Modena. Galleria Mazzoli: Walter Robinson alla scoperta della nuova cultura popolare

Percorso nell’elegia del colore con linguaggio che richiama la pratica pittorica tradizionale di raffinata complessità formale 

Modena. Di interesse particolare è la mostra di Walter Robinson: Nuovi dipinti e lavori su carta, 2023-2020” alla Galleria Mazzoli, e monumentale la monografia che l’accompagna, a cura di Richard Milazzo. Osservando gli imponenti hamburger, prodotti farmaceutici (analgesici, in particolare) sigarette, una quantità enorme di dollari, figure di amanti, e persino la dominante Ferrari (purtroppo non in quest’ultimo anno) non si può non pensare alla neopop e, quindi, a Andy Warhol per le immagini, oggetti presi al contesto quotidiano, della cultura popolare, nella contaminazione tra arte e vita invocata da movimenti d’avanguardia. Ma nelle opere dell’artista americano, che è anche critico e scrittore, si avvera anche un’operazione ludica, ironica perché gli elementi reali vengono ingranditi in modo singolare, acquistando una dimensione metafisica.

E quei simboli flagranti del nostro tempo trovano rappresentazioni e conformazioni di raffinata complessità formale. Tra i 15 grandi dipinti, che dialogano con opere ad acrilico su carte e tela di varie dimensioni, anche il raffinato “Pulp Romance” che s’impone per la corale scena di varia umanità che pare porre l’accento sulla struttura sociale, sul modo con cui affrontiamo la vita collettiva, mettendo in discussione il nostro modo di fare. Si può constatare come tutta la sua opera non perda i legami con la tradizione del nuovo e trovi collocazione anche nella cultura “postmoderna” per il carattere liberatorio, giocoso, la combinazione di stili. Richiama anche ad una pratica pittorica tradizionale, ad un interesse eclettico per maniere di un passato remoto ma anche prossimo delle avanguardie storiche.

Un’arte figurativa, fortemente comunicativa, capace di trovare una identità di linguaggio e di valori estetici specifici. “Robinson è stato – nota Milazzo - uno dei primi e più influenti rappresentanti dell’arte della “Picture Theory”, impegnata sul fronte della critica postmoderna della rappresentazione, ma ha deciso di servirsi della pittura invece che della fotografia come medium di elezione, anche se molti dei suoi dipinti sono tratti da fonti fotografiche, come le copertine dei romanzetti rosa, dei romanzi gialli o dalla moltitudine di immagini generate dall’industria pubblicitaria. Pochi altri artisti hanno usato la pittura come Robinson, per criticare lo “Spettacolo del mondo delle immagini”, basato sulla fotografia, ma non senza riaffermare i valori della sincerità dell’intenzione estetica in una cultura cinica, mettendo sul tavolo persino il romanticismo (l’emozione appassionata), indipendentemente dal fatto che sia ritratto in termini sinistri o amorevoli”. In un impianto di disciplinata articolazione di ogni parte dell’opera vive l’esigenza di una riqualificazione dei contenuti, come recupero di presenze affettive (lettera segreta) con attenzione anche all’interiorità.

E proprio dal dispiegarsi dell’energia interna dei segni, dal loro combinarsi e comporsi, risulta la capacità e l’esistenza dell’immagine. Rara l’attitudine di Robinson a convertire sentimenti e sensazioni, ma anche la semplice realtà, in forme d’arte, di gusto intenso per la materia e il colore. Intenso e continuo il suo interrogarsi sulle possibilità di scoprire i principi dell’opera e di comunicarli agli altri. Il curatore Milazzo pone l’accento sul fatto che l’artista ha fatto una straordinaria carriere anche come scrittore. “Oltre ad avere fondato con Edit DeAk la rivista Art-Rite e avere lavorato per Art in America nel suo periodo d’oro, Robinson nell’East Village degli anni Ottanta è stato un critico pungente, quasi un socratico tafano, e ha scritto dei suoi personaggi originali e della sua vita di strada, costruendo così inevitabilmente una storia della scena locale del Village e del Lower East Side di New York. Negli anni in cui questi quartieri della città (con il South Bronx) soffrivano di gravi squilibri sociali ed erano tragicamente colpiti dalla piaga dei senza tetto e dell’AIDS, il periodo tra il 1982 e il 1988 ha contribuito alla reinvenzione paradigmatica del mondo dell’arte. Robinson svolse un ruolo cruciale in questo processo di re-immaginazione, con la sua pittura, con i suoi scritti, con il suo lavoro di redattore della sezione arte dell’East Village Eye, una pubblicazione effimera, indisciplinata, indignata che si occupava di arti in generale”.

La mostra resterà aperta fino al 31 gennaio, dal lunedì al sabato 9-13 e 15,30–19. Accesso secondo le disposizioni imposte dal Covid.