L’Incontro di Carpi, due box d’asporto per superare la zona arancione

CARPI Due box da asporto con eventuale consegna a domicilio. L’uno che custodisce un menù a base di pesce, l’altro pensato per chi, invece, predilige la carne. Ecco dunque che ancora una volta il ristorante L’Incontro di Carpi ha pensato bene di fare di necessità virtù.

In cucina con lo chef / L'Incontro di Carpi



La necessità? Un’Emilia- Romagna con outfit monocolore, ossia l’arancione preteso da Covid. Colore che impone la chiusura di ristoranti e bar. Vietato sedersi a tavola fuori dalla cucina di casa. La virtù? La resistenza. Nonché la capacità di non tradire il patto di fiducia con i propri clienti rendendo sempre e comunque giustizia alle loro aspettative.

Con una “chicca” di buon auspicio in più: il gioco. Che rimane pur sempre una boa cui aggrapparsi in un mare in tempesta. «Abbiamo chiesto ai nostri clienti di mandarci un selfie con il menù-box prescelto. Foto che stamperemo e con cui decoreremo l’albero di natale. E per chi scatterà l’immagine più accattivante ci sarà anche un premio. Un piccolo gioco il cui obiettivo è risollevare un filo gli animi. Per quanto consci che al momento c’è ben poco da festeggiare, noi non abbiamo intenzione di rinunciare al Natale. E se, per quanto a distanza, possiamo creare l’occasione di condividerne l’atmosfera con chi crede in noi e nel nostro lavoro…beh, perché esimerci?».

Domanda volutamente pleonastica di Gianfranco Zinani, sommelier che al pari di Luciana Toni e dello chef Carlo Gozzi, del ristorante carpigiano è pietra angolare. E che in materia di ristorazione ha molto da raccontare. «La nostra storia è davvero lunga. Al tempo eravamo dei bravi baristi. Poi nel 1986 è nato in noi il desiderio – in principio sussurrato, quindi ribadito ad alta voce – di misurarci anche con la ristorazione. Motivo per cui abbiamo deciso di trasformare un semplice bar caffetteria in un Bar Spaghetteria. All’epoca si rivelò una piccola rivoluzione, l’idea infatti suonò del tutto innovativa. Fu un incontro di due mondi affini eppure diversi.

E “Incontro” lo chiamammo. Anche perché divenne il luogo d’incontro per antonomasia. Carpi in quel momento storico era il regno indiscusso della maglieria con gente che veniva da ogni angolo del globo. La nostra proposta? Ricche prime colazioni e parecchia tavola fredda in nome di pasti snelli e veloci. Ma anche primi piatti di alta qualità fedeli ai prodotti del territorio. Sempre conditi con l’estro dello chef». La svolta radicale arriva però una decina d’anni più tardi. «Nel 1995 siamo ripartiti con un nuovo locale. Portandoci appresso il nome. Forti di una costante crescita abbiamo fatto il salto di qualità. Ora…anzi già da sette, otto anni, sentiamo di aver raggiunto un grande equilibrio. La peculiarità dell’Incontro? La continuità. Che significa anche coerenza

. Non ci fregiamo di stelle ma la validità della nostra proposta culinaria viene percepita da qualsivoglia palato. Garantiamo sempre e comunque un menù di riconosciuta qualità, senza alti nè bassi. Qui il cliente si sente a casa. Per quanto creativa la nostra cucina esalta l’impareggiabile offerta del territorio. Norcini emiliani, acetaie a chilometro zero, caseifici dietro l’angolo…siamo maniacali nella scelta dei fornitori. Inoltre spaziamo anche sul mare utilizzando ingredienti di prima scelta sempre freschissimi che trattiamo con rispetto e semplicità. Il che si traduce in abbinamenti azzeccati e nell’uso assai moderato di salse di accompagnamento». —
 

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