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Modena. Ecco chi era Giordano Bertuzzi lo storico che ha “registrato” le trasformazioni della città

L’iniziativa, a un anno dalla scomparsa dello studioso, nell’ambito del progetto “Trasmissioni”


Elena Corradini

MODENA. L’Archivio Storico del Comune di Modena ha ricordato sabato mattina, a poco più di un anno dalla scomparsa, Giordano Bertuzzi, studioso modenese dai molteplici interessi, docente, anima e motore per quasi cinquant’anni della Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi. L’iniziativa rientrava nell’ambito del progetto “Trasmissioni” di Ago Modena Fabbriche Culturali coordinato da Daniele Francesconi.

Gli interventi sono stati introdotti da Debora Dameri, direttrice dell’Ufficio Biblioteche e Archivio Storico del Comune di Modena e coordinati da Giuseppe Bertoni, archivista dell’Archivio Storico. Dameri ha sottolineato come Bertuzzi abbia scandagliato gli archivi occupandosi di storia ducale e di trasformazioni urbanistiche della nostra città e Bertoni ha ricordato come questo studioso «schivo e privo di protagonismi» abbia spiegato attraverso le sue pubblicazioni «quanto e come Modena sia cambiata attraverso numerose indagini, di cui si è fatto poi carico l’Ufficio ricerche e documentazione sulla storia urbana di cui è responsabile Catia Mazzeri con la consulenza di Vanni Bulgarelli».

Angelo Spaggiari, già direttore dell’Archivio di Stato di Modena e attuale presidente della Deputazione di Storia Patria, ha annunciato l’impegno da parte della Deputazione di dedicare a Bertuzzi una giornata di studi e, affermando come la storiografia locale sia stata in buona parte interpretata dalle Deputazioni di Storia Patria, ha precisato come «dai due Indici generali di Atti e memorie degli anni 1860-1998 e 1999-2012, curati da Paola Di Pietro, si ricava, oltre a una visione del lavoro della Deputazione, anche una consapevolezza dell’apporto di Bertuzzi alla sua attività scientifica. Bertuzzi, oltre a essersi dedicato a studi nell’ambito della storia estense e austro estense, fino all’ultima pubblicazione sui Catasti estensi, già dal 1971, realizzando “Modena Vicende e protagonisti”, aveva percepito il significato storico delle immagini, anticipando di trent’anni le riflessioni dello storico britannico Peter Burke. Inoltre nel curare l’edizione degli opuscoli di Gusmano Soli sulle chiese di Modena procurò all’opera un notevole patrimonio iconografico collegato e funzionale alla comprensione dei testi».

A seguire Matteo Agnoletto, docente di Architettura presso l’Università di Bologna, ha evidenziato come «la lunga serie di volumi dedicata da Bertuzzi al rinnovamento edilizio della città di Modena possa essere interpretata attraverso una triplice chiave di lettura: la prima è una prospettiva per i professionisti, la seconda per gli enti istituzionali che, per intervenire sul patrimonio storico architettonico della città, non possono prescindere dai suoi studi preliminari molto rigorosi. La terza è il suo lascito, in particolare per l’Università, come prospettiva per nuovi studi e ricerche di storia urbana. Bertuzzi, che nella sua scannerizzazione della storia di Modena – ha continuato Agnoletto – non ha trascurato gli aspetti urbano planimetrici, può essere collegato a un altro modenese, Saverio Muratori architetto e professore, che per Roma e Venezia ha ricomposto, attraverso disegni d’archivio, mappe catastali e pratiche edilizie, le varie fasi trasformative delle città in modo molto puntuale e meticoloso. Il suo archivio è stato donato dalla famiglia alla Biblioteca Poletti».

Giovanni Cerfogli, architetto presso il Comune di Modena, ha rilevato come «le pubblicazioni di Bertuzzi costituiscono un patrimonio conoscitivo fondamentale per la cultura urbanistica di Modena e in particolare per la più recente salvaguardia del patrimonio novecentesco che ha portato dal 1986 alla tutela di circa 3.000 fabbricati realizzati dopo l’abbattimento delle mura e sono fondamentali per le campagne di tutela della Soprintendenza. I suoi studi sono stati utili quando in anni recenti si è avviato il processo di alienazione del patrimonio pubblico e, per quelli che venivano detti contenitori, edifici complessi, è stato necessario elaborare schede per la loro valorizzazione e il loro riuso. I suoi approfondimenti storico archivistici trovano riscontro nel cantiere per la riqualificazione dell’ex Ospedale Estense, in cui si mira a ricostituire la continuità funzionale del complesso che fu divisa ai tempi della formazione dell’Albergo Arti. Le trasformazioni della nostra città potrebbero essere rappresentate, anche attraverso le tecnologie digitali, in un museo, cui Bertuzzi teneva molto». A conclusione Gabriella Roganti, coordinatrice dell’Archivio Storico Comunale, ha precisato che le pubblicazioni di Bertuzzi sono scaricabili dal portale delle biblioteche del Bibliomo. —