Modena, “Ana contra la muerte”: così Calderon porta la lotta per la vita sul palcoscenico

Domani riapre il Teatro Storchi, per Modena un segnale indiscutibilmente positivo. E riparte ospitando la messa in scena di una delle più importanti produzioni di queste controverse ultime due stagioni di Emilia Romagna Teatro Fondazione. Si tratta di “Ana contra la muerte” di Gabriel Calderon, presentata mercoledì alla stampa in videoconferenza. Il presidente di Ert, Giuliano Barbolini, ha peraltro tenuto a sottolineare come in realtà nonostante le porte chiuse la loro attività non si sia mai di fatto interrotta, né quella delle compagnie, impegnate in prove e allestimenti, né quella della scuola di recitazione, per cui la riapertura non li ha di certo trovati impreparati, tanto che sono già in programmazione molteplici attività nei teatri gestiti.

L’importanza del momento è stata pure rimarcata dal nuovo direttore, Valter Malosti, sia per la rilevanza degli artisti coinvolti che, naturalmente, per quanto esso significhi da una parte per la città e dall’altra per la scuola di recitazione che ha fornito numerosi interpreti allo spettacolo. Protagonista assoluto della conferenza è stato Calderon, felice di veder portata in porto l’impresa di questo allestimento a suo tempo voluto con convinzione da Claudio Longhi, che già nel 2017 lo aveva invitato alla collaborazione con Ert. Lo spettacolo, in prima nazionale, sarà in scena da domani al 23 maggio, dal martedì al sabato alle 19, la domenica alle 16. Per il drammaturgo e regista uruguagio non è una messa in scena qualunque. Dietro la storia dolorosa, che contiene, di una madre che cerca in tutti i modi di opporsi alla morte del proprio figlio malato riecheggia la sua esperienza personale della scomparsa della sorella trentacinquenne. Ana, la protagonista, affronta innumerevoli prove per cercare di salvare la vita del proprio bambino, per cui siamo invitati alla scoperta di cosa possa essere disposta a fare pur di salvarlo, cercando anche di verificare la nostra disponibilità ad accettare certe sue scelte estreme, confrontandoci con la commozione che può generare una situazione tanto complessa e controversa. Il personaggio è di forte umanità e rappresenta una prova impegnativa per l’attrice, come in conferenza ha confermato la stessa Anna Gualdo. Calderon si è posto nella situazione di scoprire cosa possa esserci ad di là delle immense paure che può produrre una tragedia immane, quale appunto la perdita di un figlio. La base da cui è partito è un fatto di cronaca che ha riguardato una madre finita in prigione costretta a delinquere per procurarsi le medicine per il proprio ragazzo malato, scarcerata temporaneamente per poterlo assistere sul letto di morte.


La sfida, per lui, è stata trovare nel linguaggio teatrale la forza di riportare una storia di analoga intensità emotiva, consapevole del fatto che non sempre l’arte riesce a raggiungere la profondità della vita vera. Nella scrittura tuttavia Calderon ha forse cercato di superare la tragedia della perdita della sorella; negli spettatori, immaginiamo che lo spettacolo cercherà di infondere emozioni che permettano di confrontarsi con le maggiori difficoltà della propria esistenza. —