Napoleone e Modena: da  sabato 8 si rievoca la voglia di libertà che trascinò la città

I duecento anni dalla morte dell'imperatore francese e re d'Italia: Piazza Roma, si ricorda il Congresso Cispadano col Console In preparazione un grande convegno con mostra per ottobre

MODENA. Modena, seconda a Milano e Bologna, ha avuto un ruolo centrale nell’Italia napoleonica. E da domani a Modena si terranno alcune celebrazioni del bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte. Inizieranno col raduno alle 12 in piazza Roma. Nella stessa piazza dove si è svolta la spettacolare rievocazione storica della sua seconda e ultima visita nel 1805, si terrà un ricordo della Repubblica Cispadana, poi entrata nella più vasta Repubblica Cisalpina, davanti alla lapide che ricorda il Congresso di Modena del 1796 al quale partecipò il giovane Console francese. Si tratta di una commemorazione organizzata dal Comitato di Modena dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, presieduto da Giorgio Montecchi, dall’associazione Les Groganrds d’Italie, presenti esponenti del Comune e il comandante dell’Accademia Militare, alta istituzione nata proprio per volontà di Napoleone. Si tratta di un primo importante appuntamento in vista del convegno internazionale e della mostra che si stanno organizzando per ottobre. A margine, altre iniziative. Come la lettura della notizia della morte sul Messaggiero modenese tenuta mercoledì all’Archivio Storico comunale. E anche alla relazione dell’architetto Vincenzo Vandelli al convegno organizzato dal Politecnico di Milano dedicato alle ville e alle residenze napoleoniche nel Regno d’Italia: Vandelli ha parlato delle dimore modenesi.

L’epoca repubblicana prima e napoleonica poi non solo hanno trasformato Modena, ma hanno trovato la città pronta per partecipare a una trasformazione generale nel Nord Italia: tanti sono stati infatti i modenesi ministri e i funzionari di primo livello scelti personalmente da Napoleone per il Regno d’Italia. Le due visite stesse di Napoleone confermavano la centralità di Modena che, con Bologna, Reggio, Pavia e poche altre città, erano considerate i punti di riferimento italiani dopo Milano, la capitale. Se nel 1796 il Console partecipò alla formazione della Repubblica Cispadana al Congresso di Modena coi delegati di Reggio, Ferrara e Bologna. E nel 1805, di passaggio da Bologna a Milano, si fermò due giorni per incontri ma venne in realtà subissato di appuntamenti, feste e cene da parte del ceto alto modenese che lo considerava un re a tutti gli effetti. Dopo Waterloo, la sua caduta riportò gli Este al potere ma nel frattempo si era formato un blocco sociale di nobili e alti borghesi che aspiravano a modernizzare l’assetto politico. Spiega Montecchi: Pochissimi a Modena sanno che la prima assemblea costituente della Repubblica, dal 16 al 18 ottobre 1796, si svolse a Modena nel Teatro Rangone di via Emilia. Avvenne sotto la guida di Napoleone. Erano cittadini eletti che, per la prima volta, si costituirono per dare una carta costituzionale alle quattro città, due estensi e due pontificie, che si confederavano. Erano persone che si pensavano già come classe dirigente del nuovo stato».


Da che ceti venivano questi nuovi dirigenti? «Alcuni dalla nobiltà, anche quella più alta di corte, come i marchesi Fontanelli. Achille diventerà generale e poi ministro della guerra di Napoleone, Poi c’erano rappresentanti del clero che avevano anche fondato anche il Giornale Repubblicano e tra loro c’era un prete, Antonio Rovatti. Poi il ceto borghese e la piccola nobiltà, coloro che erano più interessati ai commerci e agli affari e che avevano visto con favore la nascita dello stato. Dopo la Rivoluzione Americana e poi quella Francese, questi modenesi si convinsero che il potere deve essere esercitato in rispetto di una carta costituzionale. Uno scritto che crea garanzie per tutti. E non più dalla volontà arbitraria di un signore». —