Villa Montecuccoli, ritorno all’antico splendore «Diamo nuova vita a un gioiello neoclassico »

L’architetto Francesco Gentilini spiega come l’edificio di Baggiovara si trasformerà in un moderno hospice rispettando la storia 

l’intervista

MICHELE FUOCO


Risplenderà nella sua bellezza originaria Villa Montecuccoli, dopo il restauro concepito dall’architetto Francesco Gentilini. Poco più di due anni di lavoro perché la villa di Baggiovara diventi “hospice” per malati gravi, recuperando anche lo splendore del passato. La Soprintendenza ha già rilasciato l’autorizzazione per il restauro e cambio di destinazione d’uso della villa che la famiglia Montecuccoli comprò come residenza estiva nel 1853. Cantiere in primavera. «Abbiamo cercato dappertutto, ma della villa – dice l’architetto – non esistono progetti originali. La forma è neoclassica e il porticato gira sui quattro lati della villa. Dei due fabbricati di servizio ne è rimasto uno. Favoloso il parco e, tempo fa, c’era anche un bellissimo giardino all’italiana».

Come ha proceduto per il progetto di restauro?

«Abbiamo fatto un rilievo capillare sulla planimetria esistente, analizzando decori, capitelli, lesene, il tipo di finestre e di porte originali e non. Minuzioso lo studio stratigrafico sugli intonaci, su quelli originali che supportavano la pittura originale, e su quelli rifatti completamente dopo il terremoto. Intonaci picchiettati per fare attecchire una nuova rasatura in scagliola, in calce cementizia. E sopra, per due metri di altezza, è stato dato uno smalto sintetico che ha cancellato ornamenti e decori di pitture a tempera. Pitture originali sono solo nelle volte degli androni, al pianoterra e al primo piano. Le recupereremo, perché integre. Da considerare che nel 2006, il Comune per garantire la sicurezza degli alunni fece mettere, sotto le travi maestre in legno, delle putrelle di acciaio ancora esistenti».

Restauro conservativo?

«Un restauro scientifico. Riporteremo l’edificio a prima del 1949, quando fu mutato in scuola elementare. Sono rimaste porte originali e sostituiremo quelle “nuove” con altre che avranno lo stesso disegno delle originali. Abbiamo pavimenti stupendi. Nei saloni li recuperiamo tutti. Erano stati coperti nel 1950 da una caldana di 9 centimetri per accogliere i tubi del riscaldamento. La demoliamo per tirar fuori i pavimenti in ceramica. Saranno nove le stanze per due persone, quattro quelle singole. Al pianoterra l’androne d’ingresso, la reception e la zona amministrativa, la cappella e la sala commiato. Al primo piano un salotto, una zona pranzo, una piccola cucina, dove vengono riscaldati i pasti che arrivano da fuori, due terrazzi e una serie di servizi, accessibili ai portatori di handicap. L’hospice sarà dotato di due ambulatori corrispondenti alla normativa regionale, con tutte le caratteristiche sanitarie. E non manca una biblioteca».

Sarà data accoglienza anche ai familiari dei malati?

«C’è anche un angolo di ospitalità, con una poltrona letto, per chi desidera assistere il malato. Si vuole dare la dimensione non di un ospedale, dove tutto deve funzionare in modo razionale, ma di un’abitazione, di un luogo di vicinanza affettiva, con una esteso spazio verde. Anche i colori del fabbricato dettano serenità».

Si parla di un finanziamento regionale di quattro milioni di euro…

«Per un hospice nuovo spenderemmo di più. Occorrerebbe trovare un terreno edificabile nei pressi dell’ospedale. E poi chi potrebbe offrire un parco con le stesse caratteristiche di quello di Villa Montecuccoli, dove ci sono alberi secolari? Abbiamo trovato il criterio per restaurare, con gli stessi soldi, una villa antica e per avere un hospice. Il cantiere dovrebbe durare non più di due anni e mezzo. Ce la faremo, perché la struttura è sana e ci fa risparmiare circa metà della spesa. Non ci sono crepe, fessurazioni anche dopo gli ultimi terremoti. Puntiamo alla funzionalità, con tutti gli impianti e gli arredamenti idonei. La Soprintendenza vuole che tutte le strutture tecnologiche possano essere smontate e portate via, senza creare problemi».

Quanto lavoro è costato il progetto?

«Il progetto si compone di 76 tavole molto dettagliate, con 800 immagini. Ne avevamo realizzate 56 e siamo passati a 20 in più dopo che la Soprintendenza ha chiesto maggiori approfondimenti. Davvero tanta fatica nel catalogare ogni singola finestra e porta, e nell’esplorare alcune zone del controsoffitto».

Quali i riferimenti?

“Siamo andati a vedere l’hospice di Albinea, che occupa un edificio storico. Ma tante le ricerche in tutta Italia anche di hospice di nuova costruzione”.

Come è nato e come verrà portato avanti il progetto?

«Il progetto è per iniziativa del Comitato Hospice Modena, nato nel 2018 per promuovere la realizzazione di un hospice territoriale. Dal comitato è poi nata nel 2019 la Fondazione “Hospice Modena dignità per la vita Cristina Pivetti”, presieduta dall’oncologo Gabriele Luppi. La Fondazione sta coinvolgendo la comunità di Modena con una campagna di raccolta fondi al fine di contribuire alla realizzazione e alla gestione, con Comune di Modena e AUSL, dell’hospice di Villa Montecuccoli che diventerà una struttura bella, accogliente e con elevato standard assistenziale al servizio della rete locale di cure palliative». —



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