Riscoprire Bacchini l’abate di San Pietro principe degli eruditi in cerca della verità

Esce un volume della Franco Cosimo Panini sul grande letterato Diciassette saggi sui suoi interessi e i legami col suo allievo Muratori 

Modena. Agli inizi del ‘700, quando scienza e letteratura cercano un punto comune e nasce in Europa la Repubblica delle Lettere, a Modena è protagonista indiscusso un monaco benedettino, padre Benedetto Bacchini. Per due anni abate di San Pietro, poi allontanato dopo misteriosi intrighi di corte dal suo protettore, il duca Rinaldo d’Este, Bacchini è considerato uno dei più importanti eruditi europei anche se svolge il ruolo di secondo piano di bibliotecario e archivista. Due sono i motivi della celebrità di questo monaco considerato dai contemporanei una tra le migliori menti di un’epoca effervescente: ha una fittissima corrispondenza in latino con i maggiori pensatori, soprattutto con padre Mabillon in Francia, ed è direttore della principale pubblicazione in Italia, il Giornale de’ Letterati.

La figura di questo religioso scomodo, tagliente, intransigente, ossessionato dalla ricerca della verità e spesso anche della giustizia, irrequieto, incapace di accollarsi i compiti amministrativi che l’anzianità e il prestigio gli imponevano, è ricostruita in un volume di studi appena pubblicato da Franco Cosimo Panini: “Benedetto Bacchini nell’Europa fra Sei e Settecento. Libri, arte e scienza”, a cura di Sonia Cavicchioli e Paolo Tinti. La sua figura è emersa con forza nel corso del convengo di tre anni fa dedicato ai cinquecento anni di San Pietro. La sua figura, anche se oggi appannata, è riemersa in pieno come quella di un protagonista della discussione storica, artistica e architettonica, di un religioso curioso dello sviluppo delle scienze e soprattutto di un pioniere degli archivi e delle biblioteche. Nel 2019 si è così tenuto un convegno internazionale a lui dedicato che ha visto partecipare diciannove studiosi i cui studi sono qui in parte pubblicati.

La storia personale di questo “critical monk”, rievocata dallo storico Paolo Golinelli, nasce da una vocazione scoperta da bambino a Fidenza, sua città d’origine, e poi dal noviziato a Parma dove per il suo carattere spinoso verrà cacciato per andare prima a San Benedetto Polirone di Mantova e poi a San Pietro a Modena dove dal 1711 al 1713 diventerà abate. L’arrivo di Bacchini a Modena segue la sua fama di erudito, di studioso di patristica e storia antica ma sopratutto la sua intransigente direzione del Giornale de’ Letterati ereditato da Antonio Magliabecchi. E’ la più prestigiosa pubblicazione italiana dell’epoca. Le penne che vi scrivono sono quelle di grandi studiosi, letterati e scienziati. I suoi interventi sono scomodi: difenderà l’erudito cattolico Papenbroeck per il suoi 14 volumi sugli Acta Sanctorum, appena condannati dalla temuta Inquisizione Spagnola. Il duca Rinaldo d’Este lo accoglie con tutti gli onori e gli affida la biblioteca. Bacchini la ordinerà facendone un gioiello di funzionalità: oltre al suo metodo di ordine dei volumi, sarà anche l’inventore delle liste di prestito. Ma una lite su un terreno conteso a San Cesario con una famiglia nobile susciterà scandalo e cadrà in disgrazia a corte. Nel 1717 sarà costretto ad andarsene da San Pietro. Diventerà abate di San Benedetto a Bobbio di Piacenza. Lascerà però un allievo fuoriclasse che, tornato da una formazione a Milano presso la Biblioteca Ambrosiana, diventerà il suo degno erede: Ludovico Antonio Muratori. Il suo alunno lo supererà per fama diventando il più grande erudito storico d’Europa, un celebre bibliotecario e l’autore degli “Annali d’Italia”, un libro che rivoluzionerà la storiografia. Intanto l’esperienza del Giornale de’ Letterati era già terminata, ma lascerà il segno nei decenni seguenti per la formazione di quell’ambiente di discussione, erudizione e cronaca che chiamiamo Illuminismo. —