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Modena, tre giorni di editoria nazionale per far rivivere l’amore per il libro

Da venerdì a domenica “Italia Book Festival”, la fiera virtuale creata da Massimo Casarini 

MODENA.   Non ancora possibili le fiere in presenza, si fa ricorso a quelle virtuali. E la fiera “Italia Book Festival”, creata lo scorso anno da Massimo Casarini titolare, con la bolognese Katia Brentani, di Damster Edizioni e di Edizioni del Loggione, sarà riproposta da venerdì a domenica, per la terza volta.

Sessantacinque gli editori da tutta Italia, compresi i modenesi, e un centinaio gli appuntamenti, tra incontri con autori, editori, ospiti, operatori, conferenze e interviste, come quelle con la scrittrice mirandolese Barbara Baraldi, Simone Cristicchi e Andrea Mingardi.

Tra le iniziative la premiazione del vincitore del Talent Show Letterario.

«E’ una sorta di Master Chef – spiega Casarini, che è anche presidente dell’Associazione Editori Modenesi – con la sfida finale tra tre concorrenti. Abbiamo operato tre mesi, con una decina di puntate online, per la selezione dei partecipanti al concorso».

Cosa ha determinato la realizzazione del progetto?

«Oltre un anno fa eravamo già pronti a partecipare, anche con Errekappa di Carpi e Incontri Editrice di Sassuolo, a fiere, compresa quella di Torino. Ma il Covid galoppava. Abbiamo constatato che, in marzo e aprile, sono stati venduti parecchi ebook per la gente rimasta in casa. Da qui la decisione di inventare una fiera virtuale del libro, identica ad una fiera classica, strutturata graficamente con sale diversificate in cui inserire stand di editori italiani. Cliccando sul loro nome usciva tutto il suo catalogo e era possibile comprare direttamene i libri richiesti. La fiera doveva essere un momento di incontro tra pubblico e editore.

Così con una chat si poteva colloquiare con gli 80 editori, scaricare il giornalino per conoscere pure il programma degli eventi, circa 150 in tre giorni. Sullo stesso concetto è stata concepita a novembre la seconda edizione e anche, in dicembre, “Modena Libri”, riservata agli editori modenesi dislocati graficamente in locali ricostruiti in piazza Roma, piazza Grande e piazza della Torre, animate anche da personaggi vari, di autori in attesa di presentare i loro libri. La piattaforma è unica per i due tipi di manifestazione: nazionale e locale».

E il concorso “Modena Motori & Passioni” di un anno e mezzo fa?

«Vi hanno partecipato 35 autori, di cui due modenesi (Gilberto Coppi di Maranello e Diego Popoli di Vignola). Il che vuol dire che il concorso ha raggiunto la vera dimensione nazionale. Ne è risultato vincitore il varesino Luigi Tamborini con il racconto “La curva del gasato”. La premiazione doveva svolgersi, in maggio 2020, durante la manifestazione di Motor Valley che è stata annullata. Per questo l’abbiamo spostata in dicembre scorso, con un appuntamento virtuale, a cui ha fatto seguito la pubblicazione di un libro con tutti i racconti. Peccato che sia mancata la grande festa. Intanto, è stato sospeso il nuovo concorso, in programma con l’Avis, perché la situazione Covid non è chiara».

Quali le iniziative dell’Associazione Editori Modenesi?

«Siamo in dieci (Artestampa, Il Fiorino, Damster e il Loggione a Modena, Errekappa a Carpi, Incontri Editrice a Sassuolo, Adelmo Iaccheri a Pavullo, Vaccari a Vignola, Rossopietra di Castelfranco, Tomolo-EdiGiò di Formigine). Ci sono contatti con nuovi editori, come “21 lettere” a Modena. In un recente incontro online dell’associazione si è presa la decisione di coinvolgere editori di zone limitrofe, come Bologna e Reggio Emilia. L’obiettivo è pure di avere rapporti di collaborazione con altre associazioni della nostra regione. E per l’edizione della fiera di dicembre, stiamo inventando una rassegna itinerante che possa coinvolgere tutta l’Emilia Romagna».

Cosa la pandemia ha determinato nel vostro settore?

«Ci ha portato ad inventarci cose nuove, come la fiera online. Dal punto di vista economico, tutti gli editori piccoli e medi basano il fatturato sulle vendite, mostre e presentazioni dirette che sono mancate. Per la nostra casa editrice (Damster e Loggione) è andata abbastanza bene, non tanto per la vendita di libri, quanto per la vendita di spazi per il festival virtuale. Ma anche per altri editori, con cui ho parlato, non è andata tanto male, perché la gente si è data una mossa e ha iniziato a leggere non solo ebook, ma anche libri “fisici” acquistati nelle librerie, case editrici e su Amazon…».

Si riesce a “crescere” nell’attività editoriale?

«Occorre cercare e proporre novità. Ci aiutano molto i concorsi, perché arriva tanto materiale e si possono selezionare le opere migliori. Come accade per il concorso dedicato al “giallo”. In due anni siamo arrivati a 23 titoli, tra cui “Ai morti si dice arrivederci” di Guicciardi. Siamo contenti di aprire, a fine mese, un punto vendita a Bologna in zona Saragozza». —

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