L’arte d’avanguardia è di casa alla Metronom «Un dialogo con le realtà culturali della città»

Nella galleria del centro storico, diretta da Marcella Manni, attenzione alla fotografia contemporanea e a sperimentazioni con mezzi diversi 

L’INTERVISTA

Michele Fuoco


Con la mostra personale “Fantasies” della fotografa americana Lisa Kereszi, già assistente di Nan Goldin, apriva come associazione culturale, nel 2008, la galleria Metronom, in viale Amendola, diretta da Marcella Manni. Una mostra progettata per Festivalfilosofia. Da allora tanta arte d’avanguardia ha ospitato la galleria, ora in via Carteria, che gode di notorietà internazionale. «Dall’inizio l’idea di un dialogo con le realtà culturali cittadine era un punto essenziale della progettualità. In quegli anni stavo lavorando – dice la Manni - per la casa editrice di Bologna, Damiani, occupandomi di progettare il catalogo, con una specifica attenzione alla fotografia contemporanea. Inizialmente Metronom voleva essere un mio spazio di autonomia progettuale e di ricerca, poi si è evoluto».

È riduttivo dire che Metronom si occupa di fotografia?

«È riduttivo, anche se a volte necessario, mettere delle etichette. Dire ‘Metronom si occupa di fotografia’ è utile a contestualizzare un ambito di ricerca, che oggi è molto fluido e con contorni sfumati. In particolare gli artisti più giovani sono abituati a sperimentare e a testare mezzi diversi. Artisti come Mark Dorf, Kenta Cobayashi, Olaf Breuning o Taisuke Koyama utilizzano il medium fotografico con consapevolezza e esperienza, con formalizzazioni differenti: Dorf al limite dello scultoreo, Cobayashi con rigorose ‘sbavature’ di pixel, Koyama indaga la rappresentazione della luce come fenomeno fisico, Breuning si affida all’ironia citazionista della messa in scena scrupolosamente costruita. Sono alcuni esempi».

Può nascere la preoccupazione che, in provincia, la gente non capisca certe forme d’arte?

«Credo che il rischio maggiore sia che in una provincia come Modena, che non è come tante altre, non ci si aspetti, di trovare un certo tipo di offerta e di ricerca nell’ambito delle arti visive. Questo forse è l’atteggiamento provinciale: si è pronti a fare il giro delle gallerie di Londra o New York, di Milano o in fiera a Basilea, ma se l’offerta è vicino casa sembra meno intrigante. Ci sono luminosi esempi di attività in città, non solo in questo settore, che smentiscono il pregiudizio».

La galleria non si ferma solo alla semplice esposizione. Quali iniziative la caratterizzano?

«L’idea dell’associazione culturale nasceva dalla volontà di offrire una serie di iniziative di approfondimento e divulgazione rispetto a temi della cultura visuale. Tutto questo lavoro, tra ricerca e divulgazione, è riassunto in “Generazione critica”. È il nome del convegno annuale, con un sito di notizie e contenuti di approfondimento, e di una collana editoriale con taglio critico e generazionale. Tre gli incontri per presentare su Instagram, l’ultimo volume, “Fasten your seatbelt».

Le rassegne e gli autori più importanti a Metronom ?

«Negli anni tutti i progetti sono sempre stati pensati, realizzati e proposti in stretta collaborazione con gli artisti: questa la ricchezza e l’importanza delle attività proposte. E sul sito metronom.it c’è un ampio archivio. Cito una iniziativa recente: dal 2018 il progetto digital video wall comprende una programmazione di progetti digitali in uno spazio fruibile 24 ore dall’esterno, un esempio direi lungimirante di programmazione per uno spazio culturale».

C’è stato modo di valorizzare l’arte del territorio?

«Ricordo il premio Artifact a Levizzano, la partecipazione a Arte in Contemporanea in spazi del centro a Modena, il programma di residenza LIVEstudio… E per Natale “Illuminismi”, con luminarie in via Carteria, costruendo una micro-rete locale, tra artisti, attività creative e realtà commerciali».

In che modo la galleria si impone oltre i confini locali?

«Lavorando in modo serio e coerente senza porsi limiti o confini. C’è tanto lavoro, tanta ricerca e tanto studio dietro ogni progetto presentato, in sede, fuori o, come ora, online…La selezione come finalisti con Christto&Andrew al Prix Decouvert al Festival di Arles, la partecipazione a fiere internazionali, la collaborazione con NonostanteMarras (lo spazio di Antonio Marras a Milano) che ogni anno ci ospita per un progetto in occasione di Photo Vogue Festival. Per questa edizione ci sarà Francesco Bellina».

Cosa è cambiato e cambierà col Covid? E’ possibile fare un programma ?

«Ci sono limiti oggettivi e sostanziali: mostre chiuse, limitazioni agli spostamenti, fiere cancellate….l’elenco è lungo. Sono cambiate, forzatamente, le abitudini. Intercettare e dare risposte a questi cambiamenti è il programma per il futuro. In pratica, da marzo in poi, si sono ripensate attività perché siano sostenibili e fruibili, focalizzandosi sulle attività editoriali, ripensando anche il concetto stesso di mostra: l’allestimento di Dump! per Festivalfilosofia è un esempio; le presentazione del libro Fasten Your Seat Belt; la valorizzazione della programmazione sul video wall, grazie alla sua libera fruizione dall’esterno, che è quello più concreto e sostenibile nell’immediato futuro». —

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