Mediando, la cooperativa che aiuta le persone a conoscersi meglio

MODENA Andare sul posto, ascoltare i cittadini, instaurare un clima di fiducia, promuovere attività che favoriscano la conoscenza reciproca e il miglioramento delle condizioni di vita.

Come l’utilizzo di una sala condominiale o di un cortile in modo condiviso e creativo; la possibilità di incontrare gli abitanti di un appartamento di richiedenti asilo o un vicino di casa con un disturbo psichiatrico, persone i cui comportamenti vengono spesso letti con forti pregiudizi. Nel suo lavoro di sviluppo di comunità, Martina Esposito, mediatrice familiare e sociale all’interno della cooperativa sociale Mediando di Modena, sostiene l’integrazione di cittadini fragili e un’idea di città più equa, responsabile e inclusiva.


E non solo: «Mi occupo anche di promozione di una cultura della mediazione attraverso percorsi nelle scuole – spiega Martina - Tratto temi come bullismo, cyberbullismo, gestione creativa dei conflitti... Incontro realtà molto diverse tra loro, dove il filo rosso resta la difficoltà nella gestione delle relazioni tra tutti gli attori: alunni, insegnanti, genitori». Martina racconta che quando sente parlare di cittadinanza attiva le viene in mente spesso sua nonna che spazzava il marciapiede davanti a casa, facendo una cosa per sé e contemporaneamente rendendo l’ambiente più bello per tutti. «Questo per dire che tutti quotidianamente abbiamo la possibilità di condurre piccole azioni significative per la comunità – afferma la mediatrice – Si tratta di un modo di vivere l’ambiente urbano, una postura fatta principalmente di attenzione. Personalmente, tendo all’attenzione: conosco bene il mio quartiere, mi interesso delle realtà che lo compongono e mi accorgo quando viene rimossa una panchina, riaperta una fontana o assegnano un nuovo spazio a un’associazione. La città è la nostra casa e per prima cosa dobbiamo conoscerla».

Accorgersi che altri esistono oltre a noi, con altre storie personali, culture d’origine, preferenze sessuali, priorità. «Siamo così concentrati sui nostri bisogni che sempre più difficilmente ci lasciamo stupire – conclude Martina - Per fortuna il diverso ci sposta da noi, ci permette di far prendere aria ai pensieri! Insieme e conseguentemente a questo “entusiasmo dello sguardo”, credo dovremmo sentirci tutti responsabili di quello che accade intorno a noi. Dismettere questa penosa esternalizzazione della colpa per cui è sempre qualcun altro il responsabile delle mie infelicità. Uno dei cardini della mediazione è la restituzione del conflitto in mano ai confliggenti, perché possa essere occasione di crescita e perché li tolga dalla condizione della vittima attivando la creatività necessaria per rispondere alla domanda: io cosa posso fare per star meglio?».