Un giallo da risolvere? Ci pensa Penelope una detective a Milano

Intervista a Gianrico Carofiglio. Nel suo ultimo romanzo dà vita a una protagonista femminile. «Quando lavora riesce ad addomesticare tanto la sua impazienza quanto la rabbia» 

L'incontro in diretta streaming con Gianrico Carofiglio, previsto per il 21 febbraio alle 17.30, per motivi organizzativi è rimandato a martedì 23 febbraio alle ore 21, sempre sui canali web e social del BPER Banca Forum Monzani

«La terza persona contempla un minimo di distacco, è una sorta di telo, di rete di sicurezza. Scrivere in prima persona equivale invece a mettersi in gioco in modo più schietto». Con “La disciplina di Penelope” che, edito da Mondadori, vanta tutte le sfumature del giallo, Gianrico Carofiglio si è messo in gioco ancora una volta. Abitudine, la sua, della prima ora. Già infatti nelle pagine di “Testimone inconsapevole”, libro d’esordio scritto nel 2002, l’allora pubblico ministero provò a cimentarsi, centrando subito il bersaglio, con un punto di vista per lui inconsueto. Quello cioè dell’avvocato penalista Guido Guerrieri, uomo con una vita poco brillante capace di riscattarsi, almeno in parte, dalla propria mediocrità, per poi tornare protagonista in cinque ulteriori romanzi.

Contraddittoria, tenace e testarda, Penelope Spada però fa storia a sé. Donna intuitiva e di buon cuore ma con un cuore ferito che lei tenta invano di proteggere con una dura corazza, Penny - nomignolo affettuoso digerito suo malgrado - è assai lontana dal sembrare mediocre. Ha ereditato il proprio nome di battesimo dalla mitica nonna che lei culla nella propria memoria con tenero riguardo. Ricorda Penelope, dunque Gianrico, a pagina 45: “La nonna diceva che le cose più stupide le fanno le persone intelligenti. Le persone intelligenti fanno errori catastrofici proprio a causa della loro intelligenza”. Non ci è dato saperlo, ma forse è stato un errore catastrofico a riscrivere il racconto professionale e umano dell’arguta investigatrice. Che al pari del suo “papà” scrittore vanta un passato da pubblico ministero. Ma Penelope a differenza di Carofiglio è una donna. Osservazione scontata e banale, certo, eppure importante. Partorire un personaggio credibile, pensare cioè con la sua testa e parlare con le sue parole, risulta impresa di per sé ardua. Assai più arduo è però per un uomo ragionare, anzi sentire, come una donna. E viceversa. Gianrico Carofiglio è andato nuovamente a segno? La sentenza spetta ai lettori.

“La disciplina di Penelope” verrà presentato in diretta streaming il 23 febbraio alle 17.30 al Forum Monzani di Modena. Ad Eugenio Tangerini il compito di fare da spalla allo scrittore che, nato e cresciuto a Bari, viene tradotto ovunque, o quasi, oltreconfine.

Come è riuscito a guardare il mondo con gli occhi di Penelope?

«Come sempre. Quando scrivo un libro parlo a lungo con tante persone che, per carattere o per esperienza di vita, assomigliano ai miei personaggi. In questo caso ho provato ad acquisire in modo più diretto e “pericoloso” il punto di vista femminile. Mi sono confrontato con molte donne diverse, anche su argomenti di cui le donne parlano poco. Il sesso, la virilità… Senza dubbio è stato molto istruttivo».

Ha battezzato con un nome importante la sua detective. Una scelta meditata?

«In realtà il nome a cui avevo pensato, peraltro molto tempo prima rispetto alla stesura degli appunti, era Miranda. Ma poi ho scoperto che mio fratello Francesco aveva giocato d’anticipo. Il personaggio principale di un suo libro si chiama infatti nello stesso modo. Ho giudicato opportuno rinegoziare la mia scelta. Dovevo trovare un nome altrettanto evocativo – Miranda, di origine latina, significa “che sarà degna di ammirazione” – e ho optato per Penelope. Senza però troppi ragionamenti».

Penny non vanta certo la pazienza della consorte di Ulisse…

«È vero solo a metà. Quando lavora Penelope riesce ad addomesticare tanto la sua impazienza quanto la sua rabbia. Anche il suo cognome, Spada, è frutto di casualità. Eppure ancora una volta le allusioni non mancano. Penso ad esempio a Sam Spade, il più grande detective della storia, impareggiabile protagonista de “Il falcone maltese” di Dashiell Hammett».

Seconda impareggiabile protagonista femminile del suo ultimo giallo è invece Milano, città per lei inedita.

«Da tempo volevo raccontare una storia ambientata a Milano, metropoli di grande fascino che peraltro conosco piuttosto bene. Ho deciso di muovermi oltre le mie solite strade, quasi fosse un gioco. La Milano del mio libro è leggermente astratta, un filo onirica».

Conosce bene anche Modena?

«Abbastanza. Ci sono stato diverse volte e mi sono sempre trovato a mio agio. Oltretutto l’ultimo evento in presenza cui ho partecipato prima del lockdown dello scorso anno si è svolto a Modena. Così come l’evento d’esordio subito dopo lo stesso lockdown. Ed ecco che ora ritorno. Tutto ciò ha qualcosa di rituale. Mi collegherò col Monzani in remoto ma sono convinto che presto mi vedrete in carne e ossa».

Come ha vissuto la sua quarantena?

«Ho letto e sto leggendo molto. La mia scrittura non ha subito contraccolpi e lo stesso dicasi per la mia vita. Non ho pagato pegno a particolari scossoni. Facevo fatica a dormire prima, continuo a soffrire d’insonnia adesso. Al pari di chiunque altro avrei volentieri evitato quanto è successo. Epperò, in questo periodo sospeso, sono riuscito a tirare fuori un paio di libri. Oggi mi pongo in una prospettiva ottimistica, guardo avanti e vedo la fine del tunnel».

Dal 2008 al 2013 lei è stato senatore della Repubblica. Dunque ha profonda contezza politica. Qual è la sua opinione in merito all’attuale uomo di punta del nostro governo, il Presidente del Consiglio Mario Draghi?

«Non conosco personalmente Mario Draghi, non posso quindi valutare l’uomo. Dal punto di vista della sua competenza… beh, alla luce dei ruoli che finora ha ricoperto c’è poco da discutere. Mi sembra una sciocchezza negare che Draghi sia un politico. Ritengo infatti sia molto più uomo politico di tanti dilettanti mandati allo sbaraglio. E che mi auguro non calchino ancora a lungo la scena del nostro paese». —