Contenuto riservato agli abbonati

Carpi. E per le pecore nere arriva la riscossa Diego Cusano e i 100 modi per essere creativi

Cusano, disegnatore di Carpi, è autore di un libro fortunato che è diventato un piccolo caso letterario

ALICE BENATTI

«Mi dicevano che il mio sogno non mi avrebbe dato un futuro perché di arte non si vive – racconta il disegnatore (e sognatore) Diego Cusano, che ogni giorno sui social condivide una sua nuova e fantasiosa illustrazione con i suoi oltre 300mila follower – questo libro è la mia rivincita e spero diventi anche quella di altri che, come me, si sono sentiti pecore nere». Si chiama proprio “La rivincita della pecora nera. Idee fuori dal gregge per scoprire il tuo talento”, contiene 100 modi inattesi di coltivare la propria immaginazione e su Amazon (ma non solo) sta andando benissimo tanto che, come ci ha rivelato, il seguito è già in cantiere.


Lei si definisce un Fantasy Researcher (ricercatore di fantasia), una professione alla quale - di certo - non siamo abituati. Ci dica di più…

«Dopo la laurea in Belle Arti, in me è nata l’esigenza di arrivare a un pubblico che a livello di pittura non avesse una preparazione perché credo che l’arte debba arrivare a tutti, a prescindere dal fatto che uno conosca le tecniche e i nomi degli artisti. Così, per raggiungere le persone ho unito il quotidiano al disegno e ho iniziato a pubblicare un’illustrazione al giorno. Ogni volta tutto comincia con la mia ricerca dell’oggetto da rappresentare, che può essere cibo o altro: per questo mi sono titolato ricercato di fantasia, anche se non amo le etichette. Quando sento la parola artista penso a Caravaggio o ad altri colossi che non ci sono più ma che hanno lasciato un patrimonio enorme, dunque credo non fosse giusta per me quella definizione. E così ho scelto la mia».

Nelle sue illustrazioni decontestualizza gli oggetti, li fa rivivere in una nuova veste. E così, ad esempio, una pila la fa diventare la bombola di un sub e la tempera di una matita il tutù di una ballerina. Come nascono le sue idee?

« Dall’esigenza di evadere dalla realtà. Non ho mai accettato i nomi delle cose e le definizioni in generale – perché una mela si deve chiamare mela e non banana? – e da lì è iniziato questo modo di prendere un oggetto e cambiarne l’uso. Sul foglio l’oggetto lo giro a 360°, come se fosse una ruota, e comincio a farmi un’idea di quello che andrà a realizzare».

E come è nato invece il suo essere “pecora nera”? «Tutta la mia famiglia è legata al mondo militare: mia mamma è impiegata al Ministero della Difesa, mio fratello è nell’esercito… sono arrivato io e volevo fare il Liceo Artistico. I miei genitori mi dissero che non c’era futuro ma io non li ho ascoltati e ho frequentato la scuola che volevo. Poi ho studiato a Perugia all’Accademia e devo dire che i primi anni la mia famiglia mi ha aiutato a pagare l’affitto e gli studi ma anche io mi sono dato da fare, tra un lavoretto e l’altro, per raggiungere i miei obiettivi. Anche quando studiavo, i professori mi dicevano che non ero bravo. All’esame di disegno presi 18! Credo che tanti insegnanti non mi abbiano saputo valutare… perché io le cose le sapevo disegnare, avevo un mio stile. Pecora nera quindi anche perché tante persone mi hanno snobbato».

Nel libro spiega diversi modi per coltivare la creatività, qualche consiglio utile a chi leggerà questo articolo?

« Per seguire il proprio sogno ci vuole talento e un carattere solido perché, intorno a te – anche tra le persone che ti conoscono di più - ci sarà sempre qualcuno che ti vorrà riportare nella realtà. Oggi mi accorgo che sembra non esserci più consentito sognare, sperare in un futuro diverso per noi. E questo invece è un aspetto molto importante per alimentare la creatività! Perché solo così, attraverso quello che è il tuo talento, riesci a concretizzare il tuo pensiero su un foglio, in una canzone, scrivendo un libro o magari danzando. Alla fine del libro sono contenuti alcuni consigli pratici, a livello non di disegno ma di parole, affinché ognuno possa definire il modo in cui vuole sviluppare il proprio talento. E una cosa interessante è che non ha un indice né un ordine di sequenza, il libro lo puoi leggere dalla fine all’inizio, aprirlo a metà e cominciare da lì».

Parliamo di idee. Nel libro scrive che un’idea è un lampo e spiega come catturarla quando arriva… dunque come la fermiamo?

«Io per esempio la scrivo sul cellullare oppure, e mi capita soprattutto quando viaggio, su un taccuino che porto sempre con me. Mi fermo e scrivo giusto due-tre parole sull’idea. Fondamentale poi è fissare l’immagine del momento in cui l’hai focalizzata, perché dopo se la rivivi ti ricordi anche dell’idea». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA