A piedi da Modena al mare scoprendo le meraviglie della storica Via Vandelli

Giulio Ferrari ha ripercorso i 170 chilometri del percorso partendo dalla città Ne è nata una guida completa che propone in itinerario che merita di essere fatto

Modena. Lo spirito che spinge l’uomo verso nuove scoperte qualche volta lo guida anche alla riscoperta del passato e gli riserva, ancora, qualche sorpresa. Attraversare oggi (a piedi) una strada progettata per essere percorsa in carrozza nel secolo dei Lumi, oltre 150 chilometri dalla pianura al mare, e restituire ai viandanti del terzo millennio «la prima grande strada di comunicazione realizzata nell’era moderna» nel nostro Paese. Come era stata progettata in origine. É questa la sfida da cui è partito Giulio Ferrari, autore della «Guida alla Via Vandelli. 170 km a piedi da Modena e Sassuolo a Massa». Ricercatore, umanista, forse illuminista, da qualche anno sicuramente viandante, sulla via Vandelli c’è praticamente nato. Nel 2016 ha deciso di prestare la sua formazione di scienziato alla riscoperta e alla promozione di questa strada studiando e ricostruendo (per intero e in originale) il percorso commissionato nel 1738 a Domenico Vandelli dal Duca Francesco III d’Este. Nel 2017 l’ha percorso a piedi. Ci ha messo 8 giorni.
Come definire questa impresa, un viaggio o un’avventura?
«Per me è stato un viaggio iniziatico, quasi un rito di passaggio, compiuto a 40 anni, che mi ha aperto gli occhi sulla necessità di restituire questa meraviglia dell’ingegno umano al largo pubblico degli escursionisti. Ho poi dedicato tre anni per definire il miglior percorso da offrire ai viandanti».
La difficoltà più grande che ha incontrato?
«La sfida principale è stata evitare i tratti di Via Vandelli che si sono trasformati in strade trafficate senza snaturare l’identità di una infrastruttura che già nel '700 era stata disegnata per essere la più efficiente possibile per un viaggio in carrozza lungo circa 150 chilometri che valica due passi montani oltre i milleseicento metri. Il percorso proposto oggi è leggermente diverso dll’originale, mancano le parti occupate dal traffico, si percorre in 7 giorni».
Dove si arriva
«Questa guida porta dalla pianura emiliana attraverso le montagne del Frignano, fino all’antico valico di San Pellegrino in Alpe, per scendere nella selvaggia Garfagnana, immergersi tra le spettacolari Alpi Apuane camminando sui tornanti originali e scendere infine verso il mar Tirreno». 
Strada facendo, si incrociano piccoli borghi, panorami spettacolari, palazzi, anfratti nascosti, chiese. Che cosa rende unica questa via?
«Il fatto che questa sia la madre di tutte le strade moderne, l’innesco della successiva esplosione dello sviluppo stradale in tutta Europa. Sì, perché quando fu concepita l’idea di una via completamente lastricata che collegasse Modena (allora capitale del Ducato) con il mar Tirreno, era dal tempo dei romani che un’opera del genere non veniva progettata e realizzata».
Come è stato possibile alle carrozze scavalcare Appennini e Alpi Apuane arrampicandosi sulle montagne?
«Vandelli, cartografo, geografo e matematico, vincolato dal limite dei confini del ducato entro i quali, obbligatoriamente, si doveva sviluppare la strada, ha inventato le “isoipse”, soluzioni mai viste prima per affrontare i dislivelli, curve di livello tuttora utilizzate in cartografia per le quote».
Senza autogrill, motel e aree di sosta…
«Dalla partenza fino alla fine si trovano le vestigia di molte delle infrastrutture costruite a servizio dei viaggiatori: antiche osterie, locande, stazioni di posta e cambio cavalli, piazzole per cedere il passo ad altre carrozze o riposare. Gli stop over dell’epoca». La Via Vandelli è un cammino che attraversa borghi arroccati e montagne mozzafiato fino al passo della Tambura, dove lo sguardo si apre sull’azzurro del Tirreno e dove termina questo viaggio tra Emilia-Romagna e Toscana. Nella guida la cartografia dettagliata, le altimetrie, i dislivelli, note per l’equipaggiamento – serve il costume da bagno – indicazioni su sosta, sicurezza, percorso e località da visitare. Camminatori, gambe in spalla. Ripercorrere il sentiero di contadini, pastori, briganti, viandanti, nobili e partigiani – sarà come ripercorrere la loro storia. In prima persona».