Galleria Estense: la pia donna del Seicento che curava gli appestati 

La soprintendente Martina Bagnoli anticipa le novità riservate ai visitatori in Galleria Estense. E annuncia: «La festa della Repubblica come simbolo della rinascita»

MODENA. «Per la ripartenza della Galleria Estense, abbiamo pensato di preparare delle sorprese, motivi in più di interesse per dare slancio alla riapertura dei nostri musei esponendo alcune opere mai viste. Si tratta di acquisti e donazioni recentissime, tra cui un dipinto del ‘600 che riguarda il tema della peste. Lo trovo appropriato ora…».

Parole di Marina Bagnoli, la numero uno del museo statale autonomo che comprende la Galleria Estense di Modena, la Pinacoteca nazionale di Ferrara e il Palazzo Ducale di Sassuolo.


Dottoressa Bagnoli, si riparte in un giorno speciale.

«Abbiamo scelto una data simbolo come il 2 giugno. È la festa della nostra Repubblica e rappresenta anche la rinascita dopo la seconda guerra mondiale. Noi riapriamo il museo, dopo quasi tre mesi, in un contesto diverso e ai noi direttori degli istituti automi pare che la data sia consona».

Partiamo dalle novità, arriva un dipinto collegato alla peste?

«Sì, soprattutto a Modena, ma anche a Ferrara, abbiamo inteso offrire qualcosa di speciale ai nostri visitatori e abbiamo scelto le opere frutto delle acquisizioni museali avvenute in queste ultimi tempi. Mostreremo al pubblico un’opera mai vista di un artista olandese importantissimo vissuto dal 1627 al 1697, Jan De Bray. Questo pittore è stato uno dei più importanti rappresentanti del classicismo a Haarlem e dipinse soprattutto ritratti. Noi abbiamo questo ritratto di una pia donna che si reca all’interno degli ospedali a curare i malati di peste. Una ‘fotografia’ importante di quanto avveniva all’epoca e con un senso rispetto ai momenti che abbiamo vissuto noi. «Questa donna dallo sguardo severo è forse una delle tenutarie che gestirono i lazzaretti durante l’epidemia di peste che colpì i Paesi Bassi dopo la metà del Seicento. L’opera ci è stata donata, prima che scoppiasse l’emergenza coronavirus, dal collezionista di Reggio Emilia Paolo Giordani».

Mostrerete altre novità? «Sì, mostreremo una antichissima pergamena avente per tema la vita di Esopo e soprattutto tre manoscritti che raccolgono la prima testimonianza scritta dell’opera di evangelizzazione in Africa, nell’attuale Congo. Negli anni ’50-’70 del Seicendo un frate cappuccino modenese, Giovanni Antonio Cavazza di Montecuccoli, andò laggiù divenendo anche amico della regina di quelle antiche popolazioni. Redasse una prima testimonianza scritta che è nei nostri fogli, poi intervenne Propaganda Fide che fece molte modifiche per l’edizione a stampa del 1787. I manoscritti riportano i riti animisti africani con scritti e disegni, in questo caso le opere che andranno alla Biblioteca Estense le abbiamo acquistate dai discendenti famigliari del frate. A Ferrara, infine, esporremo l’importante trittico di Giovanni Francesco Maineri, acquistato dal museo e legato agli anni di Ercole de Roberti».

Il 2 giugnosarà presente ad accogliere i visitatori?

«Lasceremo soprattutto spazio agli Amici delle Gallerie Estensi che ci aiutano da tempo a sostenere importanti iniziative, alle ore 10 ci sarà la presidente degli Amici, la marchesa Edvige Rangoni Machiavelli a rimarcare la nuova apertura».

Come avete attrezzato il museo in tempi di Covid-19?

«Intanto va detto che manterremo le linee digitali, offrendo contenuti sui canali social e sul sito perché così cresce un pubblico più informato. Al museo offriremo un’oasi di tranquillità, seguendo le rigide linee guida del governo e perciò avremo una segnaletica in biglietteria e in ogni sala della Galleria. Gel disinfettante e guanti a tutto il personale mentre per il pubblico è obbligatoria la mascherina. Chi non ce l’ha la potrà acquistare presso il nostro bookshop di Palazzo dei Musei. Gel ovviamente in vari punti del museo e stiamo anche predisponendo per arrivare a controllare la temperatura». —