Modena. « “Neoitaliani” forti nell’emergenza ma il virus ha diviso in due il paese»

Beppe Severgnini nutre grande fiducia sulle nostra capacità di uscire bene anche da questa crisi

MODENA. Beppe Severgnini sembra credere in noi più di quanto noi stessi crediamo nella capacità italiana di reagire. In modo consono, costruttivo. Il che senza dubbio è lusinghiero. Eppure, fuori dai denti, un po' ci scoccia. Ne va della nostra reputazione. Se infatti è vero che “mangiaspaghetti faciloni” è un’offesa da lavare con il sangue, suona altrettanto veritiero che coltivare il luogo comune “siamo tutto genio e sregolatezza” è sport nazionale.

Peccato, o per fortuna, che Severgnini nel suo ultimo libro “Neoitaliani” – edito da Rizzoli sarà presentato domani alle 21 a “Ne vale la pena” Youtube Biblioteche Comune di Carpi e domenica 29 novembre alle 17.30 in diretta streaming al Forum Monzani – racconti una storia un po’ diversa. A ben leggere più edificante. Estimatore di liste ed elenchi, il giornalista che usa l’ironia come inchiostro per la sua penna arguta ha dunque partorito il manifesto di una nuova italianità. Durante e post coronavirus. Cinquanta brevi capitoli simili a punti fermi. Il cui incipit è sempre un perché. Perché di (buoni) motivi per essere italiani ne esistono ancora tanti. Cinquanta basteranno? Chissà. L’anteprima all’ultima fatica di bsev - così si firma lui - è una telefonata allegra ma non troppo. Regge un ritmo vivace, ondeggia lieve su note positive. Ma mai, neppure per un istante, molla la presa sulla realtà. Che, requiem ancora in fieri nelle mani di un folle compositore – leggi Covid - è puro sgomento per l’anima.


Lei scrive che, una volta messi con le spalle al muro, quasi nostro malgrado siamo riusciti a dare il meglio. Ci siamo scoperti disciplinati. Però c’è un però: “Neoitaliani” è stato scritto illo tempore.

«Ma rimane vero. L’attualità viaggia più veloce della scrittura. Ciò non toglie che anche oggi stiamo dimostrando di resistere all’emergenza. Ognuno di noi, in modo personale e sorprendente. Non dobbiamo dimenticare che questo virus, oltre ad essere pericoloso, è vigliacco. Ha tagliato il paese in due. Da una parte quelli dello stipendio garantito, dall’altra coloro che non hanno più un lavoro. Detto ciò, in termini di pianificazione ancora non riusciamo a dare il meglio di noi stessi».

“Neoitaliani” è stato dato alle stampe il 31 luglio. Quando cioè nessuno si sognava di protestare in piazza. Ma se in primavera abbiamo reputato necessaria la clausura, a ‘sto giro ci sentiamo agli arresti domiciliari.

«La gente ora protesta perché chi di dovere non è stato in grado di spiegare la situazione con trasparenza. Al grido esasperato di “al lupo, al lupo” la scienza sta generando una grande confusione. Gli scienziati non devono fare il nostro mestiere così come noi giornalisti non dobbiamo fare il loro. Bisogna agire in modo responsabile nel contesto di competenza. Quanto detto di recente da Andrea Crisanti in merito al vaccino (“senza dati non me lo faccio, voglio essere sicuro che sia stato testato e non sono disposto ad accettare scorciatoie”, ndr) risuona molto grave. Crisanti è voce oltremodo autorevole in materia di microbiologia, non può permettersi certe uscite. Tutto ciò rischia di alimentare in noi la superstizione».

Capitolo 5: “Perché siamo capaci di bei gesti. Sui buoni comportamenti ci stiamo lavorando”. Davvero? O la solidarietà l’abbiamo esaurita durante il precedente lockdown?

«Mi ritengo un ottimista. Ma non sono un ragazzino ingenuo, tantomeno uno stupido. È evidente che cinquanta pilastri, ossia il nostro bicchiere mezzo pieno, non bastano. Bisogna sempre misurarsi con l’altro lato della medaglia, il bicchiere mezzo vuoto. La pandemia è una lente d’ingrandimento che mette a fuoco le persone. Nel bene e nel male. Chi è generoso continua ad esserlo. Anzi, lo diventa ulteriormente. Chi si è sovente dimostrato chiuso in sé stesso resta tale. Lo stesso dicasi per coloro che si crogiolano nella superstizione. Ma non sottovalutiamoci. Nonostante il futuro incerto vantiamo i numeri per fare nuove cose. Postilla importante: “Neoitaliani” non è un libro sul coronavirus. Lungi da me la volontà di scrivere un instant book. La pandemia mi ha dato la motivazione, nonché mi ha posto nella condizione di riproporre un ritratto nazionale. Che vorrei fosse terapeutico».

In un cameo lei chiama in causa Indro Montanelli, suo maestro per antonomasia. Oggi cosa scriverebbe Montanelli di noi italiani?

«Sono convinto che vedrebbe gli italiani con i miei stessi occhi. O forse sono io che vi vedo – e vedo me stesso – con il suo sguardo. Quando si cresce accanto ad un maestro è impossibile restarne “immuni”. Rispetto al sottoscritto Montanelli si fingeva senz’altro più pessimista. Io di contro mostro sempre il mio profilo più positivo e propositivo. Ma questo non mi rende meno preoccupato».

Domanda campanilista: che italiani sono i modenesi?

«Italiani che possono contare su valori robusti. Tra il 2010 e il 2013 ho fatto tre lunghissimi viaggi. Viaggi rigorosamente in treno diventati poi un libro: “Signori, si cambia”. Tagliando l’Europa in verticale sono andato anche da Berlino a Palermo. Ero con un collega tedesco e senza pensarci un istante di troppo ho deciso che la prima tappa dopo il Brennero doveva essere Modena. Certo, anche per il cibo. La gastronomia non è un aspetto trascurabile della nostra vita. Mangiamo ben tre volte al giorno! La vostra città è una vera gioia per il palato. E non solo. Ma a proposito di Modena...».

Dica.

«Vorrei soffermarmi proprio sul Forum Monzani. Sono contento di presentare “Neoitaliani” in diretta streaming. Epperò al medesimo tempo sento quasi un nodo alla gola, un po’ di magone. Sarà come giocare una partita di serie A in uno stadio a porte chiuse. E non lo dico per lamentarmi, anzi. Io siedo nella rosa dei fortunati. Penso piuttosto ai professionisti che grazie al loro lavoro hanno permesso al Forum di essere sempre pieno, satollo di pubblico. Persone che oggi vivono in grandissima difficoltà. Conservo ricordi molto belli legati a numerosi eventi organizzati in presenza al Forum. Dovrò impegnarmi in uno sforzo di immaginazione. Credo mi verrà semplice: parlerò guardando negli occhi i modenesi lì seduti ad ascoltarmi». —