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Modena. La Vecchia Pirri: una vera istituzione per chi ha un buon palato

MODENA Chi conosce la Vecchia Pirri alzi la mano. Così si vince facile. L’osteria-pizzeria Vecchia Pirri è infatti un’istituzione modenese a portata di qualsivoglia palato.

Modena. Ristorante La Vecchia Pirri: ecco gli spaghetti alla Zeus



Sulla bocca di tutti insomma, da quasi quarant’anni. Ma per quale motivo l’antico ristorante alle spalle del Teatro Storchi – si trova ad un tiro di schioppo dal luogo di nascita dell’iconica Scuderia Ferrari – è stato battezzato Pirri? Mistero.

«La Vecchia Pirri nasce trentasette anni fa in via Prampolini per volontà della mia attuale socia Carla Miselli e di suo marito Gianni detto “il Pioppa”. Intorno al nome del locale ruotano parecchie leggende» racconta Raoul Bellentani.

Che sedici anni fa, dopo una lunga esperienza nel settore ceramico, ha pensato bene di affiancare la signora Miselli nella gestione dell’osteria.

«Gianni e Carla andavano spesso a Pirri, nota località alle porte di Cagliari. Se ciò giustifica la scelta del nome? È plausibile».

Ma non sicuro al cento per cento. Unico custode dell’arcano, Gianni il Pioppa è scomparso ormai da un paio di decenni. Lasciando a memento l’enigma di un nome che a Modena non ti aspetti.

Quel che è certo è che il menù proposto dalla Vecchia Pirri ha ben poco da spartire con la gastronomia sarda. Qui, spazio un tempo deputato alla stazione di posta, la cucina parla perlopiù dialetto modenese, la lingua cioè delle mitiche (e sempre più rare) rezdore.

«Possiamo ancora contare sull’insostituibile contributo delle sfogline che preparano la pasta fresca come una volta. La nostra signora più giovane ha superato la boa degli ottant’anni. Nel 2021 trovare delle nuove rezdore si traduce in un’impresa davvero ardua». Anche restare fedeli alla tradizione emiliana adeguandosi ai tempi non è missione facile. Ma l’affiatato team targato Vecchia Pirri – che oltre alle sfogline contempla due cuochi ed un pizzaiolo «con noi da trent’anni”»- ha trovato il giusto compromesso tra passato e presente. «I nostri piatti puntano tanto alla qualità quanto alla sostanza. Sono infatti pura espressione della tradizione culinaria del territorio. Grazie all’uso del pc e dei palmari siamo diventati però molto più veloci nel servizio. Inoltre proponiamo un’ampia scelta di pizze».

Il che garantisce un’offerta completa capace di mettere tutti d’accordo. Anche al tempo di Covid, epoca nefasta in cui la Vecchia Pirri, sempre pronta ad accogliere gli affamati post teatro (nonché gli stessi attori e cantanti) a tarda ora, ha dovuto confrontarsi con le conseguenze della pandemia. «Il fatturato è diminuito del 50%, calo che riguarda l’intero settore della ristorazione. Noi teniamo duro, ne vale senza dubbio la pena. Nei giorni “gialli” le prenotazioni fioccano e durante la pausa pranzo il ristorante è sempre molto gettonato. Pieno a metà – precisa Raoul - Vantiamo 160 coperti che, nel rispetto delle norme anti-Covid, sono stati ridotti ad ottantaquattro. San Valentino? Sold out. Le persone hanno iniziato a chiamare ben prima del 14 febbraio». Ma quando tornerà la tanto auspicata normalità? «Io sono un ottimista, non mi sono mai arreso né abbattuto. D’altro canto credo che la convivenza con il virus durerà ancora un anno, forse addirittura due. Ho una teoria: lo Stato siamo noi. Penso infatti che molto dipenda dai nostri comportamenti, rispettare le regole è fondamentale. In tal senso io risulto piuttosto intransigente, sono cresciuto con una madre tedesca. Il nome Raoul? L’ho ereditato dal nonno paterno, modenese doc». —
 

GLI SPAGHETTI
DEDICATI A ZEUS
Raoul Bellentani rimane indeciso sino all’ultimo. Non è una scelta facile, il menù della Vecchia Pirri è infatti di ampio respiro.
Tortellini in brodo, passatelli asciutti Vecchia Modena, risotto al balsamico, maltagliati e fagioli, stinco di maiale al forno, bollito misto… 
 
Un menù devoto alla tradizione che, in tandem all’importante racconto storico, ha permesso all’osteria modenese di partecipare cinque anni fa a “Quattro ristoranti”, nota trasmissione condotta dallo chef Alessandro Borghese.
 
A questo giro vince però lo spaghetto divino pensato per soddisfare persino il palato del burbero Zeus. Leggermente piccanti conditi con pomodorini, rucola, scaglie di feta e pancetta croccante. 
Una ricetta semplice, ottima per tutte le stagioni. Il padre degli dei dell’Olimpo ringrazia.