Una rosa di favoriti per la direzione di Ert

Selezione dei candidati circondata dal massimo riserbo prendono quota i nomi di Guanciale, Di Gioia, Latella, Di Iorio

ANDREA MARCHESELLI

Che la caccia al successore di Claudio Longhi alla direzione di Emilia Romagna Teatro potesse trasformarsi in una sorta di thriller spionistico non era certo immaginabile; diciamo che soprattutto poteva non essere auspicabile. Ma tant’è, questo è ciò che sta accadendo, con cda e soci della fondazione che gestisce il Teatro stabile dell’Emilia Romagna, ora anche Teatro Nazionale, arroccati in una sorta di torre d’avorio inavvicinabile, alle prese con una decisione che proprio non arriva, lasciando scoperto il ruolo fondamentale di una delle maggiori istituzioni culturali italiane. Le solite voci (quelle che non mancano mai) davano il 10 di aprile quale data per l’ufficializzazione della nomina, ma a tutt’oggi nulla è ancora dato di sapere. Ricordiamo pure che Ert Fondazione è acefala da prima di Natale, da quando cioè l’allora direttore si è trasferito al Piccolo di Milano. Se là, tuttavia, si era di certo esagerato nell’esternazione mediatica dell’alternarsi delle candidature, creando sull’argomento nel corso dell’estate una specie di romanzo d’appendice, negli uffici di viale Sigonio si è scelto un massimo riserbo non meno discutibile, visto che dietro tanta segretezza rimangono non solo i nomi dei candidati, ma anche i criteri in base ai quali sta avvenendo la loro selezione, chi la stia compiendo, quali tempi si siano dati, in attesa di una fumata bianca più misteriosa di un conclave. Quando, per la verità, non si sta trattando altro che di assegnare la poltrona alla direzione di un ente sì privato, sotto l’aspetto formale, ma assolutamente pubblico per interessi e pertinenze. Di fatto, per ora si sa unicamente che dopo aver cercato invano di tentare di procedere ad una nomina diretta ( fine novembre), un cda che non trovava un accordo ha deciso di passare ad un bando pubblico e che da allora è stata individuata, all’interno di una discreta valanga di candidature, una selezione di “finalisti” che hanno dovuto presentare un proprio progetto teatrale. Sappiamo poi anche che si è costituito un misterioso comitato di valutazione peraltro non vincolante per il cda. Il fatto è, tuttavia, che non siamo in un romanzo di Le Carré e l’Italia è fatta come tutti sappiamo, per cui a fronte dell’impossibilità di ottenere aggiornamenti sullo stato delle cose per le vie ufficiali non potevano non generarsi i percorsi meno protetti dei corridoi, e quelli degli ambienti politici, sempre pronti a dimostrare di essere bene informati. Siamo venuti così a scoprire qualcosa di molto simile all’acqua calda, ma pur sempre qualcosa: ad esempio, che fra i candidati finalisti sembrerebbero confermati diversi dei nomi eccellenti che girano fin dal primo momento, come quello, quotatissimo, del celeberrimo Lino Guanciale, candidato numero uno dell'ambiente modenese; il secondo di questi nomi ricorrenti pare continui ad essere quello di Elena Di Gioia, già direttrice artistica di realtà minori, produttrice di diversi progetti teatrali e culturali, sicuramente appoggiata in ambiente bolognese; un altro nome trapelato sarebbe quello di Antonio Latella, assolutamente credibile per curriculum e autorevolezza artistica; altro nome non nuovo sarebbe poi quello di Natalia Di Iorio, operatrice teatrale di grande esperienza, anima dell’Associazione Cadmo, consulente di molteplici realtà. Tra i nomi nuovi emergerebbe invece quello del regista Valter Malosti, direttore del TPE -Teatro Piemonte Europa di Torino; le stesse voci citerebbero anche i nomi di Laura Sicignano, attuale direttrice dello Stabile di Catania (ora al centro di alcune polemiche sulla sua impronta gestionale) e di Francesca Bertoglio, attuale direttrice del Teatro Fraschini di Pavia.


In tutto pare che siano undici ad essere stati chiamati a presentare il progetto in base al quale essere selezionati. Da chi, poi, è ancor più misterioso, ma non neghiamo che appare inquietante il fatto che si vociferi comprenda anche figure totalmente estranee al mondo del teatro. Su quali basi e con quali finalità queste potrebbero dare il proprio contributo? —