Modena, la fine del mondo ispirata dal lockdown

Lino Guanciale da regista porta in scena allo Storchi un testo dell'uruguayano Calderon

MODENA. Una donna munita di maschera a gas che si staglia in primo piano davanti a un dinosauro in bilico tra mare e ghiacci polari visibilmente prossimi allo scioglimento e sullo sfondo il fumo di una probabile esplosione nucleare.

Modena Lino Guanciale: "La mia infinita fine del mondo"

È questa l’immagine surreale che l’attore e regista Lino Guanciale ha scelto per la locandina de “La mia infinita fine del mondo”, il suo secondo spettacolo da regista, al debutto martedì alle 21 allo Storchi di Modena. Prodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione, con la drammaturgia dell’uruguaiano Gabriel Calderon e la traduzione di Teresa Vila, si vedranno sulla scena Maria Vittoria Scarlattei, Michele Lisi, Cristiana Tramparulo, Paolo Minnielli, Giulia Trivero e Jacopo Trebbi, un mix di attori della compagnia stabile dell’Ert e di giovani allievi della scuola di teatro cittadina Iolanda Gazzerro.


«L’esperienza della fine è uno dei temi più profondi dell’inconscio collettivo – spiega Guanciale - la tentazione della profezia apocalittica, l’ebrezza o il furore millenaristici, il piacere della paura del confronto con il destino si mescolano e confondono tanto all’interno di ognuno di noi quanto in tutto il nostro tessuto sociale e comunitario. Con il drammaturgo sudamericano Calderon abbiamo riflettuto su questi temi, tanto da condividere un percorso di elaborazione che è sfociato nel testo di questo spettacolo al debutto, grazie a pensieri e suggestioni che ci siamo scambiati durante il lockdown. Quello che abbiamo creato, e che la meravigliosa penna surrealista di Calderon ha saputo trascrivere, è un dialogo teatrale che fissa, quasi fosse una sorta di “catalogo”, momenti in cui non solo il genere umano, ma in qualche modo il pianeta stesso, si sono trovati di fronte a delle apocalissi, che però poi non si sono rivelate completamente tali».

Lo spettacolo è allora un’occasione per riflettere sul fatto che la “fine della storia”, titolo del libro del politologo Francis Fukuyama al quale Guanciale ha guardato, all’ombra della quale “fukuiescamente” siamo vissuti in Occidente negli ultimi 30 anni, in realtà è stata smantellata dai fatti. La crisi pandemica globale ha introdotto elementi di riflessione collettiva, fornendo l’occasione per la costruzione di una consapevolezza diffusa riguardo l’imprevedibilità del rapporto fra uomo e natura e le relative conseguenze tanto sulla storia delle istituzioni che su quella personale.

«Questa esplorazione della fine è portata nella trama dello spettacolo dalla vicenda di una famiglia che si trova in una condizione limite – spiega il regista - e rispecchia ciò che può essere accaduto ai dinosauri e a altre creature fantastiche che forse hanno abitato il pianeta Terra in ere passate, elementi surreali utilizzati nel testo come metafore ironiche a conferma della transitorietà di tutto».

Conclude allora Guanciale: «La mia infinita fine del mondo restituisce un tableau di possibilità di relazione con la nevrosi della fine, ponendo l’accento non più soltanto sulla disperazione che il crollo di un mondo porta inevitabilmente con sé, ma sulle possibilità che si aprono ogni volta che la storia torna a insegnarci che nulla dura per sempre o piuttosto che nulla finisce mai completamente davvero». Lo spettacolo rimarrà in scena fino al 1 novembre allo Storchi per poi proseguire in replica dal 3 al 6 al teatro Fabbri di Vignola. —