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Modena. Antico chiostro di S. Pietro: prima tappa del restauro si torna all’antica luminosità

Completato l’intervento sul primo dei quattro lati grazie a donazioni e mecenati Invito al Comune per accelerare il lavoro con il recupero dei lati ovest e sud

Elena Corradini

Il chiostro rinascimentale del monastero dei monaci benedettini di San Pietro ha cominciato a riacquistare l’originaria luminosità, caratterizzata dal bianco calce degli intonaci e delle colonne in pietra e dal rosso dalle finiture in cotto e questo grazie alla conclusione dell’intervento di restauro del lato sud del porticato presentato ieri. Il restauro di questo lato, quello immediatamente visibile di fronte per chi entra, è stato possibile grazie a un progetto appositamente dedicato e denominato “Adotta una colonna e la facciata sud” che ha sollecitato la generosità di alcuni mecenati. I finanziatori hanno potuto usufruire del cosiddetto art bonus, un beneficio che consiste in un credito d’imposta pari al 65 % per le erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura e dello spettacolo, introdotto con una legge del 2014 e ancora poco utilizzato. Al contributo dei mecenati si è aggiunto quello di Emil Banca che ha consentito di avviare i lavori nell’ottobre dello scorso anno, con un cantiere pilota nell’ultima campata del porticato verso ovest, sotto la sorveglianza della Soprintendenza per l’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, affidata all’architetto Andrea Schettino.


Il cantiere pilota è stato fondamentale per conoscere lo stato di conservazione dei materiali, in particolare anche attraverso indagini stratigrafiche, e per progettare e sperimentare le procedure che hanno guidato l’intervento di pulitura e restauro dell’intero lato sud.

«Questo chiostro rinascimentale, già realizzato nel febbraio 1933, è rilevante al pari di altri benedettini meglio conservati a non grande distanza da Modena, come quelli delle abbazie di san Pietro a Reggio Emilia e di san Benedetto in Polirone a San Benedetto Po (Mantova)», ha precisato l’architetto Vincenzo Vandelli, progettista e direttore dei lavori, che ha successivamente evidenziato che tre grandi trasformazioni subite dal chiostro modenese «per uso militare, nei primi decenni e negli anni ’70 dell’Ottocento; poi negli anni ’70 del secolo scorso per lavori dell’Ufficio del Genio, ne hanno invece compromesso lo stato di conservazione, aggravato da una mancata manutenzione».

Vandelli ha precisato che diversi sono i proprietari del chiostro, raccordati da una convenzione: i lati ovest e est sono di proprietà dell’Agenzia del Demanio, affidati ai monaci benedettini, e quelli ovest e nord dell’Amministrazione Comunale. Ha così colto l’occasione per sollecitare a quest’ultima, rappresentata dall’assessore Andrea Bosi, un contributo finanziario per il restauro del lato ovest, il più compromesso anche per problemi strutturali perché le colonne che sostengono il porticato sono di arenaria proveniente dal nostro territorio, più deteriorabile rispetto alle altre che sono di pietra della Lessinia.

Vandelli ha anche ricordato come sia necessario che possa proseguire anche l’intervento di restauro del monastero, già finanziato con fondi del Ministero della Cultura e della Regione Emilia Romagna per un ammontare di circa 2 milioni di euro.

I dettagli dell’intervento sono stati illustrati dal restauratore Luca Rubini che ha fatto notare come siano state eliminate con impacchi le croste nere e le superfetazioni sia delle colonne in pietra che degli elementi incotto, procedendo anche a necessari consolidamenti, effettuando solo una velatura in grado di ravvivarne il colore rosso del cotto, facendolo risaltare sul colore bianco dell’intonaco recuperato per il fondo della facciata rinascimentale. Alla presentazione di ieri erano presenti anche il priore del monastero benedettino, don Stefano De Pascalis, la professoressa Sandra Antoniazzi, che ha ricordato i vantaggi fiscali dell’art bonus, ed Edvige Rangoni Macchiavelli che, a nome dei mecenati che hanno contribuito al restauro del lato sud, ha assicurato che l’entusiasmo con cui hanno sostenuto questo primo lotto di lavori non verrà a mancare per poterli proseguire. —

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