Modena, «Quino e la sua Mafalda in 200 numeri di Comix personaggio senza tempo»

Laura Panini ricorda con nostalgia la lunga collaborazione con il disegnatore argentino «Passò un’intera giornata nella nostra redazione, lasciando un ricordo indelebile in tutti» 

MODENA. «Durante quella bellissima giornata tutti chiesero a Quino dediche e disegni. E lui, esempio di infinità disponibilità, certo non si risparmiò. Io sono sempre stata piuttosto timida. Quindi mi guardai bene dal farmi avanti. La stessa sera avevamo organizzato una cena a casa di zio Umberto. Quino si presentò con un disegno per me. Un fantastico Felipe, tenero amichetto di Mafalda che l’autore argentino creò ispirandosi al poeta Jorge Timossi cui era molto legato. Mi disse che, una volta rientrato in albergo, si era reso conto che io ero l’unica a non aver ricevuto alcunché. Il suo gesto mi commosse».

Una commozione che Laura Panini, attuale presidente di Franco Cosimo Panini editore, culla nel proprio cuore. E che riemerge spesso dal cassetto della memoria. «Dopo quasi trent’anni sono andata a recuperare il racconto storico di Comix. Alcuni particolari non li ricordavo. Nel momento in cui li ho messi a fuoco mi sono emozionata. E ho provato una punta di nostalgia». Per un’epoca piena di entusiasmo percepita assai remota. Un’epoca vissuta in una famiglia emblematica, baluardo di quel talento (o “saper fare”) tutto modenese che il mondo ci invidia. Ma nostalgia anche per Quino, all’anagrafe Joaquín Salvador Lavado Tejón, fumettista argentino di origine andalusa – «un artista a tutto tondo» – che se ne è andato a 88 anni.


Qualche giorno fa, mercoledì 30 settembre 2020. Quino, tra l’altro (ma per i più soprattutto) era il papà di Mafalda, bambina di sei anni che, nata con una coscienza critica già adulta, degli adulti stessi è stata, e continua ad essere, castigatrice imperitura. Quino partorì la sua irreverente fanciulla nel 1963. Come testimonial per promuovere una lavatrice. Il committente però non ne volle sapere. Forse perché lei non era la bambina bellina tutta pizzi e merletti che si aspettava. Brevilinea, con i capelli crespi, dunque in teoria poco attraente, Mafalda riappare il 29 settembre del 1964 sulla rivista argentina Primera Plana. Quindi su El Mundo. E conquista i cuori con il suo acume fuori dal comune nonché grazie alla sua impareggiabile rappresentazione del mondo. Mafalda è saccente, sarcastica, spiazzante. Ma che cosa avrà mai da spartire con la casa editrice nostrana? Ben 200 numeri di Comix. Ovvero l’intera esistenza del tabloid edito appunto da Franco Cosimo Panini. Comix viene alla luce nel 1992 e si spegne nel 1997. Ha dunque vita breve, un lustro o poco più. Ciò nonostante il Giornale dei fumetti resta inciso nei posteri come un unicum senza rivali.

«Allora nel nostro paese non era d’uopo pubblicare le strisce dei fumetti sulle pagine dei quotidiani. Strisce che di Comix diventarono invece il punto di forza. I Peanuts, Garfield, Dilibert di Scott Adams, Andy Capp di Reg Smythe, Cattivik di Bonvi…per non parlare dei personaggi figli dei geniali illustratori sudamericani, Mordillo e Quino in testa. Con la cui agenzia, al secolo Quipos, nata a Milano nel 1971, città dove peraltro lo stesso Quino aveva vissuto – sottolinea la figlia maggiore di Franco Cosimo - creammo un ottimo rapporto di collaborazione. Così come solido e duraturo fu il legame con il papà di Mafalda». Padre affettuoso seppur riservato che, nell’inverno del 1993, viene accolto dalla redazione Panini a braccia aperte. Joaquín ricambia con il medesimo calore.

«Passammo un’intera giornata insieme. Lui si mostrò incuriosito dal sistema che avevamo elaborato. Un sistema innovativo che contemplava l’uso del fax, strumento rivoluzionario. E che però non si sostituiva al “fatto a mano”». Correvano ancora i tempi delle lastre incise e delle strisce incollate. Quino era una persona di grande umiltà. Donava sé stesso senza ostentare. Un uomo gentile che, forte di quella generosità peculiare della sua generazione, mai avrebbe pensato di farti uno sgambetto. Sì, un po' come i miei genitori». Ossia gente temprata dalla guerra e cresciuta con la propensione all’altruismo di cui forse abbiamo perso lo stampo. Aneddotica vuole che Joaquín Salvador Lavado, ribattezzato subito Quino per distinguerlo dallo zio pittore Joaquín Tejón, fosse nato con le matite in mano e i fumetti nel sangue. Tanto che sopportò la scuola solo perché conscio di quanto fosse per lui indispensabile imparare a leggere scrivere. Rimase orfano di entrambi i genitori molto giovane. Prima però negoziò con la madre. Che gli concesse di usare il tavolo della cucina, in legno di pioppo, come gigantesca tavola da disegno su cui esercitarsi ogni giorno.

«Rammento che da piccola leggevo i fumetti di Mafalda e ridevo moltissimo- rivela Laura - Ovviamente senza comprendere la portata del messaggio sociale». Quino “archiviò” la sua pestifera figliola nel 1973.

«Noi ne abbiamo riproposto le vignette su Comix. Insieme alle tavole che lui stesso disegnò negli anni Novanta per diversi giornali internazionali. Non ho dubbi, Mafalda rimarrà sempre in equilibro sulla cresta dell’onda. Senza tempo né confini». —