Modena. «Elettra, quanta modernità in un testo classico così la vita della famiglia diventa protagonista»

Sui canali web di Emilia Romagna Teatro vanno in onda le pillole dell’allestimento in lavorazione al Teatro Storchi 


Elena pelloni

MODENA. Sono iniziate ieri le pillole video dello spettacolo “Elettra. Onora il padre e la madre” e andranno in onda sulla piattaforma digitale ErtonAir, tutte le sere alle 21, fino a domenica 17.

Una miniserie-video, nell’attesa del debutto sulle scene - originariamente previsto al Teatro Storchi per il 14 gennaio - dell’ultimo lavoro della compagnia Lacasadiargilla, firmato dai registi Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni, con la drammaturgia di Fabrizio Sinisi. Appunto, “Elettra. Onora il padre e la madre”.

Le pillole video sono nate da un’idea della videomaker Francesca Cappi e realizzate assieme ai registi, con la partecipazione degli attori Francesca Mazza e Simone Francia, Diana Manea, Paolo Minnielli, Giulia Trivero della Compagnia permanente di ERT.

«È stata proprio Ert a chiederci di lavorare sulla riscrittura di un classico. Un’occasione unica, perché mai come ora i classici ci parlano – svela Alessandro Ferroni – e da quel momento non siamo riusciti a toglierci dalla testa Elettra. È una figura che non comprendiamo, che ci provoca una forte sensazione di rifiuto. Ma all’interno di questo mito, spicca Clitennestra, la madre di Oreste e Elettra. Il suo sguardo sulla vicenda rappresenta il punto d’incontro tra me e Lisa, il punto di vista comune da cui guardare questa tragedia famigliare. E proprio la famiglia, con i suoi drammi e i suoi movimenti interni, è la cornice del nostro spettacolo».

Dove cade il baricentro della vostra Elettra?

«Sicuramente sulla responsabilità dei figli nella possibilità di costruire un mondo nuovo dopo la morte dei genitori. - risponde Lisa Ferlazzo Natoli - Il mito vuole infatti che Agamennone venga ucciso dalla moglie Clitennestra, dopo che questi aveva sacrificato la figlia prediletta di lei. Clitennestra cadrà poi vittima della vendetta dei suoi figli, Oreste ed Elettra. Nella nostra riscrittura teatrale abbiamo provato a immaginare, assieme ai figli matricidi, il loro futuro».

Riusciranno a uscire dalla casa del padre?

«Ecco allora il richiamo all’Angelo sterminatore di Buñuel, all’impossibilità di salvarsi dalle proprie catene di formalismi e immobilismi. - spiega Alessandro Ferroni - Allo stesso tempo, abbiamo voluto dare spazio anche al punto di vista di Clitennestra, al suo diritto di ricostruirsi una vita. E poi c’è un ulteriore filo rosso che unisce l’intera pièce: il cibo. Che è sostentamento ma anche fregio. E questo accade sempre più spesso nella nostra società».

Si parla di un dramma famigliare: avete dovuto mettere in campo esperienze personali per costruire la vostra Orestea?

È Lisa a rispondere: «Agamennone diventa un “questore capo” e ci siamo concentrati sulla figura di mio nonno. Purtroppo. Nel senso che non era una figura totalmente positiva. Nello scambio con Fabrizio Sinisi è entrato materiale personale, in diversi modi».

Per Alessandro, invece: «Più che ispirarsi al bagaglio personale, nonostante Lisa abbia gentilmente fatto dono di suoi affetti ed esperienze personali, abbiamo cercato di sviluppare e dare peso a ciascun personaggio. Parliamo infatti di comunità, di un gruppo e non per un’individualità. Alcuni personaggi hanno più voce di altri, ma quello che conta è l’unicum, è il dinamismo del rapporto tra personaggi».

Avete detto che Clitennestra rappresenta lo sguardo comune con cui guardate al ciclo dell’Orestea.

«In tutte le opere che affrontano il tema dell’Elettra, c’è un conflitto, una questione aperta. - spiega Lisa - Ovvero, dov’è la ragione? Quali sono le motivazioni che muovono ogni personaggio? È complicato decidere, specialmente nel ciclo dell’Orestea. E poiché in questo momento storico ciascuno di noi possiede le ragioni di operare e pensare in un certo modo, ecco che l’Elettra viene in nostro soccorso. È un’opera che aiuta a riflettere riguardo al diritto di ciascuno».

Nelle pillole, che non sostituiscono lo spettacolo, lo ripetiamo, ma lo accompagnano, cosa avete inserito?

Lisa: «Abbiamo ipotizzato, assieme a Francesca Cappi, una sorta di sequel. Una specie di interrogatorio ai tre figli, Oreste, Elettra e Mia, (Crisotemide nell’Orestea) a seguito della morte dei genitori. Abbiamo giocato con i personaggi immaginandoci un dietro le quinte. In questo modo emrge anche la verità del rapporto di ciascuno di loro con la madre».

Da registi, avete qualche consiglio da dare ai registi del nostro Paese, davanti alle grandi scelte del futuro comunitario?

Alessandro: «Ne abbiamo riflettuto qualche giorno fa. È disarmante vedere il profondo rifiuto delle istituzioni, proprio in quelle figure che invece dovrebbero rappresentarle. Sembra infatti che le istituzioni vengano usate come vetrina attraverso cui mettersi in mostra, invece che essere custodi di queste realtà. Loro però non vanno in scena, eppure cercano di guadagnarsi il primo piano».

Lisa: «Marco Paolini ripeteva spesso che si deve essere custodi e non padroni. Se ce ne ricordassimo tutti le cose andrebbero diversamente. E meglio». —

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