Modena, Fausto Malcovati: "Padri e figli ci parla di crisi e populismo»

Domani appuntamento on line con Ert sullo spettacolo che il Covid ha fermato 

MODENA. Si terrà domani alle 21 in streaming su ErtonAir la lectio magistralis del professor Fausto Malcovati dal titolo “Padre e figli: generazioni a confronto, ieri e oggi”. Un evento matriosca, attraverso il quale Malcovati parlerà del romanzo “Padri e figli” di Ivan Turgenev, del periodo storico in cui l’opera è stata composta, la Russia di fine Ottocento e dell’omonimo spettacolo al quale si ispira.

Domani allo Storchi, infatti, si sarebbero concluse le repliche in prima nazionale di “Padri e figli”, la pièce con la regia di Fausto Russo Alesi, prodotto da Ert Fondazione e Teatro di Napoli, in collaborazione con Teatro Verdi Pordenone.


Fausto Malcovati, professore di Letteratura e Teatro russo nelle Università di Pavia, Bari e Milano, ha curato la traduzione e ha offerto consulenza per l’adattamento teatrale.

In questi mesi di chiusura, grazie alle iniziative di Ert in sinergia con Biblioteca Civica “Delfini”, il romanzo è stato letto integralmente dagli attori della compagnia.

«Per avvicinarsi al romanzo “Padri e figli” è fondamentale sapere chi era Ivan Turgenev e il tempo in cui è stato scritto. La seconda metà dell’Ottocento è un momento cruciale per la storia russa. Vengono portate avanti delle riforme storiche, come l’abolizione della servitù. Dopo quel momento si apre un profondo periodo di crisi, economica, politica e dei rapporti sociali. Da lì prende forma il protagonista dell’opera, il primo nichilista della storia: una figura sovvertiva verso l’ordine sociale dell’epoca ma incapace di identificare l’orizzonte della propria piccola rivoluzione e di portarla avanti. Se ci pensiamo, è una storia molto attuale. Sempre attuale».

Come nasce lo spettacolo di “Padri e figli”?

«Fausto Russo Alesi e io abbiamo lavorato due anni assieme a un gruppo di ragazzi dell’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio d’Amico”. Non si tratta di un puro testo teatrale, gli attori entrano ed escono dal personaggio, commentando le proprie azioni. Un narratore unisce i pezzi del racconto. Rispetto al romanzo, lo spettacolo scava più in profondità: abbiamo cercato di immaginare quello che Turgenev avrebbe scritto se non ci fosse stata la censura a pendere sul suo lavoro. Viene quindi esplicitata la parte politica, riguardo al disagio della crisi e della politica. Questo attraverso la figura del protagonista che invece nel romanzo rimane più impotente».

Cosa troveremo di tutto questo nella sua lectio magistralis?

«Sarà divisa in tre parti. Nella prima traccio un’introduzione generale storica in cui metto a fuoco la situazione della Russia a metà Ottocento. Nella seconda mi occupo del romanzo, spiegando l’assenza dei grandi temi politici, come l’abolizione della servitù. Temi taciuti a causa della censura. Nella terza spiego la costruzione dello spettacolo, dove abbiamo voluto mantenere intatta l’opera di Turgenev».

Lo vedremo in scena “Padri e figli”?

«Noi non vediamo l’ora. Grazie alla lettura integrale fatta in questi mesi, abbiamo già avvicinato il pubblico al tema. Ora, vorremmo vederlo in faccia e parlare con chiunque vorrà delle tematiche sollevate da questa grande opera russa».

Un’opera che ci parla tuttora?

«Assolutamente. “Padri e figli” è la nascita del nichilismo, del populismo, dei figli che si ribellano ai padri, ma senza una chiara idea di futuro. E poi parla di un mondo in crisi». —