Contenuto riservato agli abbonati

Modena. 1973/ 2 Colpo grosso in città Scippano in moto venti milioni di lire

La facoltà di Economia e Commercio va al Direzionale 70 In S.Francesco viene nominato il primo accolito modenese

Il 16 febbraio, alla presenza del Sindaco Bulgarelli e del Rettore Giuseppe Geminiani, si inaugurano i nuovi locali nel Direzionale 70 in Via Giardini che ospitano la Facoltà di Economia e Commercio, istituita nel 1968, che ha visto i primi laureati nel giugno del 1972 (ora denominata “Marco Biagi”, giuslavorista bolognese assassinato nella sua città natale il 19 marzo 2002, ha sede dal 1994 al Foro Boario, magnificamente restaurato dall’architetto Franca Stagi, che ci ha lasciato nel dicembre 2008). Nell’anno accademico 1968-69 il corso di Economia politica I, l’unico insegnamento economico impartito, fu tenuto per incarico da Carlo D’Adda. Per l’anno accademico successivo esso fu affidato a Sebastiano Brusco, che tenne anche il corso di Economia applicata. Nel 1970-71 la squadra degli economisti era così composta: Sebastiano Brusco (Economia politica I), Massimo Pivetti (Economia politica II), Andrea Ginzburg (Politica economica), Michele Salvati (Economia applicata), Salvatore Biasco (Economia internazionale), Fernando Vianello (Teoria economica e Storia delle dottrine economiche).
 
E in Via Stanislao Cannizzaro (per chi non lo sapesse – nato a Palermo nel 1826 e morto a Roma nel 1910 – è lo scienziato italiano che più ha contribuito allo sviluppo della chimica nel secolo XIX), il giorno dopo, si inaugura la nuova sede dell’Ispettorato della Motorizzazione, non più in Viale Montecuccoli (dal punto di vista estetico, a mio parere, non è molto bella!).


Si lavora anche in San Pietro a Modena per riportarlo all’antico splendore, e si ricopre a tinte neutre l’ornato ottocentesco a finto cielo stellato realizzato da Ferdinando Manzini. In quell’epoca le colonne tra le navate erano state decorate da stucchi dalla colorazione accesa a imitazione di marmi, e i capitelli dipinti di un colore bronzeo (a proposito di San Pietro, ma a Roma: forse qualcuno ricorderà che il 21 maggio dell’anno precedente, 1972, la Pietà di Michelangelo viene deturpata a martellate da un folle australiano di origine ungherese, László Tóth, 33 anni. Viene danneggiata al naso, al braccio sinistro e a una mano).


Ma a Modena e nella nostra provincia non mancano i fatti di cronaca nera. Due malviventi con una sciarpa sul volto, e con un accento modenese, rapinano più di otto milioni alla filiale di Nonantola della Banca Popolare di Modena. E purtroppo continua lo scontro politico. In Via dei Servi, dove ha la sede la Confederazione Studentesca Italiana, vandali di destra procurano danni di notte.

Ma è a Milano e a Roma che accadono i fatti più gravi. Il 12 aprile a Milano durante una manifestazione del Movimento Sociale Italiano, dove è in programma un comizio di Ciccio Franco, l’ispiratore della rivolta a Reggio Calabria dello scorso anno, si verificarono gravissimi scontri. Un gruppo di estremisti compì saccheggi e attaccò i reparti di Polizia anche lanciando bombe a mano. Uno degli ordigni colpì l’agente Antonio Marino ed esplose uccidendolo e ferendo altre dodici persone. Autori del fatto, appartenenti al gruppo milanese di estrema destra “La Fenice”, furono poi individuati e condannati. Il gruppo prendeva nome da una rivista il cui primo numero era comparso nel 1971 e si batteva – come era stato scritto nella rivista – “per imporre un ordine nuovo, un ordine di militanti e combattenti … teso ad un solo scopo: la conquista del potere”. Suoi esponenti saranno processati e condannati per gravi fatti criminosi. Pietro Nenni si unisce al cordoglio del governo: “Il Paese non può attendere. Non c’è più tempo da perdere. Da Milano ci viene un monito. Si sta scatenando lo squadrismo fascista. Emerge da mille indizi”.



E il 16 aprile per rappresaglia per i fatti accaduti a Milano viene incendiata la casa di Mario Mattei, segretario della sezione del M.S.I. di Primavalle, a Roma. L’infame delitto ha pochi precedenti nella storia politica. Nel corso della notte, mentre Mattei con la sua famiglia al completo dormiva, i terroristi saliti al pianerottolo versano una tanica di benzina attraverso le fessure della porta d’entrata. Muoiono arsi vivi due figli di Mattei: il più grande in una scena agghiacciante si affaccia alla finestra per cercare scampo, ma lì rimane a bruciare come una torcia e si accascia sul davanzale con gli occhi sbarrati dal terrore.

Le indagini porteranno all’arresto di tre giovani aderenti a “Potere Operaio”.



E il 17 maggio una bomba esplode in mezzo alla folla davanti al portone della Questura di Milano, durante la cerimonia dell’inaugurazione del busto alla memoria di Luigi Calabresi nella ricorrenza della sua morte. È presente alla manifestazione il ministro degli Interni Mariano Rumor, che evita per un contrattempo di pochi secondi di essere al centro dell’attentato e vittima. Il bilancio è di quattro morti e 53 feriti. È individuato subito l’autore della strage: Gianfranco Bertoli (è morto in carcere nel 2001), un anarchico veneziano, che però il circolo di Marghera smentisce: “Non è dei nostri, mai visto”. Al suo processo nel 1975 farà emergere fantomatici collegamenti con i servizi del SIFAR. La verità su questo attentato non è mai emersa.



Ma torniamo a Modena.

Venerdì 2 marzo serata di gala al cinema “Astra”. Si proietta “Film d’amore e d’anarchia”. Diretto da Lina Wertmüller e interpretato da Giancarlo Giannini e Mariangela Melato, il film, uscito nelle sale il 23 febbraio, racconta l’incontro di un anarchico sardo, in missione a Roma per uccidere Mussolini, con una prostituta nella casa d’appuntamento nella quale trova rifugio. Sono presenti, oltre alla celebre regista e ai due grandi attori, anche Claudia Cardinale, Philip Leroy e Bruno Cirino, che a Modena stanno girando pezzi di “Libera, amore mio!”, diretto da Mauro Bolognini.

Escavatori e ruspe sono al lavoro in Piazza Mazzini, ma non alla ricerca di un ipotetico tesoro, ma per mettere a dimora alcune grosse magnolie e altre piante alte 10 metri, oggi in parte scomparse, nel quadro dei lavori per la destinazione ad area verde della Piazza (chissà se ai Modenesi piace l’attuale sistemazione di Piazza Mazzini, con quegli strani lampioni!).

E il 19 marzo la città sembra vuota, per il primo “ponte di primavera”. Ma a Modena ovest, per i campionati motociclistici che si svolgono all’autodromo, si parla di 35.000 persone, venute anche dall’estero, tutte naturalmente in moto e tutte con il “casco”, non ancora obbligatorio.

Ma la moto serve anche per altre cose! Alle 10 in Via dello Zono due giovani in moto (naturalmente con il casco!) scippano 20.000.000 di lire a un portavalori buttandolo a terra, poi scappano per Via San Carlo e Via Farini. La moto viene ritrovata in Via Nicolò dell’Abate.

Ma i Modenesi sanno perché si chiama Via dello Zono?

Così scriveva il conte Luigi Francesco Valdrighi nel suo Dizionario storico-etimologico delle contrade e spazii pubblici di Modena pubblicato nel 1880: “Trae origine dall’insegna di una antica taverna ancora esistente che presenta uno zono d’oro in campo azzurro … Come v’erano in Modena luoghi destinati al giuoco delle bocce, della palla a corda, del pallone, etc., v’era così quello pel giuoco dello zono, usitato anche in Francia anticamente. Consisteva codesto a dare con pallottole in certi pezzi di legno ritti, fatti a piramide smussata e tornita, che facevansi per tal guisa cascare”.

Si assiste da tempo alla diminuzione continua del numero dei sacerdoti cattolici, non solo in Italia, e si parla anche di una possibile modifica del celibato. Nel 1972 viene istituito l’accolitato. È compito dell’accolito curare il servizio dell’altare, aiutare il diacono e il sacerdote nelle azioni liturgiche, specialmente nella celebrazione della messa; inoltre distribuire, come ministro straordinario, la comunione tutte le volte che i ministri non possono farlo per malattia, per l’età avanzata o perché impediti da altro ministero pastorale. Può anche essere incaricato di esporre pubblicamente all’adorazione dei fedeli il sacramento dell’Eucaristia e poi di riporlo, ma non di benedire il popolo.

Il primo accolito modenese appartiene alla parrocchia di San Francesco: si chiamava Augusto Malavasi. —

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(116, continua)