Modena Il pianista Giovanni Bellucci «Il mio percorso artistico verso il genio di Beethoven»

Il concerto senza pubblico oggi in diretta youtube sul canale del Teatro Pavarotti. Saranno eseguite la Quinta Sinfonia, la Sonata Patetica e la Tempesta

MODENA Questa sera il Teatro Comunale aprirà le porte al pianista Giovanni Bellucci. Solo a lui, però: il concerto dedicato a Beethoven, con la Quinta Sinfonia, la Sonata Patetica e la Tempesta, sarà disponibile in streaming.

Il palco del Luciano Pavarotti intende, con questo concerto, proseguire l’omaggio musicale al genio di Beethoven nei 250 anni della nascita.


Bellucci è artista di fama internazionale che, fin dagli esordi, ha dedicato alla musica di Beethoven una parte rilevante del suo repertorio pianistico.

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Tra tutti, come mai predilige da sempre proprio Beethoven?

«Ogni volta che si inizia un percorso artistico si eleggono i propri idoli. È come se si avvertisse fin da subito il bisogno di attaccarsi a un grande autore. Beethoven ha costituito probabilmente una figura di immediato impatto per me. Non penso che esista un personaggio più eccentrico e più curioso di lui nel panorama dei compositori del ‘700 e primi ‘800. Per capirne la straordinarietà basta guardare alla sua iconografia: con quell’aria anticonformista, senza parrucche secondo la moda del tempo, sopra le righe. Per di più sordo e filosofo».

Basterebbero forse questi tratti così umani per descrivere la grandezza di Beethoven, poi però c’è la sua musica a rincarare la dose.

«La sua musica si fonda su una grande capacità architettonica. Andando poi a scomporre le opere monumentali e ci tengo a precisare che non tutte sono tali, perché Beethoven è stato anche un grande miniaturista. Dicevo, scomponendo le sue grandi opere si scorgono sempre dei frammenti basati su incisi molto lapidari. In molti, a proposito di quei frammenti, ricordano la formula del “destino che bussa alla porta”. Una formula che troviamo preponderante nella Quinta Sinfonia. Penso che il suo modo di comporre queste frasi musicali sia davvero intelligente perché riesce a descrivere in modo ambiguo il destino: non si tratta solo di un elemento foriero di negatività, ma è lo stato d’animo dell’ignoto, del futuro imminente».

Dal palco del Comunale suonerà un Beethoven nella trascrizione di Franz Liszt. Hanno qualcosa in comune?

«Liszt sta agli antipodi rispetto a Beethoven. È stato un uomo estremamente buono, con un’incredibile propensione verso il prossimo. Fu molto amato dai suoi allievi, ha fondato una scuola pianistica che ancora oggi lascia traccia. Lì ha insegnato sempre gratuitamente e nel punto di massima fama della sua carriera artistica ha iniziato a suonare solo per beneficenza. Fu lui, tra l’altro, con i soldi raccolti in molte di queste occasioni, a erigere il primo monumento a Beethoven, posato a Bonne, nella città natale del compositore tedesco. Liszt è l’altra metà della mela dell’universo Beethoven. Lui, straordinario interprete del XIX secolo, si è infatti avvicinato alla musica del grande compositore senza disconoscerne le contraddizioni umane, ma trovando la chiave giusta per restituire la sua musica».

La spaventa l’idea di suonare in un teatro vuoto?

«Un’esperienza simile l’ho già vissuta registrando concerti in diretta per la radio, ma non è proprio la stessa cosa. Quando si suona su un palco si avverte chiaramente quello che sta succedendo in platea. La presenza del pubblico è fondamentale per la riuscita, o meno, di un concerto». —




 

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