Contenuto riservato agli abbonati

Modena, le sfide ad alta velocità tra i piloti nei manifesti delle “Corse su carta”

La grande passione del collezionista Lauro Malavolti ha permesso di realizzare un libro con incredibili rarità grafiche

MODENA. Passione per le auto da corsa e valore d’arte coniugano i manifesti che Lauro Malavolti ha collezionato negli anni. E dalla sua rara raccolta di migliaia di pezzi sono state selezionate le immagini del volume “Corse su carta” (Artioli Editore 1899), a cura del giornalista Daniele Buzzonetti.

Lauro lavorava già a 13 anni, come cameriere nel noto ristorante Cantoni, a Ponte della Pradella, in via Emilia Est, a pochi passi dalla Scuderia Ferrari e a 600 metri dalla Maserati. Inevitabile a ristorante la presenza di Enzo Ferrari con la moglie Laura, di Adolfo Orsi e del figlio Omar, titolari della Maserati, ai quali si univano piloti, tecnici e dirigenti del Cavallino e del Tridente. Tra i frequentatori anche Stanguellini e De Tomaso con la signora Isabella.

Il suo primo manifesto?

«E’ quello regalatomi, nel 1958, dal pilota Giorgio Scarlatti, un simpaticone romano che, invece di lasciarmi le mance, mi portava, al ritorno delle corse, il poster delle gare. Un esempio che veniva, poi, seguito da altri piloti, come Fangio, Jean Behrà, Collins e Phil Hill. Tutti i manifesti che ricevevo li incollavo, come trofei, sui muri della cantina di casa, dove sono rimasti quando ho cambiato abitazione. Quindi, li ho perduti. Ma ho continuato a collezionare. Ho conosciuto tanti piloti: Bandini, Surtees, Jacki Icks, Scarfiotti, Vaccarella, Govoni, Boffa, i fratelli Rodriguez, Mike Parkes… Tavolta, davanti al ristorante, sembrava, di essere ai box».

Un rapporto durato anni?

«Quando nel 1970, ho acquistato una piccola trattoria in via Menotti, molti mi hanno seguito. Qui ho riempito i muri con manifesti dei Gran Premi e fotografie dei piloti. E nel 1986, è stata organizzata dal Club Lamborghini France una serata d’eccezione con Ferruccio Lamborghini, per il 20° anniversario della Miura. Un evento ricordato da un manifesto. Ma il locale era poco capiente, allora nel 1989 mi sono trasferito in un nuovo ambiente, sempre in via Menotti. Uno spazio molto ampio, capace di accogliere alle pareti circa 300 manifesti e foto dei box dello storico Autodromo di Modena scattate dal giornalista a fotografo americano Coltrin Peter. Esposta, su permesso di Giulio De Angelis, anche la Chevron-Toyota di F.3 con cui il figlio Elio aveva vinto il Gran Premio a Montecarlo. A rotazione, al centro della sala, in bella mostra la Ferrari n. 27 di Michele Alboreto, la Lambo F.1 Modena e un motore Lamborghini per gare offshore. All’ingresso del locale la tabella di ferro con la scritta: “Ritrovo di sportivi ruggenti e buongustai».

I più assidui frequentatori?

«Alboreto, Arnoux, Sheekter, Pironi e altri che erano soprattutto amici. Li incontravo quando andavo a vedere i Gran Premi. Di passaggio a Modena, si fermavano con piacere al mio ristorante. Trovavano buona la cucina modenese, amichevole l’atmosfera, calda l’accoglienza. Mi portavano poster (Fangio mi regalò quello di Cuba del 1957) per la mia collezione e volevano che fossero esposti al ristorante».

Quanti manifesti ha messo insieme e come è riuscito a costruire la singolare collezione?

«La mia collezione è composta da circa 3mila 500 pezzi e si è arricchita con manifesti comprati alle aste, ma anche ai mercatini. Inoltre ho amici in tutta Europa che mi segnalano i posti in cui posso trovarli. Anche ora, se trovo il pezzo che m’interessa lo compro».

Che arco di tempo coprono i suoi manifesti?

«Vanno dagli anni ’20 del secolo scorso ad oggi. Fino agli anni ’80 sono da considerarsi ancora belli. Ora non più. Li fanno tutti uguali al computer. Non riescono a creare il movimento, l’atmosfera che la corsa determina. Molti miei manifesti sono pitture di artisti di talento che seguivano le tendenze del tempi, a partire dall’Art Déco per poi proseguire con lo stile realistico, sollecitato dal Regime».

Quali ritiene più interessanti?

«Quelli degli anni ’60 e ’70, come la serie dei GrandPrix di Monaco di Formula 1, perché offrono una rappresentazione tale che sembra di essere in tribuna a vedere la corsa. I più importanti sono quelli degli anni ’20 e dal 1935 al 1940».

E quelli a cui si sente più affezionato?

«Quelli del Gran Premio di Bari del 1948 con l’immagine, senza vetture, dei soli piloti iscritti alla gara, tra cui Nuvolari e Varzi; la locandina del Premio Francia 1979 autografata da Arnoux e Forghieri; Il Grand Prix dell’Australia del 1987, con la doppietta Ferrari di Berger-Alboreto, con firma di Alboreto; le Mans 1959 firmato da Phil Hill». —