«Il digitale? Devo imparare La prossima sarà una storia di ragazzi, tik tok, instagram

Walter Siti parlerà del successo del suo “La natura innocente” «Con Marco non siamo mai stati nemici: lui mi ha sempre capito» 

INTERVISTA/2

Dopo “Bruciare tutto” pensava di potersene stare tranquillo, Walter Siti, raccontando le vite strane degli altri. Invece “i romanzi sono più intelligenti di noi” – dice lo scrittore – e mi sono ritrovato ad affrontare uno dei nodi più profondi della mia vita”. Il libro in questione è “La natura è innocente”, di cui parlerà domani in occasione del compleanno digitale del Dondolo, a cui prenderà parte anche il suo amico-nemico Marco Santagata.


Le rigiro la domanda che ho fatto a Santagata: siete più amici o nemici?

«Per lui “più amici”, mai stati veramente nemici… Marco è stato troppo generoso, nel senso che, da parte mia, in un certo periodo un’inimicizia c’è stata. Certo, è finita da molto tempo e adesso posso dire che siamo certamente ‘più amici’. Anche quando lo consideravo un nemico, è sempre stato una delle persone al mondo che mi capiva di più, e la cosa era reciproca. Ci bastava un’occhiata. Questo in genere lega le persone, ma può farlo anche in senso negativo. Succede anche tra gli innamorati, no? Quando ci si capisce troppo si litiga a morte. L’inimicizia è una cosa irrazionale come l’innamoramento e in un certo periodo ho davvero pensato che se non ci fosse stato la mia vita sarebbe stata migliore».

A cosa ha lavorato in questi mesi di lockdown

«Sto lavorando al romanzo “Petrolio” di Pasolini, l’ultimo rimasto incompiuto. Era uscito con Einaudi e ci sarà una nuova edizione di Garzanti, che mi ha chiesto di rifare il commento e di scrivere una lunga postfazione. Inoltre, dato che il mio ultimo romanzo è uscito in uno sfortunato 10 marzo, ho dovuto partecipare ad alcune presentazioni online. E mi sono sentito un imbranato perché questi strumenti non li conosco. Dopo aver studiato per una vita anche 10-12 ore al giorno, sentirmi di colpo un analfabeta a 73 anni non è bello…»

In “La natura è innocente”, racconta di un matricida e di un arrampicatore sessuale. Ha detto di averli scelti anche perché hanno fatto quello che avrebbe voluto fare lei. In che senso?

«Di entrambe le storie mi colpiva l’ansia di vita e il bisogno di vivere al 200% tutte le esperienze che apparteneva ai due protagonisti quando erano ragazzi. Tutti e due dicevano: “la cosa che odio di più è annoiarmi”. Quel vitalismo, per uno dei due, è stata interrotto da un delitto d’onore e 20 anni di carcere. L’altra storia invece ha avuto uno sviluppo diverso. Questo giovane, nato in una borgata, diventa un pornoattore molto famoso a livello internazionale e nel frattempo si laurea in ingegneria. Sposa un principe romano, prende una seconda laurea e, alla morte del marito, si mette a insegnare alla Sapienza di Roma mentre fa il dottorato in matematica. Naturalmente la notizia di un pornoattore che insegnava matematica all'università finisce sui media »

Perché ha voluto raccontarle insieme?

« Me lo sono chiesto a lungo. Ammazzare la madre e sposare un principe sono due storie che 'comandano' due generi letterari, la tragedia e la fiaba, eppure oggi queste due cose non sono servite ai protagonisti per avere un 'profilo'... perché ora sono due 40enni che si trovano di fronte ad altri 40 anni di vita sostanzialmente vuoti da reinventare completamente. All’inizio, dunque, l’avevo messa sul piano della storia letteraria, non avevo pensato a me. Poi - e arrivo alla domanda di prima - mi sono detto: “Non è che dentro di me, nel profondo del mio inconscio, ci fosse il desiderio di uccidere mia madre per poter stare con tutti i pornoattori del mondo?».

Ha già un’idea per il prossimo libro?

«Mi ero detto che questo sarebbe stato l’ultimo, poi invece non è mai vero. Ho in mente una cosa, ancora allo stato di ‘larva’, che vedrà protagonista un ragazzo nato nel 2001. Parlerà di adolescenti, Instagram, TikTok, cose di cui so molto poco ma che mi affascinano». —

a.b.