Quelle “Cartoline da Auschwitz” un messaggio ancora molto forte

OGGI ALLE 21 EVENTO ONLINE DI ERT FONDAZIONE 

CRISTIANA MINELLI

Ci sono cartoline che non arrivano mai al destinatario. Oppure raggiungono l’indirizzo riportato in calce dopo una vita, quella di chi doveva riceverle. La cronaca racconta di soldati che hanno scritto le loro ultime righe da un fronte che li ha inghiottiti, magari dietro a una fotografia trasformata in carta postale. Storie di giovani che non sono mai diventati vecchi, di affetti vivi per sempre grazie a quelle lettere, a quelle cartoline, messaggi in bottiglia che, nonostante tutto, hanno percorso la corrente del tempo. E ci sono cartoline che si possono (ancora) spedire da Auschwitz, visite al campo di sterminio polacco che diventano libri, vere e proprie istantanee testuali di un viaggio come «Cartoline da Auschwitz» libro digitale pubblicato da Marietti 1820 del giornalista e scrittore Roberto Franchini. E che poi mutano ancora, per trasformarsi in immagini e letture d’attore. Oggi (martedì 26) alle 21, sulle pagine Facebook di ErtFondazione, Istituto storico di Modena, Città di Modena e Cultura Emilia-Romagna, è in programma “Cartoline da Auschwitz - un omaggio” con le letture degli attori della Compagnia di Ert.


Come è stata costruita questa iniziativa?

«Avevo proposto a ERT di offrire una lettura di alcune delle mie “cartoline” per un pubblico in presenza; le ragioni del Covid hanno modificato il progetto, che è divenuto un filmato breve, con le parole degli attori, immagini e un coordinamento drammaturgico. Io stesso non l’ho ancora visto e credo che questo sia un bene perché è diventato un progetto autonomo e nuovo».

«Cartoline da Auschwitz», libro scritto per gli amici ora è la voce (e l’elaborazione grafica) del Giorno della Memoria.Che effetto fa?

«Quel mio piccolo regalo agli amici di dieci anni fa si è messo in movimento, così come fa la memoria, che non è statica e mai si riposa. Direi che è divenuto qualcosa di più perché le cartoline scelte sono precedute o accompagnate dalla lettura di alcuni brani dell’introduzione all’ebook di Michele Smargiassi. Parole opportune per riflettere ancora sull’uso delle immagini nel ricordo della Shoah».

Il fantasma della loro immagine ha trovato ora una sua rappresentazione?

«Forse la “rappresentazione” è una possibile alternativa al pieno di immagini e al pieno di parole, considerati tra loro alternativi. Le parole hanno colori, e hanno una loro musica, a volte intima a volte gridata. Quando le ascoltiamo spesso a noi pare di vedere la loro forma. Gli oggetti di uso quotidiano colpiscono i visitatori ad Auschwitz perché, in modo inconsapevole, ci spiegano che la violenza, l’orrore, il delirio erano penetrati fin nell’intimo della vita di tutti i giorni. Il male era allo stesso tempo straordinario e ordinario e questo mette in difficoltà il nostro modo di pensare. Vediamo un golfino e pensiamo alla ragazza che lo indossava, un pennello e vediamo colui che si insaponava il viso per farsi la barba, una scatola di lucido e guardiamo chi puliva le scarpe per il lungo viaggio. Ogni oggetto torna ad essere una persona».. —