Teatri della rete Ert: in grande attesa «C’è tanto da fare per il neo direttore»

Dibattito tra gli operatori sulle prospettive mentre procede la selezione tra i candidati 

L’INCONTRO

ANDREA MARCHESELLI


La questione della successione alla direzione di Emilia Romagna Teatro Fondazione, entrata a questo punto nel vivo della selezione tra il centinaio di candidati che hanno risposto al Bando uscito il mese scorso, ha dato lo spunto per l’organizzazione di un pomeriggio di riflessione, rigorosamente on line, sul rapporto tra i Teatri nazionali e i territori di riferimento, con il coordinamento dell’Associazione culturale Ateatro e la partecipazione di Stefano Tè del Teatro dei Venti, di Amigdala/Periferico, del Teatro dell’Argine, di Città di Ebla, di Kepler 452, del Teatro Sociale di Gualtieri e del Teatro Nucleo. A questi, si sono succeduti gli interventi di diversi altri operatori teatrali e dei politici coinvolti sulla questione Ert, dall’assessore modenese Andrea Bortolamasi a quello bolognese Matteo Lepore, da Gianni Cottafavi per la regione Emilia Romagna ad Alessandra Carbonaro, deputata del M5S in Commissione cultura della Camera, ad Antonio Taormina del Consiglio superiore dello spettacolo. Introdotti da Oliviero Ponte di Pino, i diversi contributi si sono chiaramente concentrati sulle aspettative che ciascuno ripone sulla futura direzione del polo teatrale per eccellenza del territorio, dopo una ricostruzione di Mimma Gallina dell’evoluzione della figura del direttore del teatro pubblico, dalla sua creazione con la coppia Strehler/Paolo Grassi a quanto stabilito, col decreto Tonioli, nel ’92, riguardo al ruolo del direttore unico con possibile delega della parte artistica ad un artista, senza peraltro fissare un limite sulla durata degli incarichi. Non era questo, però, ciò che premeva maggiormente porre in discussione in questa occasione, vista la tipologia degli invitati, che in sostanza, con inevitabili distinguo, si sono per lo più trovati in sintonia con quanto introdotto da Stefano Tè, ovvero che la nomina del nuovo direttore di Ert dovrebbe essere pretesto per mettere a fuoco la situazione dell’attività teatrale sul territorio, per la creazione di “buone pratiche” che creino reazioni, coinvolgano persone che non siano solo spettatori bensì figure associate in una ricerca identitaria. Il refrain è stato dunque quanto ribadito da Antonio Paolucci, del Teatro dell’Argine, cioè che il nuovo direttore dovrà saper ascoltare il territorio, introducendo il concetto di investimento, come ha sottolineato Claudio Angelini di Ipercorpo, creando un patto, su base poliennale, con realtà che così potrebbero crescere. I politici intervenuti non potevano che confermare queste esigenze, con Lepore che ha voluto peraltro rimarcare quanto abbia ritenuto indispensabile arrivare alla creazione di un bando pubblico per la selezione del successore di Claudio Longhi. Il limite che può aver avuto questa proficua conversazione è stato quello dell’inevitabile autoreferenzialità delle tesi sostenute, col “pro domo sua” a fare da leitmotiv se si condivide, e come non farlo, la necessità che un Teatro ancorché nazionale non possa non essere aperto alla comunità di riferimento, al mondo della scuola, assieme alle imprescindibili relazioni e apertura anche internazionali. —

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