Castelvetro e la sua storia: casa per casa a caccia di vecchie foto 

Cent'anni di Castelvetro e delle sue frazioni, dal 1871 agli anni ’70, racchiusi in un archivio digitale: presentata la ricerca “BiVio” 

CASTELVETRO. Il vecchio contadino con i baffoni di inizio ’900 o la moglie “razdòra” col fazzolettone in testa mai avrebbero immaginato di essere “taggati” cent’anni dopo la loro vita a Castelvetro. Segnalati in un sito internet, chiamato “BiVio”, una cosa che all’epoca non era neppure fantascienza. E invece accade anche questo, vengono riscoperti vecchi nomi del paese, insieme alle costruzioni del tempo che fu, alle iniziative sportive di cui si è persa la memoria, alle feste come quelle dell’uva e della dama vivente.



UN'INIZIATIVA ORIGINALE. I collezionisti Andrea Venturi e Roberto Roli hanno presentato alla biblioteca civica una iniziativa che se fosse riprodotta nei diversi comuni permetterebbe di riscoprire la storia di ogni singola comunità. Le storie di memoria famigliare che, quando divengono pubbliche, si trasformano in memoria collettiva tenendo insieme radici e futuro. Tutto ciò - compresa la segnalazione del nome recuperato di vecchi cittadini e luoghi - è possibile grazie al sito internet curato da Venturi e Roli, e ideato da Francesco Baraldi, raggiungibile all’indirizzo bivio.altervista.org.



IMMAGINI E WEB. «Navigando nel sito - spiega Venturi - è possibile accedere a oltre 2200 immagini dal 1891 agli anni ’70 mentre altre 600 le metteremo a breve in consultazione. È possibile cercarle per soggetto, oppure utilizzando circa 150 chiavi di ricerca, accedendo a un numero altissimo di immagini che di quel particolare luogo o di quella famiglia parlano e raccontano. È stato un lavoro di ricerca lunghissimo, che prosegue da oltre trent’anni, fin da quando nel 1975 feci un libro di fotografie storiche sul paese e le frazioni».



COME FUNZIONA. Dotati di un computer, gli appassionati “navigando” troveranno veramente di tutto, comprese foto di gruppo dove i curatori hanno ricostruito tutti i nomi dei presenti, realizzando così un importante fondo digitale utilissimo non solo alla storia locale. «Tutto nasce - prosegue Venturi - da quel vecchio libro: volevo delle foto e cartoline storiche e mi rivolsi a padre Cornelio di Puianello, un frate molto conosciuto nelle nostre zone. Andammo casa per casa e famiglia per famiglia a raccogliere immagini e dopo la pubblicazione mi accorsi che avevo messo da parte un tesoro. Prima di restituire le foto ai proprietari le scansionai e poi, a mano a mano che la tecnologia è progredita, ho riprodotto di nuovo il tutto. Andando a casa delle persone di Castelvetro, Puianello, Sette Cani, Solignano, Levizzano, Cà di Sola, ho potuto ascoltare molte storie di famiglia. Poi, una volta andato in pensione, ho preso il diploma serale e con un ragazzo, Francesco Baraldi, abbiamo messo insieme il sito».



PARLA IL CURATORE. Il curatore ha ovviamente le sue preferenze: «Ci sono foto secondo me molto importanti, come le cartoline con i timbri postali, ma altre sono bellissime con le attività delle due aziende storiche principali del territorio, la Fornace Cavallini e la cantina dei Boni. Faccio schede di catalogo il più possibile complete: ricordo anche che andai al cimitero a guardare le immagini delle lapidi per ricostruire i nomi dei cittadini. La mia è una passione, certo, ma credo anche che sia una questione di giustizia storica perché sennò alla fine questo materiale si perde».

IL COLLEZIONISTA. È d’accordo l’altro collaboratore del progetto, il collezionista Roberto Roli: «Io colleziono un po’ di tutto - dice - per la felicità di mia moglie e ho anche fondato il Diabolik Club italiano. Ricordo che nel 1993 trovai una cartolina di Castelvetro del 1941 che rappresentava le terre dei latifondisti Grossi. Per loro lavoravano come mezzadri i miei nonni, così iniziai ad appassionarmi e ora le cartoline sono mille a cui si aggiungono altrettante foto. Penso che il sito sia lo strumento più utile per diffondere tutto ciò, visto che spesso i giovani non conoscono il luogo dove vivono». —