Modena, il libro. «Siamo ancora fascisti E oggi l’emergenza ci fa sognare l’Uomo forte

Francesco Filippi presenta il suo ultimo libro in cui affronta l’eredità del Ventennio

MODENA Italiani, brava gente? «Giornalisti della tv pubblica parlano di quanto gli italiani volessero bene a Mussolini su un programma della tv pubblica, tanto per citare Bruno Vespa nell’uscita ad Agorà di martedì. La verità è che ci piace rincorrere una memoria positiva che vede gli italiani di allora come gente che ha fatto la guerra non particolarmente convinta dell’ideologia fascista ma trascinata in un conflitto che non capisce e non vuole» commenta ironicamente lo storico Francesco Filippi che, in occasione della commemorazione dei Fatti d’armi di Limidi di Soliera, presenterà oggi il suo libro “Ma perché siamo ancora fascisti?”. Libro utile per spiegare anche un presente “nero”, all’insegna di crisi che minacciano la tenuta della coesione sociale, in cui «la voglia dell’uomo forte, del Duce, e la nostalgia per un passato che non si conosce entrano in gioco per costruire un ideale diverso rispetto alla realtà che oggi gli italiani hanno davanti». 
 
 
 
Il titolo del libro sottintende che sì, siamo fascisti. E che lei ci spiegherà il perché. È un’affermazione che potrebbe sorprendere molte persone convinte di non esserlo.
 
«Il titolo è volutamente “ruvido” per far partire un ragionamento sull’attuale identità degli italiani. “Ma perché siamo ancora fascisti?” è la domanda che la gente mi rivolgeva quando presentavo il primo libro “Mussolini ha fatto anche cose buone”. Nel momento in cui un pubblico interessato al tema si rende conto che le bufale sul fascismo sono ancora così presenti nella realtà del Paese, ecco che comincia a chiedersi perché il fascismo si occupa ancora di noi e perché noi, in qualche modo, siamo ancora fascisti. Io credo che oggi gran parte del tessuto valoriale che l’Italia ha e che si tiene stretta per dichiararsi unita, si appoggia pesantemente su una serie di prospettive, identità e simboli (su tutti la bandiera) che per lungo tempo il fascismo ha manipolato e inquinato con la sua ideologia identitaria. L’Italia non ha mai fatto i conti con il suo passato totalitario». 
 
Cosa non è stato tolto di mezzo delle “macerie” del fascismo? Può farci qualche esempio di quello che non ha funzionato nella nostra opera di defascistizzazione?
«Ad esempio non è stato fatto un vero processo di epurazione. Ricordo che la commissione istituita per la defascistizzazione del Paese viene di fatto affossata nella primavera del ’46 a favore di un processo più ampio di pacificazione nazionale che culmina con la cosiddetta amnistia Togliatti nell’estate del ’46. Non solo non viene fatta un’epurazione ampia, ma non si va a toccare l’apparato burocratico dello Stato. Per vent’anni l’Italia è stata sotto un regime totalitario, quindi non dimentichiamoci che l’apparato dello Stato sopravvissuto alla guerra è lo stesso che per vent’anni è stato fascista. Nel dopoguerra si è stati costretti a scegliere tra ripulire lo Stato dal fascismo, svuotando dunque la macchina burocratica, e sperare che decine di migliaia di funzionari, che magari erano stati anche convintamente fascisti, aiutassero l’Italia nella costruzione della sua struttura democratica». 
 
E si è scelto la seconda via. 
«Proprio così, si è scelto di ripartire gettandosi alle spalle quello che è stato un ventennio complesso di cui nessuno parla. Si parla molto di Resistenza e molto poco invece del periodo ’22-’43 perché quegli anni, nel ’45, mettono tutti di fronte ad alcuni interrogativi: “chi è stato veramente fascista?”, “chi ha davvero lavorato al fascismo?”, “quale grado di collaborazione ti rende colpevole?”, “basta aver preso la tessera del partito per fare di te un fascista?”. Domande complicate che ovviamente toccano tutta la società italiana ma che nessuno si pone e in certo qual modo cadono nel dimenticatoio, consentendo alle rovine del fascismo di mantenere sullo sfondo questo orizzonte di oblio senza cancellazione». 
 
Dunque che tipo di memoria è la nostra?
«Quella che meglio ha potuto soddisfare il rapporto tra responsabilità e ripartenza. Mentre nel caso tedesco c’è stata una forte impronta degli alleati affinché, almeno di facciata, si facesse un mea culpa pubblico e si ripulisse lo Stato tedesco dal nazismo, in Italia siamo stati tutti d’accordo nell’affermare che la guerra civile degli italiani per liberare sé stessi dal fascismo avesse in qualche modo ripulito la coscienza del Paese. Noi rincorriamo una memoria positiva che ricorda gli italiani di allora come gente che ha fatto la guerra non particolarmente convinta dell’ideologia fascista ma trascinata in un conflitto che non capisce e che non vuole. Nonostante la realtà storiografica sia ben diversa, la costruzione del mito degli “italiani brava gente” comincia proprio dalla necessità di permettere a milioni di italiani di dire “la tragedia della Seconda Guerra Mondiale non è colpa mia”. E questa cosa viene portata avanti non solo attraverso la letteratura e la retorica pubblica ma anche attraverso strumenti della comunicazione di massa, come il cinema». 
 
Alcuni si raccontano come “nostalgici” di quel periodo. È davvero così vergognoso per tutti quel passato?

 

«Da storico, lo specifico: come fenomeno storiografico il fascismo evidentemente ha un inizio e una fine che è ‘22-‘45, legato alla vita del suo fondatore Benito Mussolini però, più in generale, se il fascismo in Italia finisce nel ’45, i fascisti no. Per usare un’espressione di Umberto Eco, il fascismo è una retorica, un modo di dire le cose, una “spia” di deriva autoritaria. La voglia dell’uomo forte è una malattia della nostra democrazia che è rimasta latente per anni. Un sondaggio di Ilvo Diamanti pubblicato in giugno su Repubblica riportava che 4 italiani su 10 dicono di preferire il cosiddetto uomo forte alla guida del Paese in situazioni di emergenza. Dunque 4 italiani su 10 oggi ritengono che la democrazia parlamentare non possa riso

 

In occasione della commemorazione dei fatti d'armi di Limidi di Soliera, alle 18.30 lo storico della mentalità Francesco Filippi presenterà in diretta streaming il suo libro "Ma perchè siamo ancora fascisti?" . L'evento è organizzato da Istituto Storico di Modena, Arci Modena, Vibra Club, Lo Spazio Nuovo, Arci Soliera, Dude e Modena Sobborghi e sarà in diretta sui loro canali Facebook e YouTube.
 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi