Al Centro Studi Muratori esposti duecento anni di indagine creativa nelle opere di 40 artisti

Al Centro Studi Muratori per la rassegna dall’Ottocento ad oggi Tra i partecipanti anche Duprè, Magnavacca, Bertoli, Semprebon 

Michele Fuoco

Quaranta artisti per la mostra che apre sabato alle 16.30 (visita secondo le norme Covid) presso il Centro Studi Muratori, in via Castel Maraldo Modena.


Una rassegna, nata dalla selezione della ricca collezione della galleria, con autori dell’Ottocento per poi arrivare ai contemporanei. L’attenzione al passato è stata sempre viva al centro culturale di via Castel Maraldo, sede anche del Circolo degli Artisti, dove per decenni non sono mancate collettive che hanno fatto luce sul valore di artisti soprattutto modenesi, senza dimenticare pittori e scultori anche di altri paesi. E per questa occasione espositiva il curatore Giancarlo Corrado parte dall’800 con artisti stranieri, come l’inglese William Mellox e i francesi Beranger e Jules Dupré la cui pittura di paesaggio è sostenuta da una coralità d’immagine, secondo una rappresentazione integrata nella realtà dei luoghi. In particolare Dupré, della Scuola di Barbizon, sembra stabilire un rapporto panico con la natura. E un’arte che si immedesima con la natura offrono i dipinti di Ubaldo Magnavacca, di Alfredo Vanzetti (vasi e fiori), di Mauro Rosario (alberi). In questa prima sala, chiamata Artestudio, anche le sculture di Alessio Quartieri (fromboliere) e del vignolese Ivo Soli (nudino). “L’anfora di rame” dipinta da Walter Morselli evidenzia il carattere di grande impegno formale, mentre le “barche sulla Senna” di Augusto Zoboli si connotano di una luminosità che vive anche in Burano e Torre di Formigine di Gianni Cavani, in “Chioggia” di Leo Masinelli, con rimandi al “chiarismo” della scuola veneziana. La parte storica continua nella Sala dei Capitelli con la tenerezza cromatica dei fiori di Cesare Soli e Tato Bortolucci, del fiume Savio (Cervia) di Carlo Bassini, delle barche nel Po di Sergio Bigarelli. Vivono nella disciplina le composizioni di Gino Scapinelli (frutta), Bruno Semprebon (oggetti in legno), di Elpidio Bertoli (mele), di Alfonso Levoni (fogli di musica) e anche di Gino Molinari (Scandiano). Evidenti nostalgie morandiane nella “natura morta nello studio” di Claudio Spattini. Spira aria metafisica nell’ambiente di Erio Baracchi. Affermano il rapporto con la vita individuale e collettiva il gioco della “busca” di Remo Bavieri, il mercato di Inigio Pagliani e “il telaio di Penelope” (bronzo) di Vanni Viviani, noto per il variegato pomario, declinato in vari linguaggi. Con le sculture, in vetrina, dell’artista mantovano, morto nel 2002, anche quelle di artisti modenesi in attività: “la coppia” e “l’uva”, in polimaterico di Cristina Roncati, le terrecotte raffiguranti Wagner, Verdi, carabinieri nella tormenta e giochi sulla sabbia di Mauro Vincenzi. In terracotta pure le figure del saggio e del frate cercatore di Romano Volpari. Nella Sala delle Riunioni esposti i lavori di pittori del nostro tempo che affrontano, con una tensione conoscitiva, la figura umana, affidandosi ad una capacità penetrante di rappresentazione: dalle creature dagli occhi verdi o dai capelli rossi, dalla giovane sposa di Franca Semprebon, alla caldarrostaia di Gian il Camponese, autore anche del “mulino d’inverno a Campone”, dai bambini dell’altalena e del girotondo dello scultore romano Stefano Lenner, ai nudi sulla spiaggia e alla ballerina di Mauro Stefanelli; dai ricordi, quasi da favola, di Edda Bulgarelli, all’“apparizione” onirica dell’avventuriero Gordano Garuti e alla “persona” e alla “deriva dei continenti” di Anna Romeo. Dal percorso del visibile delle cose espresse dai tulipani gialli e dal calicanto di Claudia Manenti si passa alla New York di Maurizio Paccagnella e all’esaltazione cromatica, con sviluppi informali, del “libero segno nel libero colore” di Luigi Imbriale e alle stagioni di Gian Pietro Ghidoni”.

La mostra resterà aperta fino al 14 febbraio, dal giovedì alla domenica 16.30 – 19.30. —

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