Contenuto riservato agli abbonati

Moro: «La digitalizzazione strada maestra per valorizzare il patrimonio culturale»

La direttrice dell’istituto centrale: «Il percorso dell’Estense Digital Library è un modello»

Modena. Il convegno organizzato venerdi scorso dalle Gallerie Estensi di Modena è stato un’occasione imperdibile per approfondire i progressi del progetto “Estense Digital Library” per la digitalizzazione dell’immenso patrimonio culturale conservato nella Biblioteca Estense e per parlare dei nuovi strumenti per la consultazione, la ricerca e l’insegnamento. Il progetto, coordinato dalla direttrice Martina Bagnoli, è stato realizzato grazie alle tecnologie digitali avanzate della Franco Cosimo Panini editore, in collaborazione con l’Almage Lab e il Centro di ricerca sulle Digital Humanities dell’Università di Modena e Reggio, il progetto Ago Modena Fabbriche culturali e con il sostegno finanziario della Fondazione di Modena.

Il grande valore culturale della piattaforma realizzata per il progetto non consiste solo nelle immagini ad alta definizione e nella grande mole di dati che vengono via via incrementati e che possono esser condivisi e scambiati ma soprattutto, grazie all’utilizzo di standard internazionali, nella possibilità di interazione da parte degli utenti, come avviene in altre importanti istituzioni europee e statunitensi tra cui la Bibliotèque Nationale di Parigi, la British Library di Londra, la Library of Congress e Smithsonian Institution di Washington, il Paul Getty Museum di Los Angeles.


A introdurre il convegno con parole di grande apprezzamento per il progetto sull’Estense Digital Library è stata Laura Moro che ora riveste l’impegnativo ruolo di direttrice dell’Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale, la neonata struttura del ministero per i Beni e le Attività culturali, fortemente voluta dal ministro Dario Franceschini. Abbiamo colto l’occasione per chiederle alcune riflessioni sul complesso lavoro che sta organizzando per realizzare quello che è stato definito l’ecosistema digitale della cultura italiana.

«Come opportunamente è stato fatto per il progetto modenese della Estense Digital Library – dice Laura Moro - è necessario partire dalla definizione di chiare politiche e obiettivi comuni per poi individuare gli strumenti metodologici e tecnologici da applicare ai processi di digitalizzazione, per mettere a sistema le azioni dei diversi istituti e far dialogare le banche dati e le piattaforme esistenti. Tante sono le risorse digitali per il considerevole patrimonio culturale italiano ma sono frammentarie e male organizzate: occorre creare le condizioni perché il patrimonio informativo della cultura possa essere al centro della politiche di valorizzazione del patrimonio culturale».

Un’efficace e moderna rete digitale, oltre a una ricerca dei dati, deve stimolare l’utente a interagire creando propri percorsi di ricerca.

«Occorre trovare nuove modalità di fruizione che includano e coinvolgano l’utente stimolandolo a correlare i dati e consentendogli di personalizzarli e salvare i propri percorsi di ricerca e di condividerli: tracciare il proprio percorso e metterlo a disposizione degli altri è un contributo di conoscenza».

L’obiettivo è un Piano di digitalizzazione nazionale per il patrimonio culturale allineato con le recenti strategie del ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione e con le regole dell’Agenzia per l’Italia Digitale.

«Certamente: il Piano si pone in maniera verticale rispetto alla strategia nazionale disegnata del Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione e al nuovo Piano triennale 2020-2022 per l’informatica nella pubblica amministrazione che fissa le regole base dell’informatica per far funzionare l’infrastruttura digitale del Paese».

Lei ha collaborato con Antonio Lampis, già direttore generale dei musei del Mibact alla stesura del Piano triennale per la digitalizzazione e innovazione dei musei, molto articolato e preciso ma di complessa attuazione.

«Si tratta di un Piano sicuramente molto sfidante rispetto alle risorse attuali dei musei ma efficace per i criteri chiari e gli obiettivi di lungo termine che si pone, utili per le strategie organizzative e operative e per i loro servizi. È una significativa prospettiva in vista dell’attivazione della piattaforma del Sistema Museale Nazionale in cui potranno essere collegati i musei e i luoghi della cultura italiani pubblici e privati».

Un’ultima considerazione sulle attività digitali delle istituzioni culturali che, chiuse forzatamente a causa dalla pandemia, hanno fatto ricorso alle risorse digitali per tentare di mantenere aperto, seppure con grandi difficoltà, un dialogo con i propri pubblici e per proseguire attività didattiche con le scuole, utilizzando soprattutto i canali social.

«Prima della pandemia i prodotti digitali erano ritenuti una risorsa in più, a corredo delle attività ordinarie o straordinarie come eventi o esposizioni realizzate dalle istituzioni culturali: ora ci siamo resi conto che ogni istituzione dovrebbe impegnarsi per avere un’organizzazione strutturata che consenta di mappare le diverse attività e gestire le risorse tecnologiche con una pianificazione strategica sui diversi strumenti digitali, non affidandole soltanto ai canali social».