Modena, 1972 /2 Le strade modenesi sempre pericolose 171 morti in un anno

E alle Dogali si inaugura la prima piscina coperta della città Cominciano a scarseggiare le monete metalliche: perché?

Il 25 gennaio alle ore 21 un terremoto colpì Ancona. Iniziò allora una lunga serie di scosse telluriche che durarono fino al novembre successivo, anche più intense rispetto a quella iniziale: alle 20,55 del 14 giugno, per 15 secondi un terremoto del 10º grado della scala Mercalli scosse ancora la città. La lunga durata, oltre che l’intensità, di questa serie sismica fu disastrosa.
 
Tutti gli edifici, abitazioni, aziende, uffici pubblici, furono lesionati in modo più o meno grave. Per mesi le persone dovettero vivere in improvvisate tendopoli (e persino nei vagoni ferroviari e sulla nave “Tiziano”), la maggior parte delle attività economiche si fermarono costringendo l'autorità civile a provvedere con sussidi economici alle famiglie, i servizi pubblici si ridussero al minimo, i rioni storici rimasero per anni deserti. Fortunatamente non ci furono vittime dirette del sisma, anche se si devono registrare decessi causati dai disagi e dallo spavento.
Si inaugura a Modena la prima piscina coperta in Via Dogali (la vecchia piscina all’aperto era stata inaugurata nel 1934 su progetto dell’architetto Arturo Amareni), a cui ne seguiranno altre (quella dell’Accademia Militare occupa una parte del Giardino Pubblico; l’area fu ceduta dal Comune nel 1955 in cambio di un’ampia parte della Cittadella. I lavori di costruzione furono completati nel 1957).
Ma purtroppo a Modena non c’è ancora salvaguardia degli edifici storici del centro città. Tra Via Sgarzeria e Via Ganaceto, dietro il convento delle suore Domenicane, si abbatte un vecchio palazzo per costruire un nuovo edificio. 
 

E la “Gazzetta” intitola l’articolo: «Largo squarcio nel “vecchiume”».

Il traffico aumenta, e aumentano purtroppo anche gli incidenti, che superano, nel 1971 appena trascorso, come dicono le statistiche, i 2.663 del 1970: sono stati 2.851, con 171 morti contro i 152 del 1970. Stranamente sono diminuite le contravvenzione: solo 116.012 contro 142.438!


Solo quelli che hanno la mia età ricorderanno che in quel periodo non si trovavano più monete metalliche in circolazione.

Un fenomeno che ha caratterizzato la vita economica, commerciale e sociale del nostro Paese. Gli spiccioli in quel periodo scarseggiavano ed erano stati sostituiti da caramelle, francobolli, gettoni telefonici, e in alcune città anche da biglietti di trasporto pubblico.

 



Il boom dei flipper e dei juke-box, ma anche l’arrivo dei primi distributori automatici che funzionavano a moneta, la massiccia “richiesta” da parte dei fabbricanti di orologi giapponesi che, come fu pubblicato all’epoca, trasformavano le nostre monete di ottima lega in casse per il loro prodotto, e anche i pezzi che venivano portati via dai turisti come “souvenir”, tutto ciò provocò l’improvvisa carenza di spiccioli, anche se nessuno ha mai dato una motivazione precisa (si parlò anche di una grossa speculazione). Poi ci furono i miniassegni.



Ma passiamo a quello che succede quell’anno fuori dalla nostra città e dal nostro Stato.

“Bloody Sunday”, letteralmente “domenica di sangue”, è il termine con cui si indicano gli eventi accaduti nella città di Derry, Irlanda del Nord, il 30 gennaio, quando il 1º battaglione del reggimento paracadutisti dell’esercito britannico aprì il fuoco contro una folla di manifestanti per i diritti civili, colpendone 26. Tredici persone, la maggior parte delle quali molto giovani (di cui sei minorenni), furono colpite a morte, mentre una quattordicesima morì quattro mesi più tardi per le ferite riportate. Due manifestanti rimasero feriti in seguito all’investimento da parte di veicoli militari.

La sparatoria durò qualche minuto, e alla presenza di giornalisti e fotoreporter. La campagna dell’IRA (Irish Republican Army) contro l’occupazione britannica dell’Irlanda del Nord era in corso già da due anni, e l’eco dell’evento incoraggiò l’arruolamento nell’organizzazione.

Il 15 febbraio Gheddafi (è morto, come molti ricorderanno, il 20 ottobre 2011), salito al potere il 1º settembre 1969, fa smantellare il cimitero cristiano di Tripoli che accoglie le salme dei caduti italiani. Ventimila salme, tra cui quella di Italo Balbo, vengono traslate nel Sacrario d’Oltremare di Bari.

Dal 21 al 28 febbraio Nixon è in visita in Cina. È il preludio al ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra Cina e Stati Uniti. Il 14 aprile dell’anno precedente giocatori di ping-pong americani erano giunti a Pechino e si misurarono con una squadra cinese. È quella che venne definita “la diplomazia del ping-pong”. Il disgelo Usa-Cina cominciò tra racchette e palline bianche.

Come abbiamo visto in una puntata predente, a Modena gli abitanti, in base al censimento del 1971, erano 171.072.

L’incremento della popolazione è dovuto esclusivamente all’arrivo di “immigrati” dal sud. C’è carenza di nuove nascite, “conseguenza (come dice la “Gazzetta”), di nuove situazioni matrimoniali non incoraggianti, o non incoraggiate dalla legislazione vigente. Si parla da molto tempo di necessità d’una riforma del diritto di famiglia”. C’è immigrazione, ma scarsità di lavoro, ed è grave il problema della casa. In Via Carteria, nello stesso stabile, ci sono gli uffici dell’ECA (Ente Comunale di assistenza) e del Fraterno aiuto cristiano, legato alla parrocchia di San Barnaba. Il problema della casa è il più avvertito. Chi non ha famiglia rimedia con una specie di dormitorio, in tre o quattro per stanza. Il giorno dopo è dedicato alla ricerca di un lavoro, divenuto sempre più introvabile (e c’era già il “caporalato”!).

E ancora episodi di cronaca nera. Con numerosi testimoni, in Via Malpighi, forse per un regolamento di conti, un giovane che correva a perdifiato viene inseguito da un’auto con tre persone a bordo che tenta di sbarrargli la strada. Il giovane scavalca un cancello. Dall’auto scende un uomo che spara tre colpi di pistola. Il fuggitivo è costretto alla resa, e spinto a salire sull’auto che si dirige veloce sulla Via Giardini. La “Gazzetta” nei giorni successivi non riesce a scoprire la verità sull’accaduto.

A Novi il direttore di una fornace tenta il suicidio, poi fa fuoco contro il cognato e la sorella che tentavano di dissuaderlo e di disarmarlo e si butta da una finestra.

E la Polizia arresta dei malviventi (venivano da Milano!) che stavano svaligiando una tabaccheria in Via Emilia Ovest.

In Piazzale Redecocca, dove aveva un tempo sede la Scuola elementare “Ceccherelli”, mentre i bambini stanno uscendo nell’atrio si rincorrono e si azzuffano due uomini. Interviene la Volante. Nessun bambino contuso, ma molto spavento.

Si avvicinano le elezioni, di cui parleremo. Il 13 marzo il XIII Congresso del P.C.I. elegge Enrico Berlinguer Segretario.

Ma voglio chiudere parlando di due importanti personaggi.

Il 28 gennaio muore Dino Buzzati (era nato nel 1906). Scoperto e apprezzato solo dopo la morte, Dino Buzzati è stato un autore tra i più raffinati del suo tempo. Nato a San Pellegrino di Belluno, nel Veneto, la seconda patria fu Milano, in cui prestò l’attività di giornalista e di scrittore e dove rimase fino alla morte, sopraggiunta nel gennaio del nostro anno. Completati gli studi universitari in Giurisprudenza, a 22 anni cominciò a collaborare per il “Corriere della Sera”, di cui restò una delle firme più illustri fino agli ultimi giorni di vita. Per il quotidiano di Via Solferino fu prima inviato di guerra sul fronte etiopico e in seguito critico d’arte. Nel 1940 pubblicò il suo romanzo più conosciuto: “Il deserto dei Tartari”, da cui nel 1976 Valerio Zurlini trasse il suo ultimo film.

Il 4 marzo Piero Ottone, pseudonimo del giornalista Pierleone Mignanego (1924-2017), sostituisce Giovanni Spadolini al “Corriere della Sera”, dopo essere stato direttore dal 1968 de “Il Secolo XIX”. Lo diresse fino al 1977, facendo scrivere in prima pagina Pier Paolo Pasolini. —

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(112, continua)