Modena, Ert “sedotta e abbandonata” da Longhi
sfoglia la margherita e cerca un direttore

MODENA Il giorno dopo la notizia della nomina di Claudio Longhi alla guida del Piccolo di Milano, ancorché non ancora vidimata dall’imprimatur ministeriale, Emilia Romagna Teatro sembra come caduta nella condizione della sedotta e abbandonata con conseguente crisi d’identità.

Il comunicato diffuso sull’argomento ricorda certe lettere pro forma che accompagnano gli esoneri degli allenatori di calcio, solo che in questo caso è il direttore ad aver lasciato la nave, mollando l’Ert «impegnata nelle prossime settimane negli ordinari adempimenti di gestione nelle more del passaggio al nuovo incarico, mentre il CdA della Fondazione, fatti i necessari passaggi con i Soci fondatori e la compagine sociale tutta di ERT, procederà ad attivare, nei tempi e modi più opportuni, un percorso di individuazione del nuovo direttore, dando conto degli sviluppi a seguire». Gli amministratori, i soci, in primis il presidente Giuliano Barbolini, non si sbottonano assolutamente: «Vorrei tenermi sul profilo della comunicazione istituzionale - dice quest’ultimo - per rispetto di tutte le componenti della Fondazione, soci e consiglieri. Quando ci saranno passaggi che avranno una precisa configurazione si provvederà a darne notizia». Mauro Felicori, l’assessore regionale alla cultura, si trincera dietro un «no comment». Un po’ più aperto, ma poco poco, Andrea Bortolamasi, assessore alla cultura del Comune di Modena, che prima dice: «Se si vuole che aggiunga qualcosa rispetto a quanto contenuto nel comunicato ufficiale si perde del tempo. Lì noi abbiamo ringraziato Longhi e rimarcato la centralità di Ert nelle politiche culturali del comune, la sua importanza nella città di Modena, ove ha le sue radici profonde. Su tutto il resto non intendo dire una mezza parola, anche per evitare scenari come quello di Milano dove ci si è confrontati più sui giornali che nelle sedi deputate», poi tiene a ricordare, come dato personale, quanto si fosse, con Longhi, «stabilito un rapporto al di là della parte meramente istituzionale, per un comune sentire e per le tante iniziative che hanno collegato Ert alla città, pure in una estate complicata come l'ultima, peraltro andata fortunatamente molto bene». Di sicuro, si è trattato di un mezzo colpo basso. Emilia Romagna Teatro si era totalmente affidata, come era poi giusto che fosse, al proprio direttore che nel suo primo quadriennio di gestione ha decisamente imposto la propria idea di teatro, fatta di una forte apertura al contesto cui appartiene, arricchita da ripetuti incontri con la gente, da attività di approfondimento sulle dinamiche sociali. Un “Teatro senza mura” era diventato il suo slogan. Si stava progettando il futuro, dando per scontata la sua conferma alla scadenza del contratto il prossimo dicembre, anche poiché il Ministero incombe con le sue procedure, particolarmente tassative per un Teatro Nazionale. Il primo, fra l’altro, in Italia, dicono i dati statistici, visto che il Piccolo è considerato “Teatro d’Europa”. È mai possibile dunque che la Fondazione Ert si faccia davvero trovare impreparata a questo evento e non reagisca di conseguenza?


Archiviata l’amarezza del momento, l’impressione che si ha è che si stia svolgendo un lavoro assolutamente sotto traccia, per non incorrere nelle situazioni prima citate dall’assessore Bortolamasi, ma che il successore alla direzione possa emergere da un momento all’altro. Sui diversi media sono cominciati a girare alcuni nomi, per la verità tutt’altro che improbabili, quali il regista Romeo Castellucci, artista di fama mondiale, quasi più celebrato all’estero che in Italia, a suo tempo cresciuto anche in stretto rapporto con l’allora Teatro San Geminiano, che garantirebbe in effetti all’Ert di mantenere un profilo di livello internazionale; il regista Antonio Latella, il quale pure ha già lungamento collaborato con Modena; la studiosa Silvia Bottiroli, per anni direttrice artistica del Festival di Santarcangelo. Abbiamo chiesto ad Aldo Sisillo, direttore artistico del teatro Pavarotti, se siano nomi coi quali amerebbe collaborare nel prossimo futuro, visti i rapporti quasi obbligati fra le due istituzioni, ma anche lui si è limitato a dire che «ci sarà sicuramente una continuità nella collaborazione fra i due enti, perché è importante che il sistema delle istituzioni culturali modenesi sia sempre più in rete», ma ogni ipotesi per ora resta prematura, con la sola certezza che alla testa dell'Ert occorre una figura di grande apertura mentale, che sappia guardare al di là dei confini territoriali che non possono rivelarsi vincoli culturali, ciò che ha poi fatto di Ert quello che oggi è. —