Modena. Tra apocalisse e fine del mondo Istruzioni per l’uso firmate Guanciale

Il popolare attore torna come regista in uno spettacolo tratto dal testo di Calderon

MODENA. Debutta stasera (alle 21) in prima assoluta al Teatro Storchi di Modena “La mia infinita fine del mondo”, una produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione con la regia di Lino Guanciale. A partire dalla drammaturgia di Gabriel Calderón, tradotta in italiano da Teresa Vila, Guanciale dirige sei attori della Compagnia permanente di ERT: Michele Lisi, Paolo Minnielli, Maria Vittoria Scarlattei, Cristiana Tramparulo, Jacopo Trebbi, Giulia Trivero. rtista di casa in ERT Fondazione, Premio Ubu 2018 come miglior attore e Premio ANCT 2018 per la sua interpretazione ne “La classe operaia va in paradiso” diretto da Claudio Longhi, Lino Guanciale approda alla sua seconda regia, dopo “Nozze” di Elias Canetti che ha debuttato al Teatro delle Passioni a dicembre 2019. Guanciale lavora ora sulla drammaturgia di Gabriel Calderòn, drammaturgo, attore e regista uruguaiano molto vicino a Emilia Romagna Teatro Fondazione, per cui ha diretto a fine settembre assieme a Sergio Blanco la lettura scenica Manifesto / Manifesti, preludio di una nuova produzione in programma per la primavera 2021. “La mia infinita fine del mondo” restituisce un tableau di possibilità di relazione con la nevrosi della fine, ponendo l’accento non più soltanto sulla disperazione che il crollo di un mondo porta inevitabilmente con sé, ma sulle possibilità che si aprono ogni volta che la Storia torna a insegnarci che nulla dura per sempre. In scena si passano in rassegna alcune delle transitorie apocalissi attraversate dal pianeta e dall’umanità fin dalla preistoria, fra eruzioni vulcaniche ed ere glaciali, diluvi universali e crisi economiche d’epoca preindustriale, intrecciate al vissuto di precarietà personale di un piccolo manipolo di giovani protagonisti. L’esperienza della fine, o la proiezione di essa in veste aspirazionale, consolatoria o orrorifica è uno dei temi più profondi dell’inconscio individuale e collettivo. La tentazione della profezia apocalittica, l’ebbrezza o il furore millenaristici, l’afflato messianico e il piacere della paura del confronto col destino si mescolano e confondono tanto all’interno di ognuno di noi quanto nei gangli del nostro tessuto sociale e comunitario.
Lo spettacolo rimane in scena al Teatro Storchi fino a domenica 1 novembre, per poi proseguire al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola dal 3 al 6. La replica del 1 novembre a Modena aderisce a “Teatro No Limits”, il progetto realizzato dal Centro Diego Fabbri di Forlì che porta l’audiodescrizione a teatro e consente alle persone con disabilità visiva di assistere e poter apprezzare a pieno gli spettacoli.

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