagonista». —