Modena. Veronica Pivetti: «Le donne dopo i 50? Più forti di prima, nonostante i pregiudizi»

L’attrice premiata con il Buk Awards per l’impegno contro la violenza alle donne, parla del suo libro e della lotta agli sprechi

L’INTERVISTA

paola ducci


MODENA. Forse spaventano o in qualche modo disorientano cinque amiche, con un’età che avanza, che vivono un‘esistenza come tante ma che se la raccontano tra loro? "Per sole donne", ultimo libro di Veronica Pivetti, edito da Mondadori, esse si capiscono, si ascoltano, si sostengono e sono così complici a tal punto da raccontarsi tutto, ma proprio tutto, anche ciò che accade sopra e sotto le lenzuola con i loro uomini o donne, a seconda dei gusti. «Mi piace la commedia e ridendo e scherzando, come si suol dire, avevo voglia di raccontare le donne, soprattutto quelle della mia generazione - dice la Pivetti a proposito del suo libro - La mia è chiaramente una provocazione benevola che, a detta di tante lettrici, fa bene e fa ridere a tutte le età».

Il suo libro è diventato in un anno un best seller. Come è nata l’idea di questo progetto?

«Avevo voglia di sfatare quel pensiero diffuso e maschilista che associa la donna sopra i cinquant’anni alla menopausa e di conseguenza all’assopimento di sensi e desideri tra cui quelli sessuali. Non è affatto così, anzi, le donne di quest’età sono piene di risorse, di curiosità da soddisfare e hanno la capacità di guardare loro stesse e tutto ciò che accade con saggezza e grande ironia».

Chi sono le protagoniste del suo romanzo?

«Sono cinque donne, vive, operative con i tabù, le avventure e le disavventure sessuali che vivono e che si confidano per esempio nel ristorante cinese preferito o al telefono. La caratteristica che però le accomuna è che sono persone che la società spesso ancora oggi classifica “anomale” o peggio, non le classifica affatto. In realtà sono figure femminili che io reputo evolute perché hanno fatto scelte ben precise e consapevoli: non sono sposate o non lo sono più per scelta, hanno scelto di non avere figli e sono totalmente indipendenti economicamente. Con questo non voglio dire che essere sposate o essere mamme significhi non essere evolute, anzi, quello che mi preme sottolineare in questo libro è che ogni scelta è giusta purché sia dettata dalla propria volontà e non dai canoni che impone la società».

Quindi le donne single per scelta sono ancora percepite dalla società come coloro che subiscono in qualche modo questa condizione?

«Assolutamente si. Nel mio romanzo ho dedicato a questo problema un intero capitolo. Il problema è che in una società che incasella e classifica tutto, che vive di statistiche, le donne single non sono collocabili. Se non rientri in uno "status" definito e definibile vieni ostacolata e se ti ribelli e non accetti, non sempre c’è la sensibilità e l’intelligenza di avere di fronte persone che ti capiscono. Da questa mentalità retrograda e maschilista, che sceglie di ignorare tutti gli sforzi compiuti dai movimenti femministi del passato per l'ottenimento di tanti diritti, non può che nascere un territorio fertile per il dilagare della violenza di genere».

A proposito di violenza di genere e dell’impegno che da anni profonde nella trasmissione “Amore criminale”, trova che qualcosa sia cambiato nell’era post Covid?

«Ovviamente, come era immaginabile “non è andato tutto bene”, anzi “ne siamo usciti peggiori”.... per fare un po' di retorica! Il lockdown e la crisi economica hanno incrementato il problema a livello esponenziale. I casi di violenza domestica sono aumentati ma nello stesso tempo sono stati molto meno denunciati. Del resto viviamo in una società che si rifiuta per esempio di affittare appartamenti da adibire a rifugi per donne che necessitano di essere allontanate dai loro carnefici con la giustificazione del deprezzamento dell’immobile: si veda il fatto di cronaca scandaloso accaduto a Roma poco tempo fa in un condominio di un quartiere lussuoso».

Come si può far fronte davvero a questo problema? «Con la cultura e la resistenza, senza mai indietreggiare, con la solidarietà tra donne per mantenere alta la guardia affinché non si venga sopraffatte. Solo così potremmo essere di esempio e aiuto alle nuove generazioni a cui purtroppo consegniamo un mondo peggiore di quello che abbiamo ereditato, sotto innumerevoli aspetti».

È per questa ragione che ha deciso di essere testimonial anche della campagna della giornata contro lo spreco?

«Credo che un personaggio popolare abbia il dovere di mettere la propria faccia al servizio di campagne che riguardano temi importanti come la sostenibilità. Il futuro nostro e delle nuove generazioni dipende dal presente. Per esserci domani dobbiamo partire assolutamente da oggi». —