Serramazzoni. Cecilia e la Trattoria Muzzarelli, prediletta dal Drake e dal suo team

SERRAMAZZONI Oggi alla sua quarta generazione la Trattoria Muzzarelli fu meta prediletta del mitico Drake e del suo team. «Enzo Ferrari si palesava ogni sabato a pranzo con il proprio entourage. Portava sempre gli occhiali scuri e… beh, ad essere onesta provavo nei suoi confronti un timore reverenziale. Allora ero molto giovane e altrettanto timida. Mamma invece non batteva ciglio. Lo serviva personalmente con la sua consueta disinvoltura. Lui? Era un uomo molto gentile, simpatico».

Parola di Cecilia Nervilli, figlia e nipote d’arte che all’alba del 2021 lotta con le unghie e con i denti per non cedere allo sconforto portato a corredo da Covid.


«A volte, quando rimugino troppo, mi scende un lacrimone. Mio marito mi ripete spesso: non puoi arrenderti, sarebbe come chiudere in modo definitivo una chiesa. Per me le sue parole sono uno sprone fondamentale. Penso che abbia ragione».

Pensiero che condividiamo. La trattoria di Montagnana (frazione di Serramazzoni) è infatti emblema di quella stessa “religione” che dei piatti del territorio ha fatto credo sincero e granitico. Un tempio della cucina tradizionale capace di resistere al rincorrersi delle stagioni senza mai tradire le più alte aspettative. «I nostri tortellini vengono preparati in casa dalle mie rezdore, vere e proprie maestre della pasta fresca. La trattoria può dunque contare su una squadra eccezionale di notevole esperienza». Così come notevole esperienza vanta l’insostituibile mamma Olga, signora di altri memorabili tempi che ancora milita in prima linea con piglio deciso. «In tempi recenti ho dovuto prendere un aiuto in cucina. Mamma se l’è legata al dito, non riesce a farsene una ragione. Tanto che continuo a provare un senso di colpa nei suoi confronti». Ed ecco che la voce accogliente di Cecilia sfuma nei toni del rammarico. Per poi tornare limpida e colma di gratitudine. «Ho imparato parecchio da mia madre, se sono una cuoca lo devo a lei. Ma per favore non chiamatemi chef! È un termine che non mi appartiene. Io mi sento molto oste». Oste: una parola antica dalle infinite sfumature. Che ancora oggi (ri)suona schietta e genuina. La storia della trattoria Muzzarelli è un bellissimo racconto di famiglia senza data di scadenza. L’incipit? C’era una volta un bicchiere di vino e poco più. «Il locale è stato aperto dal mio bisnonno Giovanni. Era la classica osteria di paese che offriva vino in quantità accompagnato da qualche salume. Qui all’epoca c’era il cambio dei cavalli. Una volta ricevuto il testimone dal padre, mio nonno - all’anagrafe Elio - pensò bene di affiancare all’osteria una bottega di generi alimentari. Alimentari in senso assai lato. La bottega vendeva infatti di tutto, dal pezzo di pane ai chiodi, dal latte agli attrezzi da giardino. La svolta? Credo che sia arrivata in concomitanza con la stufa a gas, un’idea di mia nonna Dirce. Ne aveva bisogno per cucinare, ma da quell’orecchio mio nonno pareva sordo, non ne voleva sapere. Considerava la stufa a gas una spesa inutile. Alla fine lei se l’è comprata da sola, facendo addirittura qualche debito. Che per allora…».

Una signora tosta Dirce. Soprattutto se si considera che agire di testa propria, senza cioè il beneplacito di padri e mariti, ai tempi appariva quantomeno inusuale. Punto di riferimento della gastronomia nostrana, la trattoria Muzzarelli porta alta la bandiera di una tradizione che ha il profumo di casa. —

LA RICETTA 

TAGLIATELLE AL RAGÙ
PASTA FATTA A MANO
E COTTURA A FUOCO LENTO
«La nostra trattoria propone un menù tradizionale con qualche piccola concessione all’estro contemporaneo. Il piatto che ci identifica? Senza dubbio le tagliatelle al ragù, ossia la proposta più gettonata dai nostri clienti».
Parola di Cecilia, Un primo piatto tipico del territorio - la pasta è rigorosamente fatta a mano - che, cucinato con tutti i crismi di una volta, richiede tempi di preparazione piuttosto lunghi. Dunque una buona dose di pazienza. Il ragù deve infatti cuocere a fuoco lento per un minimo di cinque ore. Il punto di partenza è il soffritto: olio, sedano e cipolle. Neanche a dirlo l’ingrediente principale è la carne. Io uso macinato di maiale cui aggiungo una piccola percentuale di pancetta”. Il tocco di classe di Cecilia? Una foglia di alloro. Il consiglio: fate molta attenzione quando mettete “quanto basta" sale.


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