Modena, 1972/3  Rubes Triva lascia e va in parlamento Bulgarelli sindaco 

La Panini Modena vince il suo secondo scudetto di pallavolo ed Enzo Ferrari inaugura la pista del Cavallino a Fiorano

 
Si avvicinano le elezioni anticipate e le candidature dovranno essere presentate entro il 23 marzo. Il Sindaco Rubes Triva viene candidato al Parlamento e lascia la carica di Sindaco il 26 aprile. Il Comitato del P.C.I. modenese designa come nuovo Sindaco Germano Bulgarelli, Assessore regionale alla sanità, che sarà eletto Sindaco il 3 marzo. Laureato in Giurisprudenza, Bulgarelli aveva una lunga esperienza nel governo del territorio. Era stato infatti Assessore all’Urbanistica del Comune di Modena dal 1964 al 1970, e aveva diretto la formazione del piano regolatore del 1965, pietra miliare dell’elaborazione culturale urbanistica in ambito nazionale.
 
E la “Gazzetta” scrive sul Sindaco uscente: “Triva non è stato un comunista dell’ora primissima, ma ha dimostrato indubbiamente l’astuzia e la capacità dell’uomo politico … Ha sempre dimostrato duttilità nella ricerca degli intenti perseguiti e non ha sottovalutato l’importanza dei problemi culturali anche di fronte ad istanze più strettamente politiche e partitiche. Abile improvvisatore, ma oratore non profondissimo, Triva è stato a Modena l’esponente di quella politica del sorriso che il P.C.I. ha seguito a lungo, prima dei carri armati a Praga e d’un certo rigurgito di stalinismo”.
 
Ma passiamo ad altro. Siamo agli inizi di marzo, e sulle nostre montagne c’è ancora molta neve. A metà strada tra Sestola e Piancavallaro si blocca la cabinovia con 12 persone a bordo. Sono stati portati in salvo, ma ci sono volute due ore. 

E sempre in marzo, vicino a Novi, scoppia una lite tra nomadi, forse per una ragazza. Tre feriti a colpi di pistola, di cui due gravi. Un nomade muore il giorno dopo. Venivano da Zagabria. Un uomo viene arrestato, e si impicca in carcere.

Ma è la vita politica italiana in subbuglio, in una lotta continua tra destra e sinistra.


Il 3 marzo viene arrestato Pino Rauti (1926-2012), fondatore di “Ordine Nuovo” (è stato Segretario nazionale del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale dal 1990 al 1991, del Movimento Sociale Fiamma Tricolore dal 1995 al 2002 e del Movimento Idea Sociale dal 2004 al 2012) su mandato del giudice di Treviso Stiz per ricostituzione del partito fascista. Viene scarcerato il 24 aprile.



L’11 marzo, un pomeriggio di sabato, Giuseppe Tavecchio, milanese, sessant'anni, pensionato, esce a fare una commissione. A Milano è una giornata di scontri violentissimi tra i manifestanti dell’ultrasinistra e la polizia, con disordini che si protraggono per ore e devastazioni diffuse, incluso l'incendio di alcuni locali della sede del “Corriere della Sera” in Via Solferino. Tavecchio passa dal centro durante una pausa dei tumulti; quando, alle cinque e dieci, insieme ad altri pedoni attraversa Piazza della Scala, pare un momento di calma. Ma all’improvviso, senza alcuna ragione comprensibile, da una camionetta della polizia partono alcuni lacrimogeni verso quel gruppetto di persone inermi. Un candelotto, sparato ad altezza d’uomo, raggiunge al collo Tavecchio, che morirà tre giorni dopo senza aver ripreso conoscenza.



La mattina del 15 marzo, ai piedi di un traliccio dell’alta tensione alla periferia di Milano, Luigi Stringhetti, sceso per portare a passeggio il cane, trova il corpo carbonizzato di un uomo. Sul posto accorre un giovane commissario di polizia in carriera, Luigi Calabresi, salito agli onori delle cronache per le sue indagini sulla strage di Piazza Fontana. Sul corpo del morto si trovano dei documenti intestati a Vincenzo Maggioni, ma 24 ore dopo si scoprirà che il cadavere del traliccio appartiene invece a Giangiacomo Feltrinelli, Marchese di Gargnano, fondatore dell’omonima casa editrice milanese, intellettuale comunista, fondatore dei GAP (Gruppi d’Azione Partigiana). È una morte assurda, intrisa di domande, inspiegabile. Secondo la prima ricostruzione, Feltrinelli, l'editore che aveva dato alle stampe “Il dottor Živago” e “Il Gattopardo”, sarebbe rimasto ucciso da un incidente occorso mentre maneggiava un ordigno che avrebbe dovuto, mettendo fuori uso il traliccio dell’ENEL, far saltare l’elettricità sabotando il congresso del P.C.I. che avrebbe portato all’elezione di Enrico Berlinguer come segretario. Dal 1969 fino al giorno della morte, Feltrinelli era riparato in Austria per sottrarsi al controllo serrato dei Servizi Segreti. Eugenio Scalfari e Camilla Cederna non ebbero timore a scrivere un manifesto in cui si diceva che Feltrinelli era stato ‘assassinato'.



Il 1° aprile si svolge a Rimini il congresso di “Lotta Continua”. Era nata nell’autunno del 1969 in seguito a una scissione in seno al Movimento operai-studenti di Torino che aveva infiammato l’estate delle lotte all’Università e alla FIAT (l'altra parte si costituì in “Potere operaio”).

Il 5 maggio a Pisa corteo della sinistra extraparlamentare contro un comizio del M.S.I. Viene arrestato Franco Serantini. Successivamente viene trasferito prima in una caserma di polizia e poi al carcere “Don Bosco” dove, il giorno dopo, viene sottoposto a un interrogatorio, durante il quale manifesta uno stato di malessere generale che il giudice e le guardie carcerarie e il medico del carcere dottor Mammoli non giudicano serio. Il 7 maggio, dopo due giorni, Serantini viene trovato in coma nella sua cella e, trasportato al pronto soccorso del carcere, muore. I suoi funerali il 9 maggio vedono una grande partecipazione popolare.

Franco Fortini (si chiamava in realtà Franco Lattes, 1917-1994), poeta, critico letterario, saggista e intellettuale italiano, figura controversa, ma annoverata tra le personalità più interessanti del panorama culturale del Novecento, così scrisse: Il cinque di maggio del Settantadue nella città di Pisa / Alcunimiei concittadini agenti della polizia / Scatenati coi fucili rompendogli le ossa / Hanno ammazzato un giovane chiamato Serantini.

La vicenda di Serantini rimase all’attenzione dell’opinione pubblica, anche attraverso il libro di Corrado Stajano, Il sovversivo. Vita e morte dell’anarchico Serantini, uscito nel 1975 e successivamente ristampato.

Nel 1977 il dottor Mammoli, medico del carcere “Don Bosco”, ritenuto responsabile di non aver preso seriamente in esame il caso di Franco Serantini, che accusava forti dolori alla testa a causa una emorragia interna al cranio, venne ferito seriamente in un agguato.

Ma veniamo ad avvenimenti modenesi. Il “Gruppo Sportivo Panini” (ma per i Modenesi “la Panini”), fondato nel 1966, vince il suo secondo titolo di pallavolo, guidato da Franco Anderlini, con giocatori passati alla storia, come Giovenzana, Sibani, Nannini, Barone …

E il “Drake” di Maranello, Enzo Ferrari, inaugura l’“autodromo” di Fiorano, dove far correre le sue splendide auto. E la Polizia arresta Modenesi e Reggiani: spacciavano banconote da 5.000 lire false.

E l’Ippodromo, che era stato costruito in Piazza d’Armi cento anni prima, nel 1872, trova la sua nuova sede a Saliceta San Giuliano.

Si avvicinano le elezioni, e naturalmente aumentano i comizi, e gli scontri, fortunatamente solo verbali, fra le opposte fazioni. In Piazza Matteotti parla Cerrullo del M.S.I. e in Piazza Mazzini si radunano gli antifascisti. La Polizia controlla lo sventolio di bandiere italiane e di bandiere rosse.

All’angolo tra Via Ganaceto e Via Cerca crolla al mattino un soffitto in una vecchia casa tra il secondo e il terzo piano. Un giovane che si sta vestendo vede allargarsi le crepe e lancia l’allarme. Fortunatamente solo pochi contusi.

E a fine aprile, alle tre di notte, tragica sciagura all’incrocio tra Via Emilia e Corso Canalgrande. Il semaforo di notte lampeggia soltanto: il verde, il giallo e il rosso non funzionano, e due coniugi carpigiani perdono la vita. Attorno alla Ghirlandina è stata collocata, per lavori di restauro necessari da tempo, una palizzata fatta di assi incatramate. E un buontempone scrive: “Alla Ghirlandina hanno messo le mutande nere!”. E finalmente il 2 giugno si toglie il drappo che copre la statua della Libertà realizzata dallo scultore modenese Marino Quartieri in Piazza San Domenico, che sostituisce quella demolita dai fascisti, realizzata cento anni prima da Silvestro Barberini. —

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

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